3.5.2017 | 19.21 – Il Comitato dei genitori di Trieste per la libertà di scelta sta organizzando un incontro tra medici favorevoli e contrari all’obbligatorietà vaccinale in programma il prossimo 12 maggio. Gli inviti sono partiti da tempo rivolti al Dipartimento di Prevenzione, ai Distretti Sanitari, all’Ordine dei Medici di Trieste e a tutti i pediatri di libera scelta di Trieste. Finora nessuna risposta da parte dell’Ordine dei Medici e dell’Azienda Sanitaria. Alcuni pediatri hanno comunicato, invece, la loro contrarietà a sostenere un confronto. Secondo il Comitato avrebbero dato esclusivamente disponibilità a fornire informazioni ai pazienti a livello individuale.
Ecco la lettera inviata ai media dal Comitato dei genitori di Trieste per la libertà di scelta:
“Scriviamo la presente in quanto realmente preoccupati per la piega che la questione vaccini sta prendendo nella nostra Regione. Qualche mese fa la Vice Presidente Bagatin aveva reso delle dichiarazioni concilianti, in cui dava atto della grande partecipazione dei genitori a una tematica che attiene alla salute dei loro figli e aveva giudicato opportuno rafforzare la consapevolezza vaccinale attraverso il dialogo e l’informazione.
A seguito di tale apertura, e per favorire un dialogo anche e soprattutto sul territorio di Trieste, che invece è stato tristemente capofila di una delibera coercitiva come quella per l’ingresso a nidi e asili comunali e convenzionati, questo Comitato si è reso promotore di un’iniziativa di confronto tra medici favorevoli e contrari all’obbligatorietà vaccinale che avrebbe dovuto tenersi il prossimo 12 maggio.
Inviato l’invito via mail il 28 febbraio al Dipartimento di Prevenzione, ai Distretti Sanitari e all’Ordine dei Medici di Trieste, con preghiera di diffusione tra gli iscritti e, in assenza di riscontro, il 3 marzo direttamente a tutti i pediatri di libera scelta di Trieste, onde poter dare loro congruo anticipo, soltanto il 28 aprile 2017 e dopo un terzo sollecito, ci giunge una mail sottoscritta da alcuni dei pediatri destinatari dell’invito, in cui si comunica la loro contrarietà ad un confronto, e la sola disponibilità a fornire individualmente ai pazienti informazioni basate sulle evidenze scientifiche che costituiscono, a detta dei medici, “le uniche certezze“ di cui si dispone, e ciò nonostante il Comitato avesse chiaramente spiegato le motivazioni di tale dibattito.
Il confronto tra le parti (a favore e critiche) per noi genitori risulta l’unico modo di avere un’informazione completa e dettagliata, poiché, se separate, le posizioni in merito ai vaccini risultano discordanti e poco chiare. Con un incontro che ospita entrambe le convinzioni le informazioni possono essere vagliate da entrambi i punti di vista e si può così pervenire ad una una scelta consapevole.
Solo tre anni fa, quando medici e politica non temevano di confrontarsi su questi argomenti, un simile incontro si tenne proprio tra Dipartimento di Prevenzione e dott. Gava, che allora era interlocutore autorevole, e fu di grande utilità per molti genitori. Ribadiamo che le Istituzioni dovrebbero auspicare un atteggiamento attento e consapevole da parte dei cittadini, soprattutto quando l’argomento trattato coinvolge salute e bambini. Da parte degli altri invitati, invece, quali l’Ordine dei Medici e l’Azienda Sanitaria, non è giunta ad oggi nessuna risposta.
Continue, invece, le attività repressive dell’Ordine dei Medici, che mentre rifiuta il confronto con altri professionisti e con i genitori, nell’ottica di superare i legittimi dubbi, ancor più aumentati, non possiamo negarlo, dopo i recenti accadimenti (la radiazione del dott. Gava per – apparentemente – delitto “di opinione”, la messa in onda della trasmissione Report che ha evidenziato tutte le falle della vaccinovigilanza italiana ed europea, la conferenza del dep. Zaccagnini e i numerosi dati che in quella sede sono stati divulgati, la decisione del Consiglio di Stato francese) mette sotto inchiesta alcuni pediatri di Trieste, rei di non aver sufficientemente spinto al vaccino.
Scopriamo poi, dulcis in fundo, che la Regione intende adottare la linea dura e addirittura impedire l’accesso a scuola, in alcune situazioni, a bambini non in regola persino con vaccini facoltativi come quello del morbillo. Ci domandiamo dove sia finita la disponibilità al dialogo di solo pochi mesi fa, e ci chiediamo anche se queste misure abbiano reale fondamento medico-scientifico o non siano invece politiche e strumentali.
In un Paese in cui vige il diritto inviolabile alla libertà di cura, e dove il consenso informato dovrebbe precedere ogni trattamento sanitario si instaura un obbligo di vaccinazione camuffato da raccomandazione, e si rifiutano le richieste di colloquio, approfondimento, sostegno delle famiglie che pacificamente e legittimamente chiedono maggiori informazioni.
Quale consenso libero ed informato può sorreggere una vaccinazione che, se non imposta – in poche parole – dal pediatra, gli fa rischiare un procedimento disciplinare? Quale consapevolezza si può instillare nei genitori quando sanno che possono anche non vaccinare, ma il loro figlio rischierà l’allontanamento da scuola? Quale il senso di vietare l’asilo a un bambino non vaccinato per il tetano o per l’epatite B, come accade a Trieste, quando invece tutto il personale scolastico può essere scoperto per qualunque altra malattia? (mentre il personale sanitario può avere addirittura la tubercolosi conclamata come nel recente caso della pediatra dei centri vaccinali, che ha costretto alla profilassi più di 3000 bambini). Quale valutazione può, infine, fare un genitore sul bilanciamento rischio-beneficio del vaccino quando persino AIFA non mette a disposizione i dati sulle reazioni avverse? E alla luce di ciò, quali sono le “certe evidenze scientifiche“ cui fanno riferimento i pediatri?
Certamente non una precisa indicazione dell’incidenza delle reazioni avverse!
La decisione che questo Consiglio Regionale sta adottando, in assenza di qualunque evidenza che desti allarme per la situazione igienico sanitaria regionale, è destinata a fare strame della fiducia dei cittadini nelle istituzioni, e darà il via a una pioggia di ricorsi giudiziali.
E’ nostra ferma intenzione, come genitori ma prima ancora come cittadini, opporci, in qualunque modo possibile, a una deriva autoritaria inaccettabile in una moderna democrazia”.
Il Comitato dei genitori di Trieste per la libertà di scelta


