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martedì, 6 Dicembre 2022

Piazza Venezia e Massimiliano. Le metamorfosi del Borgo Giuseppino

19.10.2019 – 09.00 – Un turista che scendesse dalla stazione ferroviaria di Piazza della Libertà rimarrebbe sorpreso, camminando dal Borgo Teresiano, a Piazza dell’Unità, salendo infine fino al colle di san Giusto, dalla diversità di edifici e ambienti compressi in uno spazio tanto esiguo.
Una contrapposizione architettonica, che riflette una divisione storica, financo sociale: da un lato il Borgo con il suo tracciato lineare, gli edifici neoclassici, le targhe illuministe, l’arioso canale del Ponterosso con i colonnati della Chiesa di Sant’Antonio Nuovo. Dall’altro il colle con il (rifatto) castello seicentesco; con la rattoppata e ricostruita Cattedrale di San Giusto; con i tanti monumenti ai caduti durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale; accompagnati da una sgangherata ‘rigatteria urbana’ di edifici medievali e resti romani, collocati in un labirintico dedalo.
Due visioni della città, due concezioni radicalmente diverse: un nucleo medievale arroccato su sé stesso, avvolto da un morboso manto di cimiteri e culto dei morti per la patria, ripieno di anticaglie. E contrapposto un Borgo ancora vivo, con i suoi negozi e attività, senza tracce di nazionalità, ma solo l’illuminista amore per la razionalità architettonica: ravvivato di tanto in tanto dalle guglie, dai campanili di quelle comunità religiose tollerate dall’Austria di Maria Teresa e Giuseppe II.
Una contrapposizione che ritroviamo a Edimburgo, in Scozia: il castello, così come la cattedrale, appaiono inseriti in una Old Town medievale e turistica, a cui si contrappone la New Town, dallo stile georgiano. Le due zone si guardano in cagnesco, digrignano i denti di pietra e marmo: come San Giusto e il Borgo Teresiano l’uno si contrappone all’altro.
La divisione, come a Trieste, non è tanto artistica, quanto ideologica: l’Old Town rappresenta quella Scozia inventata di tartan, cornamuse e guerrieri medievali, mentre la New Town simboleggia quell’eredità settecentesca disinteressata alla nazionalità a favore invece della scienza e del progresso. Se sostituiamo i tartan con i resti romani e l’Old Town con il Borgo Teresiano, non è questa una contrapposizione identica a quella di Trieste? L’Atene del Nord diventa la Trieste teresiana, l’improbabile Scozia medievale la Tergeste romana.

In questo contesto, quale prosecuzione del Borgo Teresiano, possiamo bene inserire il Borgo Giuseppino e con esso Piazza Giuseppina, prima che diventasse Piazza Venezia.
Il borgo iniziò a venire progettato a partire dal 1788, a seguito del volere dell’imperatore Giuseppe II d’Asburgo, su progetto dell’architetto Domenico Corti, che venne infatti ricordato in una delle vie.
Non si costruisce senza distruggere; e possiamo inquadrare il nuovo Borgo quale una conseguenza delle chiusure operate dall’imperatore nei confronti di tanti ordini religiosi; dalla chiesa di Madonna del Mare, ai conventi dei Cappuccini, dei Misericorditi, dei Minoriti. Senza dimenticare i cimiteri che un tempo risiedevano in questa zona, come quello dei SS. Martiri e altri minori.
Verso il 1824 erano già noti i piani per i diversi palazzi affacciati sul mare; e sulle carte comparve uno slargo, alla fine dell’odierna via del Lazzaretto Vecchio. Fu naturale conseguenza, quando finirono i lavori per interrare il lungomare lungo Rive Grumula e Dei Pescatori, ribattezzarlo Piazza Giuseppina. Le dimensioni ridotte trovavano però un’estensione naturale con il molo giuseppino (oggi molo Venezia) punto di attracco a fine ottocento per i ‘vapori’ del Lloyd Austriaco.

