I carnevali della Ginnastica Triestina tra ‘800 e ‘900: giocosa artisticità

22.02.2020 – 07.30 – La concezione di sport che viene nutrita oggigiorno affonda le sue radici nell’ottocento; nella misura in cui l’agire sportivo è stato formulato, sistematizzato, soprattutto trasformato in una disciplina a sé stante, slegata dalla sola formula igienico-sanitaria o dal “gioco” come intrattenimento. In particolare rintracciamo le radici della ginnastica moderna (e di tanti sport a venire) nelle associazioni ginnastiche tedesche sorte durante l’occupazione napoleonica col fine di addestrare la gioventù all’esercizio fisico e dunque alla vita militare contro l’oppressore francese. La filiazione germanica si trasmise poi all’Austria e dunque a Trieste; così come all’Italia, con simili origini, situate nell’esortazione di Garibaldi a fondare club di tiro a segno, ancora una volta con una finalità militar-patriottica.

La Società Ginnastica Triestina si inserisce in questo filone; già dalla nascita, nel 1863, vorrebbe “promuovere gli esercizi ginnici onde giovare al bene morale e fisico della gioventù triestina“. Nonostante l’affiliazione nazionale non sia ancora guerresca, ma puramente culturale, come rilevava lo stesso storico Mario Presel (1913), il riferimento è alla traccia, al modello formulato dal padre della ginnastica moderna, il tedesco Federico Lodovico Jahn. Eppure le differenze non mancano e pongono lo storico di fronte a una concezione di sport radicalmente diversa: impregnata di positivismo, certo; attenta alle competizioni, ovviamente; ma profondamente diversa.

Il carro degli orsi bianchi, ideato da Napoleone Cozzi. Gli orsi erano tutti i membri della sezione di Scherma della SGT, 1912 Foto di proprietà della Società Ginnastica Triestina – 1863

Lo sport viene allora considerato come una disciplina nuova: scientifica ed elettrizzante che affratella gli uomini attraverso le nazioni. I bollettini del tempo, conservati nella stessa Ginnastica Triestina, si scambiano con entusiasmo le novità e i successi di club provenienti da ogni parte del globo: si va dalla Germania, agli Stati Uniti, al Giappone, alla Cina, persino le Antille e l’Africa.
Lo sport è un’eccitante novità. Lungi dall’essere considerato disciplina a sé stante, accompagna e sostiene una vasta gamma di attività culturali; quello stesso club che introduce la ginnastica diventa allora il promotore di una biblioteca, di un corpo bandistico, di una sezione teatrale. Si considera naturale che all’esercizio del corpo segua la mente; ma senza separare ciò dalle palestre e dalle associazioni ginnastiche.
In quest’ambito lo sportivo, specie tra fine Ottocento e inizio Novecento, lo è a tutto tondo: gareggia in più discipline, sperimenta nuovi sport e nuovi attrezzi (La bicicletta! I pattini a rotelle! La scherma col bastone!), promuove a sua volta attività culturali. Raramente è “solo” uno schermista, “solo” un ginnasta; questo a prescindere che i suoi risultati nelle competizioni siano buoni o meno. A questo proposito, in Italia la prima Federazione Ginnastica risale al 1896; mentre appena nel 1926, dopo la Prima Guerra Mondiale, si procederà a suddividere le discipline, con la Federazione Italiana dell’Atletica Leggera.

Il Carnevale, alla Società Ginnastica Triestina, rientrava in quest’ambito: Mente sana in corpo sano. Giorni di scatenata festa, di balli e costumi mascherati: ma il tutto con un gusto, una ricercatezza, un amore per l’arte oggigiorno scomparso.
Nei primi anni, a partire dal 1863, la Società Ginnastica Triestina svolgeva balli sociali; poi a partire dal 1880 iniziarono le attività culturali, con la sezione filodrammatica, le escursioni, la biblioteca. E il Carnevale.

Sfogliando il giornale Mente sana in corpo sano – Indicatore per gli atti dell’Associazione Triestina di Ginnastica, colpisce la trasformazione della palestra: a ogni anno, a Carnevale, veniva trasformata in un luogo fiabesco, spesso con un “tema” particolare.

Nell’anno 1878, ad esempio, viene descritta come “Quel sociale recinto mutato da inusate pompe, dall’armonia dei più simpatici colori dell’iride, da ghirlande e fiori sparsi e confusi, da giardini pensili, coperto da un cielo di stelle a raggi bianchi che si spandevano da un centro tricolore, quel recinto rappresentava una celeste musica di colori“.

Non mancano mai gli stendardi, così come le colonne di cartongesso; a partire dal 1890, compare la “magia” dell’illuminazione elettrica: “L’addobbo della sala incantevole: assai più ricco più artistico di quello del passato anno. La galleria ridotta a palchi, sostenuta da colonne; il soffitto ricoperto con veli da’ vari colori, dal quale pendevano gonfaloni dai colori smaglianti; agli angoli emblemi nobilizi; il palco dell’orchestra tutto nascosto tra piante esotiche e dappertutto fiori, ghirlande, festoni. Il palco delle rappresentanze adorno di ricchi drappi sostenuti da insegne romane. Dai quattro angoli della galleria piovevano quattro fasci di luce elettrica.

