16.7 C
Trieste
domenica, 25 Settembre 2022

Chiude l’altoforno della Ferriera: tra crisi industriale e diritto alla salute

09.04.2020 – 11.51 – L’altoforno della Ferriera termina oggi – con un ritardo di 24 ore – 123 anni di onorato servizio, come recita lo striscione appeso sull’area a caldo. O in alternativa, per i triestini che da decenni ne chiedevano lo spegnimento, cessano secoli di inquinamento da polveri sottili nel quartiere di Servola.
“Si chiuderà l’era della ghisa a Trieste” – ha annunciato l’assessore alla Difesa dell’Ambiente, Energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, il quale ha ringraziato “il personale della società e di tutti gli enti di controllo. Al momento non si sono verificati incidenti né danni ambientali: la messa in sicurezza passiva dovrebbe completarsi, come da programma comunicato da Acciaieria Arvedi, entro sabato 11 aprile“.

Lo scorso autunno, a settembre 2019, Wärtsilä Italia annunciava un riallineamento degli organici che si tradusse in una catena di licenziamenti per le società di appalto: 21 dipendenti su 38 all’interno della Psm Logistica srl, responsabile a Bagnoli delle operazioni di movimentazione delle merci. La Wärtsilä non era sola: la Flex Trieste, a ottobre 2019, licenziava 23 dipendenti trasferendo parte della produzione in Romania. Il fallimento della Principe-Gruppo Kipre causava a sua volta simili licenziamenti, con 25 esuberi nella sola Trieste, a dicembre 2019. Lo scorso marzo, dopo anni di discussioni sulla riconversione della linea produttiva 2 della Cartiera, la Burgo licenziava 87 dipendenti.
Una crisi industriale in Friuli Venezia Giulia che trovava (trova?) il suo culmine con la chiusura della storica Sertubi, ad opera del gruppo Jindal Saw, impedito a competere dalle leggi dell’Unione Europea.

Questa catena di licenziamenti e indebitamenti delle realtà industriali triestine (e regionali) verificatasi lo scorso autunno era stata controbilanciata dalla crescita del turismo – e a Trieste – del Porto. Se lo scalo giuliano continua a crescere – per merito della sua posizione geografica e dell’impianto ferroviario – altrettanto non si può affermare del turismo, pressoché eradicato dal Coronavirus.
Proprio sul turismo e sul terziario aveva infatti scommesso il Friuli Venezia Giulia; preferendo per altro negli anni i turisti stranieri. Se le navi bianche sono già un ricordo lontano, appare improbabile che il turismo “italiano” o addirittura “locale” possa sostituire nell’autunno 2020 o nel 2021 gli incassi del turismo russo o cinese.

Scoccimarro, a proposito della Ferriera, ha promesso una “riconversione del sito industriale, secondo i principi di uno sviluppo sostenibile e quindi compatibile con il tessuto urbano circostante”.
“In questi giorni – ha annunciato – stiamo lavorando, per quanto ci compete, affinché la fase successiva all’accordo di programma, ossia lo smantellamento degli impianti e la bonifica del sito, sia la più chiara e delineata possibile così da garantire gli investimenti privati e quindi mantenere i livelli occupazionali come sottoscritto da Arvedi”.
La scommessa, in un clima dove da un lato si è attanagliati dalla crisi economica, dall’altro dall’emergenza da Covid-19, è se lo smantellamento e la bonifica verranno effettuati entro tempi se non brevi, quantomeno “ragionevoli“.

spot_img
Avatar
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore