Viviana Dal Cin e Sabrina Pignedoli, Movimento 5 Stelle: “In Europa continuare per cambiare”

22.05.2019 – 18.33 – “Continuare per cambiare. Immagino un Europa futura che metta il cittadino al centro. Finora, è stato un continuo parlare di: ‘Ve lo chiede l’Europa’. Adesso deve diventare un: ‘Ce lo chiedono i cittadini’. Attraverso la nostra partecipazione attiva”. Questa la visione politica di Viviana Dal Cin, candidata alle Elezioni Europee 2019 per il Movimento 5 Stelle nel Nord Est, che ha incontrato i cittadini a Trieste assieme a Sabrina Pignedoli, capolista sempre nel Nord Est.

Viviana Dal Cin, nata a Vittorio Veneto, vive da molti anni a Trieste ed è specializzata in finanza quantitativa, debito obbligazionario e investimenti per polizze assicurative. È un volto noto: da sempre molto attiva con il Movimento 5 Stelle e da sempre presente nei momenti più ‘caldi’, come quelli di confronto sulla Ferriera di Servola e sull’inquinamento. “La politica è fare i banchetti, parlare con i vicini e con i colleghi. Sento dire da tanti: ‘Quasi quasi non vado neanche a votare”; questa è un’Europa che non ci piace, e non vogliamo partecipare. Invece non è quello che bisogna fare: chi era lì, in Europa, in nostra assenza ha fatto quello che voleva. Non dobbiamo abdicare ma essere attivi: il lavoro va fatto ogni giorno nelle commissioni e nei corridoi. Questo l’ha saputo fare ad esempio la Germania, sempre presente e sempre partecipe”.

Che cosa non va, in Europa?

“Molte cose. Un esempio, la politica di austerità: riguarda tutti noi. In questi anni abbiamo santificato Mario Draghi; alla fine, abbiamo visto che effetti ha fatto l’iniezione di liquidità da lui portata avanti. Questo denaro non è arrivato ai cittadini ed è servito solo agli istituti di credito e alle speculazioni. La Banca Centrale Europea va riformata. E poi, il ricatto dello Spread, sempre usato come arma per togliere a una nazione la possibilità di scelta politica”.

Troppa ingerenza, quindi, da parte degli istituti europei, neppure da parte di quelli politici ma piuttosto finanziari?

“L’informazione troppe volte non va alla ricerca della verità e dobbiamo parlarne apertamente. Il Fondo Monetario Europeo vuole che la sovranità della politica economica e sociale degli stati sovrani venga ceduto: questo non è possibile, non siamo un’Europa unita e solidale, non abbiamo ancora raggiunto quel livello. Abbiamo visto quello che è accaduto in Grecia: attualmente l’Europa è un grande insieme di lobby finanziarie ed economiche rappresentate da Jean-Claude Juncker. Questo crea tensione sociale: è nel momento in cui scendi nel mondo reale, esci dai paradisi fiscali che si sono creati – come quello del Lussemburgo, di Malta, dell’Olanda – e vai nelle periferie, che te ne accorgi. Trovi situazioni di disperazione che vanno capite. Le fiscalità, in Europa, sono completamente diverse fra uno stato e l’altro: com’è possibile competere lealmente in una situazione di questo genere?”

La necessità di assicurare concorrenza leale e regolamentata all’interno dell’Europa è uno dei temi importanti di queste elezioni del 26 maggio. 

“Armonizzazione i regimi fiscali per evitare situazioni di concorrenza sleale. Naturalmente tenendo in considerazione le differenze e i contesti fra paese e paese, che non sono sempre e solo una difficoltà e un problema ma anche un valore che rende l’Europa unica: la diversità fra i paese è anche la nostra forza. Armonizzazione dei lavoratori e dei salari ed estensione dei diritti minimi, ad esempio di fronte al problema delle esternalizzazioni: si deve pensare a qualcosa di comune. Certo, quando vedi un fatturato o un utile o dividendo distribuito da un’azienda che arriva a certi livelli, ti è difficile capire l’azienda che denuncia problemi di costo troppo elevato: non è corretto pensare solo a quello che guadagni oggi, e domani si vedrà. Il cuneo fiscale troppo alto? Bene; interveniamo. Ma cuneo fiscale vuol dire anche Welfare, contribuzione, assicurazione che non puoi andare semplicemente a tagliare riversando tutte le conseguenze sul lavoratore, che rappresenta la parte più debole rispetto all’azienda. Ad esempio, facciamo in modo che gli stati membri possano detrarre gli investimenti espansivi: è una strada, superiamo il vincolo del 3 per cento nel rapporto deficit-PIL non prendendolo in considerazione per le cose che aiutano lo sviluppo. Pensiamo a un salario minimo calibrato sui parametri macroeconomici e costo della vita di un paese, ma con diritti sotto ai quali non si possa andare, che tutelino i lavoratori. Non si vive solo di salario, ma anche di una certa tranquillità, che fa stare bene il lavoratore e la sua famiglia. L’Europa, così com’è, è un’Europa matrigna, che si può cambiare e che abbiamo il dovere di cambiare, osando molto di più nella sanità, istruzione, ricerca: Trieste sarà l’anno prossimo capitale della scienza. Eppure la politica non è attenta agli appelli, non ascolta. La detrazione degli investimenti riguarda anche le infrastrutture: sono essenziali affinché le nostre aziende siano competitive. Fuori dal vincolo di bilancio del 3 per cento, questo è quello che chiediamo, se no continueremo a chiedere l’elemosina alla Francia e alla Germania per sempre”.

