“Mio padre votava Berlinguer”, un dialogo sui valori tra padre e figlio

28.10.2017 | 18.13 – La voce del padre. Un nuovo filone narrativo, che traccia la prosecuzione delle parole scritte nel 2012 da Pino Roveredo nel libro “Mio padre votava Berlinguer”, entra a far parte dell’omonimo spettacolo teatrale. Sotto l’attenta regia di Massimo Navone, si materializza il dialogo tra Roveredo, nato da genitori sordomuti, e il padre morto nel 1981 a pochi giorni di distanza dalla scomparsa di sua moglie Evelina.
Cosa avrebbe pensato dei successi letterari del figlio? Proprio lui, che mentre faceva visita al giovane Pino in carcere o in manicomio, sognava di proiettarlo in un futuro da brava persona.

E poi, viene da chiedersi, il signor Sisto voterebbe ancora oggi? Dalle capriole in salita di “Pino Bibita” alla vittoria del Premio Campiello, riattraversiamo il percorso di rinascita di Roveredo che, anche dopo la sua affermazione, non ha mai abbandonato il suo quotidiano impegno sociale.  In questo viaggio, ci lasciamo accompagnare dallo stesso autore Pino Roveredo, dall’attore Alessandro Mizzi e dalla consueta sintonia con cui assieme si muovono sul palco. Il tutto avvolto dall’organetto di una splendida Tania Arcieri (qui a sinistra).

TriesteAllNews ha incontrato Roveredo e Mizzi per raccontare il valore aggiunto dello spettacolo.
«Continua ad allungare il ricordo, la memoria e la vita di mio padre – dice lo scrittore – Nel portarlo sul palco, i nervi sono scoperti ed è molto più accessibile all’emozione e a uno stato d’animo quasi vivo durante la rappresentazione col pubblico».

Una scelta non casuale quella di rivolgersi direttamente al padre, un’esigenza immediata sentita fin dall’inizio del libro: “Finché ti scrivo vuol dire che sei vivo, e finché continuo a infilarti le parole dentro gli occhi vuol dire che ci siamo, che entrambi esistiamo…”

«Verso mio padre – continua Roveredo – ho grande rimorso: lui se n’è andato nel mio periodo peggiore. Quel rimorso l’ho vissuto dieci anni dopo. E con lui oggi vivo e convivo, anche in maniera positiva, posso raccontargli… forse non che sono una brava persona, ma che mi sto attrezzando… insomma, che sto studiando da brava persona!».

Alessandro Mizzi ricorda le diverse collaborazioni con Roveredo, opere nate dai romanzi. Dalla rappresentazione de “La Melodia del Corvo” nel 2013, al reading di “Mastica e sputa”, importante successo dello scorso anno.  «Stare con Pino sulla scena è molto semplice, comunica molto meglio di vari attori professionisti. Si crea una delicatezza e una serenità che ci fa stare bene e divertire nonostante le cose drammatiche che raccontiamo. Penso che siamo complementari».

Più che uno spettacolo, suggerisce Mizzi, “Mio padre votava Berlinguer” pare «una liturgia laica, di una fede diversa da quella religiosa. Potevamo fare più pezzi recitati ma correvamo il rischio di creare uno squilibrio con la narrazione, sulla voce guida di Pino».

Una scena molto semplice e allo stesso tempo molto efficace quella in scena al Teatro Miela in questi giorni: una scrivania, alcune sedie, i fogli vuoti, muti e appesi che supportano un intreccio travolgente, tra voci e silenzi.
«Inoltre – prosegue Mizzi – mi ha dato la possibilità di recitare uno dei pezzi teatrali di Gaber, “Qualcuno era comunista”. Il finale del gabbiano ipotetico mi ha sempre emozionato. Mi sarebbe piaciuto farlo da quando è uscito, dagli anni Novanta, ma bisognava trovare il contesto giusto».

«Oggi c’è un grande bisogno di Berlinguer – conclude Pino Roveredo – Abbiamo bisogno di cose pulite, credo che lui sia proprio l’incarnazione delle cose pulite. Non è facile essere una brava persona, ci vuole impegno. Bisogna ricordarsi di un valore come la dignità, invece spesso ci si svende a qualsiasi compromesso. Viviamo in maniera confusa e chi si vende non crea più scalpore».

Mio padre votava Berlinguer” volerà anche sul territorio nazionale, prossima tappa a Firenze. Ritrovare quelle “cose pulite” oggi pare raro come un’opera d’arte. Fatica e solidarietà, valori eterni, sembrano diventati effimeri. Ma le brave persone esistono ancora, come confermano Roveredo e Mizzi.

Emily Menguzzato

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