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venerdì, 30 Settembre 2022

Una montagna di rifiuti speciali: morte e rinascita dell’elettronica

23.07.2018 – 10.49 – I numeri dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, detti in breve RAEE, sono impressionanti: solo in Italia nel 2017 gli impianti autorizzati allo smaltimento, 953 in tutta la penisola, ne hanno gestite 385.544 tonnellate.

Questi rifiuti vanno raccolti separatamente dagli altri, questo lo sappiamo quasi tutti, e il perché? Semplice: sono altamente tossici. Oltre a plastica, silicio, oro e rame ci sono diversi tipi di metalli pesanti, quali piombo, cromo, berillio e tanti altri, altamente dannosi per la salute.
E la questione non riguarda solo lo smaltimento dei rifiuti: nelle apparecchiature elettroniche sono state individuate 14 materie prime di importanza prioritaria e strategica, tra cui antimonio, germanio e magnesio, almeno in parte recuperabili. Sono materiali che è difficile reperire direttamente in natura, magari perché pericoloso estrarli o perché rari, o addirittura entrambi; prenderli dagli RAEE quindi, piuttosto che non buttarli e basta, è di importanza strategica. Oltre a quelli sopra menzionati, sono recuperabili anche diversi altri materiali (un’apparecchiatura elettronica può contenere più di 60 materiali diversi). In entrambi i casi, alcuni possono essere ricavati anche con rese molto elevate.

Essendo i materiali che compongono i questi rifiuti così tanti e diversi tra loro esistono diverse tecniche per recuperarli e se ne ricercano ovviamente di sempre di più efficienti. Per il recupero di metalli di valore, per esempio, esistono due tecniche, che possono essere usate da sole o in combinazione: trattamento termico, pirometallurgia, e ad acqua, idrometallurgia. Il primo consiste nel far fondere/ossidare in un forno-convertitore e poi si effettua scorificazione (eliminazione, sotto forma di prodotti fusibili, dotti scorie, degli elementi inutili che accompagnano il minerale stesso) della maggior parte dei metalli presenti in piccole quantità. Da questo tipo di processo si ottiene ad esempio un rame al 95-98% di purezza, tuttavia comporta un grosso dispendio energetico e le emissioni tipiche dei processi ad alta temperatura, tra cui il calore.
L’idrometallurgia invece è l’insieme dei processi chimici e chimico-fisici, come estrazione con solvente e osmosi, che serve per trattare diversi tipi di scarti, anche industriali, al fine di recuperare vari elementi. Rispetto ai trattamenti termici presentano diversi vantaggi: alta selettività, quindi elevata purezza dei prodotti finali, possibilità di estrarre materiali con basse concentrazioni e poche emissioni atmosferiche, il tutto con operazioni a bassa temperatura, quini risparmiando energia ed evitando l’inquinamento termico.

Per dare un’idea, la tabella sotto mostra il valore potenziale dei metalli contenuti in 1 tonnellata di schede elettroniche (fonte: stime fatte per il progetto ENEA):

È quindi chiaro come il recupero di elementi dai rifiuti RAEE sia, oltre ad una necessità legata all’inquinamento, una parte fondamentalo di un’economia nuova e sostenibile. Gli inconvenienti, con conseguenti colorite imprecazioni, che affrontate per portare all’isola ecologica il vostro vecchio aspirapolvere, rottosi nel momento meno opportuno, alla fine sono a fin di bene.

Sitografia
http://www.informasalus.it/it/articoli/rifiuti-elettrici-smaltimento.php
https://www.internazionale.it/webdoc/ewaste-republic/
http://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/EAI/anno-2013/n-5-settembre-ottobre-2013/tecnologie-innovative-per-il-recupero-riciclo-di-materie-prime-da-raee-il-progetto-eco-innovazione-sicilia
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