23.09.2015 | 14.10 – Il centro di prima accoglienza di Muggia nell’ex caserma di Lazzaretto si farà. La decisione era già stata presa la scorsa settimana dalla Prefettura, considerata quella che è attualmente, non solo a Trieste, una vera e propria emergenza profughi.
La scelta della caserma di Muggia si è resa necessaria – secondo il Prefetto Garufi – « per allargare la rete dell’accoglienza ». Sarà messa a disposizione tra 3 o al massimo 4 mesi la struttura di Lazzaretto, al confine con la Slovenia, che dovrebbe ospitare una cinquantina di profughi; il sindaco muggesano, Nerio Nesladek, si è detto in merito disponibile ad impegnarsi a trovare altrettanti posti letto, se non anche un numero maggiore, in altre aree del territorio di Muggia, in modo da scongiurare l’affluenza di tutti i richiedenti asilo a Lazzaretto e per creare così una rete omogenea di accoglienza.
Un fatto, quello della necessità di ottenere una rete il più possibile uniforme e diffusa di accoglienza nell’intero territorio del Friuli venezia Giulia (e non solo dunque nelle zone cosiddette “sensibili” come Trieste e Gorizia), auspicato sia dal prefetto Garufi che dalla stessa Presidente Debora Serracchiani.
Altro tassello importante della questione, il tanto discusso “problema” della sicurezza sul quale la Garufi, durante un incontro di due ore e mezza tenutosi ieri in presenza del sindaco di Muggia Nesladek e di quattro rappresentanti dei cittadini muggesani, ha voluto sottolineare (e placare i timori di alcuni) che non vi sono statisticamente aumenti di crimini legati alla presenza dei richiedenti asilo i quali, nella sola provincia di Trieste, sono circa 700 i richiedenti asilo.
Intanto però sono ancora alcune decine i profughi che si trovano a bivaccare nel Silos di Trieste in condizioni precarie, nonostante la decisione di sistemarne entro oggi, raggiungendo la capienza massima del sito, un’ottantina nell’ex deposito autobus della SAF nel rione di Valmaura.
Lo stillicidio di nuove presenze all’interno del fatiscente manufatto vicino alla stazione ferroviaria è spiegato dagli arrivi continui, per quanto di poche unità al giorno.
Restano da sistemare ancora una cinquantina di richiedenti asilo e il Comune è alla ricerca – come ha detto l’assessore Famulari, in un’intervista al TG Regionale della Rai – di 3/4 strutture, appartamenti o piccole strutture dismesse, dove alloggiare i profughi. L’ipotesi di utilizzare le caserme in disuso, è considerata ma si vorrebbero evitare grossi assembramenti.
Sul fronte della possibile ondata migratoria proveniente dalla Slovenia, il Ministro Alfano, rispondendo ad un’interrogazione in merito, nel corso del “question time”odierno alla Camera, ha ostentato ( almeno inizialmente) notevole tranquillità, assicurando che, per quanto riguarda i confini orientali, è stato assicurato alla Questura di Trieste, l’invio di un contingente aggiuntivo di una cinquantina di unità, che andrebbero o sono andate ad aggiungersi alle 66 unità dell’ufficio di Polizia di frontiera marittima.
ADB – MB
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