17.11.2019 – 09.10 – Tragica conclusione per l’azienda Sertubi: quant’era un tempo un’eccellenza nella produzione di tubi di ghisa ora è ridotta a un presidio logistico-commerciale di 12 lavoratori. L’annuncio ufficiale è giunto lo scorso 15 novembre 2019, per bocca della stessa proprietaria indiana Jindal Saw. I sindacati Fim Cisl e Uilm sono riusciti a contrattare un anno di cassa integrazione straordinaria per i 51 lavoratori licenziati, ma la produzione a tutti gli effetti cessa, essendo state completate le ultime commissioni. La Jindal si impegnerà a ricollocare i lavoratori che scegliessero di dimettersi nell’area dell’ex Arsenale (Fincantieri, Cartubi). A suo tempo, quando la scorsa estate si avvertivano i primi prodromi della chiusura della Sertubi, diverse forze politiche avevano promesso il loro appoggio. Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza aveva a sua volta espresso la sua solidarietà, lo scorso 22 agosto: “Però non basta. Ci muoveremo insieme per soluzioni che sono complicate”.
La Sertubi aveva accusato i primi, gravi problemi quando i codici doganali europei le avevano impedito di partecipare alle gare d’appalto, in quanto l’industria triestina lavorava la materia prima prodotta in India, il “semilavorato”. Nonostante il ruolo triestino fosse fondamentale, veniva negato quel marchio italiano che a parere della Jindal Saw giustificava l’impiego della Sertubi. La situazione era stata ulteriormente aggravata dai pesanti dazi anti-dumping imposti dall’Unione Europea contro le merci indiane, nelle quali paradossalmente rientravano le stesse tubature prodotte dai lavoratori italiani della Sertubi.


