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venerdì, 12 Agosto 2022

Il vostro nuovo autista: la vostra macchina – Cosa potrebbe cambiare rispetto ad oggi?

14.07.2019 – 09.20 – Con il precedente articolo (lo potete trovare qui) abbiamo visto un po’ cosa sono effettivamente le auto a guida autonoma e come funzionano. Ma quanto davvero sono vicine ad essere effettivamente operative? Per aiutare a dare una prospettiva: l’azienda Waymo, nata da un progetto di Google sulle auto a guida autonoma partito nel 2009, nel 2017 ha eseguito i primi test su strade pubbliche di auto completamente autonome. E devono essere andati bene: da Dicembre 2018 a Phoenix, California, è possibile, tramite il servizio Waymo One, noleggiare un taxi che si guida da solo. Basta connettersi alla app e fare richiesta. Ovviamente la domanda è altissima e le auto ancora poche, quindi non è da considerare se dovete effettivamente andare da qualche parte per un appuntamento. Per motivi sia legali che di sicurezza a bordo c’è comunque un autista, pronto ad intervenire, anche se per ora sembra le macchine se la cavino bene anche da sole.

Una delle questioni più importanti quando si parla di auto a guida autonoma è, ovviamente, la sicurezza. Non solo prima che sia possibile legalmente far circolare auto senza guidatore queste dovranno essere almeno sicure come quelle a guida umana, ma perché la popolazione le accetti si stima che debbano essere almeno cinque volte più sicure delle auto guidate da un essere umano. Uno standard un po’ restrittivo, ecco. Per ora è impossibile avere dati effettivi su quanto questa tecnologia sia sicura: semplicemente non ci sono abbastanza auto sotto test per ottenere dei dati validi. L’opinione più diffusa, tuttavia, è che diventeranno effettivamente più sicure delle auto normali, soprattutto se dovessero diventare le uniche a muoversi per le strade.

Un grosso aumento nella sicurezza si avrebbe, inoltre, se le auto a guida autonoma diventassero connesse, sia ad altri veicoli che ai vari sistemi stradali, come ad esempio i semafori. Ovviamente per questo ci vorrà un po’: bisognerebbe che tutte le auto e tutti i vari sistemi stradali fossero attrezzati in tal senso, cosa sia complessa che costosa. Inoltre, con questo sistema, la sicurezza aumenterebbe di pari passo con il numero di auto a guida autonoma, o comunque in grado di comunicare. Quante volte abbiamo frenato bruscamente o aspettato inutilmente ad una svolta perché qualcuno ha dimenticato di mettere la freccia? Se le auto comunicassero fra loro sarebbe un po’ come se potessimo leggere nella testa degli altri guidatori ed agire di conseguenza. Oltre a diminuire il numero di incidenti, questo potrebbe portare a una migliore gestione del traffico. Con informazioni in tempo reale sulla circolazione, per esempio, le auto potrebbe decidere di intraprendere un percorso alternativo, evitando di rimanere bloccate e aiutando a smaltire più velocemente gli ingorghi.

Un altro aspetto dell’affidabilità che preoccupa molto è la sicurezza informatica. Ovviamente un umano non è hackerabile, quindi in questo un normale autista è sicuramente più sicuro, ma qual è il rischio effettivo per le auto? Tutte le tecnologie informatiche nuove sono rischiose, soprattutto allo stadio odierno, in cui il software delle auto a guida autonoma non è ancora ben definito: le difese informatiche vanno adattate al codice, di cui bisogna conoscere tutte le vulnerabilità. La situazione però cambierà velocemente, le tecniche per rendere un sistema più sicuro di certo non mancano e il software delle auto è destinato a diventare sempre più standardizzato. Anche i software che si occupano di proteggere sistemi automatizzati, con successo, non mancano. Un esempio quello della compagnia GuardKnox, i cui software proteggono, tra gli altri, il sistema di difesa anti-missilistica Arrow III. Se è vero che il rischio non sarà mai zero, sarà comunque molto basso, probabilmente comunque molto meno di quello che un automobilista si distragga o abbia un colpo di sonno e perda il controllo dell’auto.

Se effettivamente prendessero piede le auto a guida autonoma, come cambierebbero il nostro modo di spostarci e come questo si rifletterebbe sulla nostra vita di tutti i giorni? Ovviamente non ci sono certezze e le congetture abbondano, ma su alcuni punti sono tutte piuttosto concordi. In primis, meno incidenti stradali e possibilità di spostarsi in auto anche per coloro che non sono idonei ad avere la patente: persone con disabilità di vario tipo, da quelle motorie alla cecità. Diminuzione del traffico e meno spazio occupato dai parcheggi: le auto potrebbero farvi scendere prima di parcheggiare, diminuendo lo spazio occupato dal singolo parcheggio, e potrebbero parcheggiarsi anche in doppia o tripla fila e spostarsi se una deve uscire, potendo spostarsi in ogni momento e comunicare tra loro. Ovviamente si avrebbe un taglio di tutti i posti di lavoro come autista o corriere espresso, anche se servirebbero comunque autisti che intervengano in caso di malfunzionamenti, e un aumento di manutentori e ingegneri, per il mantenimento delle auto e di tutte le infrastrutture collegate.

Un’ipotesi molto interessante, inoltre, è quella di una sostituzione, almeno parziale, delle auto di proprietà con servizi di car sharing. In pratica, piuttosto che possedere una macchina, con tutti i costi e problemi che ne derivano, molte persone potrebbero decidere di usare una sorta di servizio di taxi quando ne avessero bisogno. La macchina passerebbe quindi a prendere il passeggero e lo porterebbe a destinazione, rimanendo in attesa fino alla prossima chiamata. Queste auto potrebbero anche trasportare contemporaneamente persone che non si conoscono tra loro ma fanno lo stesso tragitto, o una parte di esso. Una sorta di servizio di autobus flessibile, se vogliamo. Questo diminuirebbe sia il traffico – meno auto a parità di persone in viaggio – che il consumo energetico per auto elettriche, o le emissioni nocive per macchine con motore a scoppio.

Quando effettivamente potremo vedere questi cambiamenti è una questione un po’ più spinosa: se Elon Musk è convinto che basteranno un paio d’anni, la casa automobilistica Hyunday parla di guida autonoma in autostrada per circa il 2020 e nei centri urbani non prima del 2030. Per ora sappiamo che mezzi per l’agricoltura e per le consegne a corto raggio sono, rispettivamente, già in commercio e agli ultimi test prima dell’uso commerciale.  Per quanto le premesse sembrino promettenti, per avere auto e taxi effettivamente autonomi, ci potrebbe volere circa una decade, comunque un tempo non lunghissimo.

Preparatevi quindi a sedervi al posto del passeggero, ma se guidare vi piace non preoccupatevi, la possibilità che sia obbligatorio lasciare la guida all’auto è un’ipotesi remota, almeno per il prossimo futuro. Però attenti ad addormentarvi in macchina: l’auto vi porta a casa, ma per ora nessuna è equipaggiata con una sveglia, quindi rischiate di svegliarvi con il mal di schiena.

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