Help center è civiltà: una servizio indispensabile per città e persone

07.07.2020 – 13.20 – Un intervento necessario. Così si può definire la conferenza stampa svoltasi oggi, martedì 7 luglio, sull’importante questione Help Center.
Presenti all’incontro Dario Parisini, presidente del Consorzio Interland, da Michela Miele coordinatrice del gruppo di lavoro e in collegamento Alessandro Radicchi, responsabile dell’Osservatorio nazionale della solidarietà nelle stazioni italiane.
Un percorso lungo 4 anni, interrotto proprio questo maggio dopo la fine del lockdown per Coronavirus.
“Abbiamo gestito ogni giorni, 365 giorni all’anno, il servizio che andava dalle 18 alle 20 – esordisce Dario Parisini avevamo l’incarico, soprattutto nel periodo di emergenza freddo, di esser il punto focale di un sistema di accoglienza“.

Quattro anni di storie, esperienze, ma soprattutto umanità: vite straordinarie, ritrovatesi in situazioni limite, che necessitano, e soprattutto meritano, uno spazio per loro, un punto d’appoggio per poter, anche per solo due ore, uscire dalla condizione di disagio in cui si trovano.
L’Help Center era un atto di civiltà della città di Trieste: un concetto che risuona forte e chiaro tra le pareti della sala della conferenza stampa e che rimette in ballo una questione tanto delicata come la chiusura di questo servizio.

“Abbiamo voluto raccogliere alcune delle testimonianze nell’opuscolo “La strada e la stazione – L’esperienza dell’Help Center di Trieste” in cui abbiamo voluto dare voce alle persone che hanno vissuto direttamente questa realtà.
Abbiamo deciso di aspettare un po’ per evitare di strumentalizzare la situazione dopo la scelta del Comune di non rinnovare la convenzione.
Perché il
 lavoro che abbiamo fatto non è solo cifre e numeri di quante persone abbiamo incontrato”.
Un messaggio forte, che pone in prima linea un principio fondamentale: non si può fingere che queste persone non esistano
L’umanità deve essere alla base di una società civile e un servizio simile è necessario.
“L’Help Center non è solo una realtà indispensabile per le persone – sottolinea Alessandro Radicchi – ma è un servizio che porta ad un maggiore Welfare della città, che nasce proprio da una interazione fondamentale tra il privato, il terzo settore e le istituzioni”.

“Purtroppo in alcuni casi l’istituzione fa fatica a comprenderlo; la chiusura improvvisa a Trieste ci ha lasciato attoniti”.
L’Help center era stato aperto nell’aprile del 2016 e gestito per conto del Comune di Trieste dal Consorzio Interland Società Cooperativa Sociale, in associazione temporanea di impresa con la cooperativa La Quercia di Trieste e la cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale di Muggia.

Il punto di riferimento per persone in difficoltà era aperto tutti i giorni dalle 18 alle 20, anche i festivi, e oltre all’operatore era presente un lavoratore di pubblica utilità grazie alla convenzione con il Tribunale.
Sono quasi 4.500 le persone aiutate dall’Help Center dal primo gennaio del 2018 fino al 17 maggio scorso.

Ultime notizie

Dello stesso autore