Nel frattempo, al mensile Mente sana in corpo sano, era subentrato Il Palladio; gestito dall’infaticabile Gregorio Draghicchio. Questi osservava, nel 1891, “la trasformazione della severa palestra, che non trova davvero riscontri nelle pagine dei nostri ricordi sociali. Grandi gruppi di palme, lunghe ghirlande d’edera cingevano tutta la sala riunendosi intorono alla fontana zampillante, abbarbagliante d’iridiscenze sotto il raggio di luce elettrica“.

Mentre invece “Le ringhiere di canne, cinte tutte di verdi foglie, separavano il palco dell’orchestra dalla sala con un magico effetto di sfondo: così pure figurava moltissimo il palco della direzione e delle rappresentanze. Il soffitto era nascosto tutto da drappi multicolori, disposti in modo da ottenere un effetto gaio e vivace: vi pendevano dei ricchi gonfaloni variopinti”.

Un allestimento floreale, quasi da giardino barocco: “I festoni intorno alla sala erano di rosso e azzurro, i colori della Ginnastica, ed erano interrotti di tratto in tratto da elegantissimi canestri, foderati di raso rosso a frangie d’oro e pieni di bellissimi fiori.

Verso il 1893 dominava invece il gusto art nouveau: “La sala felicemente tramutata in un colossale berceau, addobbata con gusto originalissimo ed indovinato, era davvero irriconoscibile. Ovunque si volgeva l’occhio dominava il verde; dal soffitto alle pareti, nei vani, dappertutto fronde e fiori. La luce elettrica ad arco aumentava l’incanto dell’ambiente. Ai due lati della sala erano erette due gloriettes [padiglioni n.d.R] anch’esse tappezzate letteralmente di verde e adorne di palme: una era destinata per l’orchestra, l’altra per le rappresentanze, che tutte risposero all’invito con a capo il magnifico podestà Ferd. Dr. Pitteri.

Come con le decorazioni, anche i costumi riflettevano l’epoca, con una varietà che mescolava lo scherzo, alla ricostruzione storica, alle vecchie “maschere” veneziane.
Nel febbraio del 1888, il cronista nota “i migliori costumi: una coppia rappresentante i ‘Nostri nonni’ con costumi del 1819; un magnifico costume rappresentante l’Unione ginnastica, un araldo di Trieste, paggi, cavalieri, pierroti e pierrote, odalische, abissini, mori, grandi dame, lacchè, Mefistofele, Faust, costumi alla rococò, all’ungherese, alla polacca, spazzacamini, canottieri, Guitarerò, hidalgo spagnuolo, Masaniello, Carmen, Pompadour, zingare, contadine stransteverine, due costumi rappresentanti la luce e la colomba, arlecchini, scozzesi, dottori, montanari, ufficiale francese, garibaldino, bersagliere, ecc ecc

Verso il 1890 i costumi si fanno sempre più bizzarri, compaiono le prime scenette teatrali, i primi variopinti “carri”: “Costumi e maschere moltissimi, splendidi, svariatissimi, che a menzionarli tutti si ruberebbe troppo spazio. Notiamo però che emersero specialmente per il loro spirito un ostricaro chiozzotto, un maestro del bel canto con recapito al manicomio, e la mascherata dei toreadores“.

Gli orsi bianchi della Ginnastica ideati da Napoleone Cozzi, Carnevale 1912 Foto di proprietà della Società Ginnastica Triestina – 1863

Probabilmente il perfetto esempio di uomo nel quale s’incarnò lo spirito “rinascimentale” di quegli anni fu Napoleone Cozzi: un “regnicolo” residente a Trieste che di mestiere era non solo appassionato spadaccino e alpinista, ma un pittore rapido ed efficace.
Il suo maestro era stato quello stesso Eugenio Scomparini che aveva disegnato i fregi per le spille della Ginnastica, tutt’oggi esposti al Museo. E a Trieste Napoleone Cozzi aveva dipinto l’intero ciclo affrescato del Frenocomio, alias “Manicomio“, di San Giovanni, così come il Caffè San Marco e la stessa Società Ginnastica Triestina. Tutt’ora sopravvivono i suoi bianchi putti con le scritte “eroiche” nell’atrio storico.

Mario Presel ricorda ad esempio il carnevale del 1904, quando, “al finale della quadriglia, la sorpresa imaginata dalla fervida fantasia di Napoleone Cozzi ed eseguita con lui con pochi amici: l’arca di Noè, dalla quale uscirono, una ad una, le varie bestie: la chiocciola, il coccodrillo, la tartaruga, il pellicano, l’ippopotamo, la rana, la giraffa, l’elefante, tutte così perfettamente riprodotte, che certo nessuno avrebbe potuto indovinare di quali materiali eterogenei fossero fabbricate“.

Mascherata “Orsi”, 1912
Foto di proprietà della Società Ginnastica Triestina – 1863

Le cartoline ricordano invece i carri e specialmente il “ballo degli orsi bianchi“, ideato ancora una volta da Cozzi. Una combinazione tra gioco e arte che raramente si trova oggigiorno; sebbene proprio la locandina del Carnevale 2020 della Società Ginnastica Triestina, opera della fumettista Ramella, lasci ben sperare per il futuro.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore