Contagi di ritorno: tamponi e controlli per chi proviene dai Balcani

19.07.2020 – 12.05 – Il pericolo dei contagi di ritorno da Coronavirus continua a impegnare le energie delle amministrazioni locali di una regione “al confine” quale il Friuli Venezia Giulia.
Nel caso di Pordenone, la città ha iniziato a tracciare tutti i cittadini rientrati tra giugno e luglio e provenienti dalle seguenti nazioni: Bangladesh, Serbia, Kosovo e Bosnia.
Sotto la lente, nello specifico, le badanti e le collaboratrici domestiche. Una categoria particolarmente delicata sono le persone che lavorano in nero o che non figurano ad ogni modo nelle liste professionali della previdenza sociale; le si cerca di raggiungere tramite azione di volantinaggio nelle case. L’operazione complessivamente è stata avviata dall’assessorato diretto dal vicesindaco Eligio Grizzo.

Il Comune a questo proposito ha redatto una listariservata” con i numeri e gli indirizzi dei cittadini provenienti dalle nazioni con alto tasso di infettività da Coronavirus che si cercherà di contattare per informare sulle modalità obbligatorie di quarantena o in alternativa per sottoporre a tampone. Un altro ostacolo alle precauzioni sanitarie sono gli aspetti economici: per le collaboratrici domestiche che lavorano legalmente, il periodo di isolamento dev’essere considerato alla stregua di una malattia e di conseguenza retribuito in tutte le sue due settimane. Ci si può domandare se il Comune di Trieste, città di frontiera molto più che Pordenone, stia adottando simili misure di precauzione: per la popolazione anziana e per la sua stessa economia terziaria, il capoluogo ha un alto numero di collaboratrici domestiche d’oltre confine.

[z.s.]

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