Coronavirus e Over 60: “No clausura”. Fondamentale la corretta prevenzione

08.11.2020 – 13.11 – Anziani (e più in generale, pensionati) rinchiusi in casa, spesso volontariamente, per il peggioramento della situazione generale riguardante il Covid-19 e per le difficoltà a ottenere visite mediche. Una decisione auto imposta che, però, era già stata prevista ai tempi del primo lockdown: già ad aprile si accennava alla possibilità di protrarre lo stato di maggiore isolamento per la fascia Over 60 o/e di esonerarli dal lavoro: poi, però, da un punto di vista istituzionale, più niente se non le polemiche seguite alle affermazioni sulla necessità di considerare le diverse situazioni di rischio in base alle diverse età. La prima proposta, presentata nel piano Colao al Governo, era stata contestata su alcuni fronti, principalmente andando a mettere in dubbio la possibile perdita della libertà individuale. Attualmente, sebbene il più recente dei DPCM Conte faccia un discorso articolato con punti chiave da rispettare, le precauzioni per gli Over 60 non sembrano ancora bastare.

Le questioni da affrontare sono speculari: da una parte, non si può chiedere di limitare la vita e la libertà dell’anziano unilateralmente, in modo totalitario; dall’altra, sarebbe forse giusto mettere in atto al più presto accertamenti e misure di sicurezza appositamente studiate, più mirate nelle case di riposo e nei luoghi frequentati dagli anziani stessi. Per quanto riguarda il primo punto, il consigliere regionale del Gruppo Misto per il Friuli Venezia Giulia Walter Zalukar ha affermato in questi giorni: “Si dovrebbe pensare a misure di protezione, non di clausura. Ovviamente articolate in base al rischio. Obblighi di clausura che, tra l’altro, colpirebbero ancor più i soggetti deboli, per i quali l’aria aperta, sole e attività fisica sono una vera e propria terapia”. Raccomandazioni, e non obblighi, quindi, ma gridate a gran voce.

In secondo luogo, non meno importante, c’è la riduzione dei rischi, partendo dalla questione delle mascherine: troppi anziani, già dal primo lockdown, usano mascherine in tela, al massimo mascherine chirurgiche spesso mai cambiate nel corso della giornata o indossate male. Secondo le linee guida Oms, alle persone di età superiore ai 60 anni, o con problemi di salute, sarebbe consigliato l’uso di mascherine mediche quando si trovano all’esterno e non possono mantenere la distanza minima di un metro: ad esempio, durante il tragitto all’interno dei mezzi pubblici. Di anziani con le mascherine mediche a tre o quattro strati, però, non ce n’è praticamente traccia. Una soluzione potrebbe essere quella di fornir loro, anche tramite associazioni di volontari, mascherine adeguate, attuando la distribuzione in prossimità delle aree più frequentate dagli anziani proprio come supermercati o trasporti; soluzione però non ancora messa in pratica. “Esistono soluzioni strutturali e organizzative per ridurre i rischi”, ha affermato Zalukar; “bisogna investire risorse e intelligenza per applicarle. Costano sempre meno delle conseguenze dei lockdown e sono tanto più utili perché proteggono veramente, e rappresentano investimenti duraturi nel tempo. Si pensi, ad esempio, a letti singoli, sia in ospedale che nelle residenze per anziani, e altresì a diminuire la densità dei passeggeri sui mezzi pubblici”. Quella della necessità di un maggior numero di corse degli autobus, molte di più, è una questione già sollevata tante volte, eppure ancora sul tavolo.

Proprio le residenze per anziani sono parte fondamentale del secondo punto: da luoghi sicuri e protetti, sembra si siano trasformati nei primi grandi focolai. La situazione è una tra le più urgenti da affrontare. In positivo, rispetto al primo lockdown, il virus pare aver colpito in maniera leggermente più lieve: alcuni operatori hanno riscontrato, infatti, che gli anziani in questa seconda ondata risultano essere più spesso asintomatici rispetto all’inizio. Ovviamente, chi è affetto da altre patologie, purtroppo, ne viene colpito maggiormente, spesso in maniera letale. In negativo, è stata fatta presente invece l’organizzazione, ritenuta da più esponenti politic, lacunosa del Governo rispetto al problema. Non esiste, per quanto riguarda le residenze per gli anziani e le case di riposo, una procedura dedicata per i tamponi, sia per gli screening che per i casi sospetti, con criteri di priorità.

Oltre la questione tamponi, importanza primaria, in questa nuova ondata, sembrano avere la prevenzione e la formazione: se la prevenzione, infatti, può essere organizzata in modo ottimale (mascherine, igienizzazione all’entrata, lavaggi, cambio divisa giornaliero per fare degli esempi), nulla si può purtroppo fare di fronte ad un uso scorretto dei dispositivi sul campo o al modo di vestirsi e di spogliarsi del personale; le norme, nel momento in cui non vengono scrupolosamente seguite, favoriscono la trasmissione del virus, e fondamentale importanza acquisiscono le verifiche sul campo. La prevenzione, in conclusione, si conferma la via primaria per difendersi dal virus e per la tutela delle fasce più deboli, in questo caso quella degli anziani, ma risulta altrettanto fondamentale applicarla nel modo corretto.

[m.p.]

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