CRONACA Sotto protezione pure la suocera. Alex dato alle fiamme quando era ancora vivo: lo riferisce il quotidiano oaxaqueño “El Imparcial”

16.5.2013 | 16.06 – «La Procura Generale di Oaxaca ha reso noto che proseguono le indagini sull’omicidio di Alex Bertoli». È quanto riferisce il quotidiano d’oltreoceano “Milenio“, riportando la dichiarazione ufficiale del sottoprocuratore Víctor Fernando Ruíz; il governo dello stato di Oaxaca sarebbe costantemente in contatto con l’ambasciata italiana in Messico. Il corpo senza vita di Alex Bertoli, 28enne triestino, è stato rinvenuto una decina di giorni fa a Mazunte completamente carbonizzato. I suoi aguzzini lo hanno torturato e poi dato alle fiamme quando era ancora vivo. Un dettaglio raccapricciante emerso solo dall’esame autoptico.
«Il suo sogno di aprire un ristorante in riva al mare – scrive César González su “El Imparcial” – si è trasformato nel peggiore degli incubi per lui e per sua moglie». La sua compagna, la 24enne Pamela Codardini, si trova ora sotto protezione assieme alla madre Cristina Vianello, volata a Mazunte lo scorso venerdì per starle accanto. «Si teme per la sua vita» scrive González. Tra poche certezze, anche molte zone d’ombra. Alcune impercettibili ad occhio nudo. È sempre il giornale oaxaqueño ad aver gettato luce su presunte irregolarità e discrepanze emerse nell’indagine.
Il ritrovamento del corpo. Il cadavere del 28enne sarebbe stato rinvenuto non domenica – come riferito dalle autorità locali – ma sabato verso mezzogiorno. Pamela Codardini, che aveva denunciato la scomparsa del marito venerdì 3 maggio, sarebbe però stata avvisata solo ventiquattrore dopo il ritrovamento. E non è tutto. «Quando la ragazza venne informata dell’omicidio – scrive González – la polizia le chiese di non allertare l’ambasciata italiana».
Il movente. «Voglio giustizia per Alex, non è affatto vero che ha chiesto dei soldi a qualcuno». Queste le parole della moglie di Bertoli. Una vera e propria smentita. Era stata sempre la stampa d’oltreoceano ad avanzare l’ipotesi che il giovane potesse essere stato ucciso per un prestito non onorato.
La “mano” del crimine organizzato e dei narcos. Secondo fonti messicane, l’omicidio sarebbe riconducibile alla criminalità organizzata locale. In particolare, si è fatto più volte il nome dell’organizzazione con base a Metamoros.
Il Cártel del Golfo, operante in 13 regioni, è uno dei maggiori cartelli della droga messicani dedito principalmente al traffico di stupefacenti tra Messico e Stati Uniti. Bertoli potrebbe essersi trovato – suo malgrado – nel bel mezzo di una guerra per il controllo del territorio. Un conflitto senza esclusione di colpi.
L’indagine sull’omicidio dello chef triestino assume sempre più i contorni di un intricato rebus. E in assenza di prove, le tante ipotesi affiorate in questi giorni non possono che restare tali.
Daniela Mosetti
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