Piazza Giuseppina, cartolina del 7 gennaio 1909 (Wikipedia)

La piazza, piccina come allora, svela però una collezione di edifici di notevole valore artistico, tra i quali domina il Palazzo Revoltella. Progettato dall’architetto Friedrich Hitzing (responsabile del casino Ferdinandeo), realizzato dall’ing. Giuseppe Sforzi, il Palazzo venne ultimato nel 1858. Il Palazzo, accanto ai tanti passaggi segreti, ha la particolarità di un periscopio alla sommità, con il quale sorvegliare il lavoro sui moli e nella Piazza sottostante. Hitzing era un berlinese, i cui edifici sono larghissimamente scomparsi in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale; Trieste è una delle rare eccezioni. Il Palazzo incontrò all’epoca pareri contrastanti; rimane famoso l’aneddoto di un critico veneziano, il cui unico giudizio fu “Revoltela”. Il Palazzo infatti avrebbe dovuto essere capovolto; la parte ornamentale, secondo il veneziano, risultava troppo in alto per poter essere apprezzata. In seguito alla morte del Barone (1869), l’edificio divenne già nel 1872 un Museo e Galleria d’arte.

Tre anni dopo la Piazza, fino a quel momento spoglia, inaugurava il monumento all’Imperatore Massimiliano, finanziato grazie a una sottoscrizione dei cittadini di Trieste.
La tragica morte del “fiore d’Asburgo”, abbandonato dal tradimento di Napoleone III alla mercé dei rivoltosi messicani, aveva commosso l’Europa intera. Ma era stata Trieste, con il castello di Miramare, a sentire più duramente il colpo. La scultura lo raffigurava con la divisa di contrammiraglio della flotta austriaca: un braccio proteso verso il mare, lo sguardo perso tanto verso le onde, quanto verso il suo castello. In tal senso la posizione della statua voleva un Massimiliano che guardasse l’orizzonte delle sue tragiche imprese, nonché la sua “Miramar” prediletta. Il basamento, raffigurante i Quattro Continenti, recitava la seguente dedica: “Con animo liberale – Soccorse ai poverelli – con la creazione di Miramar – abbellì Trieste – Sua patria d’elezione”. La scultura era invece opera di Giovanni Schilling da Dresda.
La Piazza, accanto ai vapori del molo giuseppino e al Monumento a Massimiliano, era nota nell’ottocento sopratutto per essere ritrovo delle carrozze e delle diligenze; allora come adesso, verrebbe da scrivere, considerando la quantità di taxi nella zona.

Monumento a Massimiliano: piazza Giuseppina, post 1875. Copyright Civici musei di storia ed arte

Il passaggio di Trieste all’Italia obbligò – tra le tante vittime del massacro toponomastico – Piazza Giuseppina a diventare Piazza Venezia: come con il Monumento alla Dedizione e il Monumento a Sissi, anche Massimiliano fu incarcerato nei magazzini del Comune.
Riemerse alla luce del sole appena nel 1961, quando venne ricollocato in un’area periferica e nascosta del Parco di Miramare. Intanto, dieci anni prima, nel 1951, la città aveva deciso di mettere nella Piazza deserta la fontana del Nettuno, a seguito dei restauri dello scultore Nino Spagnoli.
Inizialmente costruita per Piazza della Borsa, la fontana risultava minuta e insignificante, pertanto il Comune decise di piantare gli alberi che ancora adornano la piazza. In questo modo, tuttavia, il Monumento non guardava più impavido il mare, ma rimaneva celato dalla vegetazione.
La targa recitava: “Quest’opera – di Giovanni Mazzoleni da Bergamo – decorò – dal 1755 al 1920 – Piazza della Borsa – e qui per cura del Comune – nel 1951 risorse”.
Il duemila introdusse l’ultima, attuale, disposizione della Piazza: verso novembre 2008 la Piazza venne infatti ripavimentata con gli originali masegni e un anno dopo, a gennaio 2009, la fontana del Nettuno venne ricollocata in Piazza della Borsa e il Monumento di Massimiliano tornò nella Piazza Giuseppina. Come centoquarantaquattro anni fa, Massimiliano d’Asburgo tornava a guardare quel mare fonte di tante gioie e dolori. Foglie permettendo, s’intende.

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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