CRONACA Una pendolare: «Gli autobus sostitutivi non sono arrivati e così ci siamo incamminati in fila indiana alla fermata del bus più vicina»

6.11.2012 | 12.00 – Un treno fermo a Miramare, più di duecento persone abbandonate al loro destino e un ritardo molto elastico, in perfetto stile Trenitalia. Questi gli ingredienti della disavventura vissuta ieri dai passeggeri del treno regionale partito da Venezia alle 12.11 e diretto a Trieste; un viaggio andato liscio fino all’arrivo nella caratteristica stazione di Miramare (nella foto). Poi, il guasto.
Un malfunzionamento improvviso che costringe la locomotrice allo stop; in un primo momento si parla di cinque minuti di ritardo, ma abbiate fede. I cinque minuti diventano magicamente dieci e via così sino al fatidico “ritardo indefinito”. Tra le ipotesi dell’imprevisto stop all’inizio è circolata anche la voce che un cinghiale fosse stato investito dalla locomotiva. «Non sappiamo bene cosa sia successo – ha dichiarato una testimone – il treno si è bloccato a Miramare, e dopo un ritardo annunciato di 5, 10 e 15 minuti si è passati al ritardo imprecisato».
Ai passeggeri non resta altro che scendere dal convoglio e dirigersi verso la stazione degli autobus più vicina. Desaparecida la locomotrice d’emergenza il cui intervento era stato richiesto per trainare il treno fino a destinazione. «La locomotiva che doveva venire a prenderci – continua la ragazza – non so che fine abbia fatto. Autobus sostitutivi non sono stati messi a disposizione, e tutti ci siamo incamminati in fila indiana alla fermata più vicina».
I pochi passeggeri che hanno atteso invano il suo arrivo sono stati caricati su un convoglio proveniente da Udine – deviato per l’occasione – e giunto a Trieste con un’ora di ritardo. Inutile dirlo, per un treno bloccato, altri “cento” vanno fuori orario; un ritardo, si sa, tira l’altro.
Una storia, quella appena documentata, che non ha certo nulla a che vedere con la tragedia sfiorata a Udine: secondo il Messaggero veneto oggi in edicola un macchinista di un convoglio partito da Remanzacco non avrebbe rispettato l’alt imposto dal semaforo e, invece di fermarsi all’incrocio, avrebbe tirato dritto. Sullo stesso binario stava arrivando però un treno in senso opposto; dopo una brusca frenata – e tanto sangue freddo – è stata necessaria una retro di trecento metri per liberare il binario.
Daniela Mosetti


