Proteggersi dalle malattie a trasmissione sessuale: un fatto di educazione e istruzione

Secondo recenti statistiche sembrerebbe che l’Italia sia agli ultimi posti nella classifica delle vendite di preservativi e, di conseguenza, anche ai primi posti in quelle riguardanti i tassi di malattie sessualmente trasmesse (MST). Stiamo parlando di quel piccolo e famoso oggetto che nella storia dell’uomo è stato numerose volte bandito e osteggiato, il quale utilizzo riesce a proteggere dalle malattie a trasmissione sessuale, oltre che a evitare gravidanze indesiderate, con un indice di affidabilità che sfiora il 97%. Il corso degli eventi ci racconta che le prime ‘apparizioni’ del profilattico, ovviamente fatto di un materiale diverso da quello attuale, risalgono al 1642 e facendo fede a vari documenti storici, si suppone esso potesse essere già usato in epoche ancora più antiche.

Ora, la domanda che sorge spontanea è: perché? Quali sono i motivi che portano oggi le persone a rischiare così tanto, in un’epoca in cui le informazioni di carattere medico e di educazione sessuale sarebbero alla portata di tutti? Negli anni Ottanta, con la comparsa del virus dell’AIDS e la conseguente maxi campagna a favore dell’uso del condom in gran parte dei paesi industrializzati, c’è stato un vero e proprio boom di vendite, tanto che fino al 1994 sono state esponenziali. Da quell’anno in poi, le pubblicità commerciali e progresso hanno iniziato a diminuire e a cambiare di tono, passando dall’essere spaventevoli e ansiogene all’umoristiche e spiritose; da qui in poi le vendite e l’utilizzo del preservativo come metodo per proteggersi dalle malattie sono diminuite ogni anno di più.

Vien anche da chiedersi, nel caso dell’Italia e della sua attuale posizione nelle succitate statistiche, se non ci sia qualcosa da migliorare a proposito di come vengono affrontati questi argomenti nel nostro paese. Che in Italia il sesso sia tema da evitare lo si può evincere da tutta una serie di fatti e rispettive notizie: per non allontanarci troppo, ricorderete il caso dell’abolizione del Gioco del Rispetto (esempio di educazione sessuale precoce in stile nordeuropeo) da tutte le scuole di Trieste in cui ne era stato previsto l’utilizzo didattico. In questo ‘gioco’ gli alunni delle scuole dell’infanzia vengono stimolati a mettere in discussione gli stereotipi legati al sesso di appartenenza: “non è vero che solo la mamma può stirare una camicia e non è vero che il papà debba saper cambiare una lampadina. Un maschietto può giocare con le bambole, una bambina può divertirsi con i Lego e sognare di diventare ingegnere […]”.

Contro l’iniziativa, che aveva raccolto l’adesione dell’80% dei genitori triestini, nella primavera del 2015 si erano schierati i promotori del Family Day e l’associazione Generazione Famiglia, sicuri che le attività comportassero “giochi porno” (espressione estrapolata dal quotidiano Libero) e che i bambini fossero obbligati a travestirsi e cambiare di genere.

Andando a guardarsi un’interessante puntata di Presa Diretta andata in onda su Rai Tre qualche anno fa, scopriremo di essere molto arretrati su questi punti, impedendo per esempio che nelle scuole venga fatta la dovuta educazione sessuale ai nostri bambini e ragazzi. Le telecamere del programma sono andate anche a vedere come funzionano le cose all’estero, in paesi con sistemi educativi diversi dai nostri e tradizionalmente all’avanguardia in tema di istruzione.  In Germania l’educazione sessuale è obbligatoria in tutte le scuole (persino in quelle di stampo religioso, in quanto parificate), mentre in Olanda l’Educazione multidisciplinare alla sessualità comincia già all’età di quattro anni. In quei paesi il tasso di gravidanze indesiderate, di aborti e di malattie sessualmente trasmesse è di molto inferiore al nostro e si può osservare come i giovani affrontino il sesso con più serenità, sicurezza e consapevolezza. Non fa bene al cuore guardare quella puntata, perché ci fa prendere coscienza di quanto la situazione italiana sia lontana da quegli standard. È lunga la strada da percorrere per raggiungere quel tale livello di civiltà in cui il sesso non sia più un tabù, una cosa di cui parlare in modi volgari o di nascosto, e in cui la donna e l’uomo siano realmente messi sullo stesso piano da tutta la società.

Per tornare a noi, sembrerebbe dunque che questo misero uso di protezioni sessuali in Italia sia in gran parte attribuibile alla scarsa educazione dei nostri giovani e alle conseguenti cattive abitudini sessuali. Bisognerebbe di certo evolversi in questo, seguire i modelli che hanno avuto successo e che sono esempio di cultura e progresso. Smontare i preconcetti culturali per i quali insegnare ai nostri figli a conoscere e ad avere rispetto dei propri corpi e di quelli altrui sia cosa sbagliata, immorale, vergognosa. Cambiare direzione, per il nostro e altrui bene.

A proposito di prevenzione e cura, la rubrica ha piacere di concludere segnalando la presenza di un eccellente servizio fornito dall’Azienda Sanitaria Universitaria all’Ospedale Maggiore di Trieste: si tratta del Centro Malattie a Trasmissione Sessuale, impegnato anche in progetti di istruzione e formazione. Fornisce la possibilità di fare visita e/o test per tutte le patologie interessate, gratuitamente e anonimamente, previo appuntamento; il personale è cortese, disponibile e discreto. Qui troviamo i contatti e la descrizione delle attività più nel dettaglio. Facciamone buon uso!