Sabrina Pignedoli, giornalista d’inchiesta, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e capolista M5S alle Elezioni Europee, impegnata nel mondo della lotta alla criminalità organizzata e autrice di “Operazione Aemilia” in cui racconta proprio di mafia nella sua terra d’Emilia, ci parla d’ambiente. Di bonifiche, di fondi che esistono ma che non si possono usare con rapidità. “Esistono situazioni critiche per l’ambiente che potrebbero essere affrontate subito. Per sbloccare i fondi, però, ci vuole molto tempo. C’è una forte necessità di razionalizzazione: serve il denaro, ma anche un modo snello per usarlo, che ora non esiste”.

Il suo è un lavoro quotidiano d’inchiesta per il quale si è esposta in prima persona ed è stata minacciata. Il rischio d’infiltrazione mafiosa nelle regioni italiane che erano, prima, imprenditorialmente sane, è molto reale.

“La criminalità organizzata non è una cosa da calabresi e siciliani: dirlo è un errore di valutazione che ha gravi conseguenze e che non si fa solo in Italia, lo si sta compiendo ad esempio anche in Germania, dove ‘mafia’ è sinonimo di ‘italiani’, ma non è così. In realtà, la criminalità organizzata si è fatta sempre meno violenta e sempre più diffusa ed economica. Creando grossi problemi alle nostre aziende, portando a una concorrenza sleale e alla chiusura, soprattutto perché risulta molto difficile per le aziende stesse ottenere mutui da una banca, mentre le imprese legate alla criminalità organizzata riescono ad averli con facilità attraverso meccanismi ben organizzati di riciclo del denaro. Le mafie condizionano la nostra vita e la nostra economia: per questo, in Europa vorrei portare l’estensione della nostra legislazione antimafia italiana. Il reato di associazione per delinquere a scopo mafioso esiste solo nel nostro paese. I sequestri dei beni in Italia sono inoltre più facili che nel resto d’europa. Bisogna integrare maggiormente Europol con le polizie nazionali”.

Il Movimento 5 Stelle propone anche politiche che sostengano le imprese italiane che lavorano nell’agroalimentare.

“Nell’agroalimentare, l’Italia è leader. Il ‘Made in Italy’ è un brand già di per sé: il Movimento 5 Stelle vorrebbe estendere il ‘Made In’ nel resto d’Europa. Negli altri stati le resistenze sono tante. Se venisse eliminato l’agroalimentare contraffatto, le esportazioni aumenterebbero di due terzi: due prodotti su tre, fra quelli che si trovano nei negozi europei, sono falsi. L’Italia ha controlli molto severi sulle merci in entrata, e non è vero altrettanto per altri paesi: merci false possono entrare con facilità in altri paesi d’Europa e poi arrivare in Italia”.

Per Viviana Dal Cin, abbiamo ancora una domanda: la penultima. Come affronterete il tema immigrazione?

“Pensiamo che la strada da seguire sia la redistribuzione dei migranti in Europa. Affrontandola come un tema riguardante tutti i paesi europei, non solo l’Italia. Alzando la voce. Vanno ridistribuite non solo le persone che entrano, ma anche i costi d’integrazione: il migrante va reinserito nella società e introdotto al lavoro. L’integrazione stessa passa attraverso il lavoro. Serve inoltre un accordo europeo con i paesi di provenienza sul tema dei rimpatri”.

L’ultima domanda: dopo le elezioni europee, si può continuare a governare, in Italia, con la Lega?

“In europa”, risponde Dal Cin, “siamo molto distanti dalla Lega. Non ci riconosciamo in niente di quello che propone; quello che i paesi di Visegrad rappresentano, ad esempio, è nazionalismo spinto. In Italia speriamo che la Lega rinsavisca e voglia guardare davvero ai punti del contratto di governo e agli impegni presi; se succede questo, si può andare avanti per 4 anni”. “C’è chiaro innalzamento dei toni”, conferma Pignedoli. “Salvini è in difficoltà e alzare la voce gli porta un ritorno elettorale. Sono convinta che dopo le elezioni il clima possa tranquillizzarsi e il governo possa andare avanti”.

Dal Cin, che cosa direbbe ai cittadini di Trieste, a tutti, come ultima battuta?

“Qualsiasi cosa votiate, andate a votare. È un passo necessario. Partecipate”.