Il cuore della Via Lattea come non si era mai visto: Euclid fotografa oltre 60 milioni di stelle

27 giugno 2026 – ore 08:30 – Viene descritta come un “rigonfiamento galattico” (galactic bulge) la regione centrale della Via Lattea, densamente popolata di stelle e perciò estremamente luminosa. Una nuova fotografia presentata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la più grande e più dettagliata realizzata fino ad oggi, cattura il cuore della Via Lattea con straordinaria precisione. Il telescopio spaziale Euclid ha impiegato 26 ore per acquisire l’immagine: i nove puntamenti dello strumento in luce visibile hanno dato vita ad un mosaico che comprende nebulose, ammassi stellari e oltre 60 milioni di stelle. La fotografia, presentata il 24 giugno 2026 dall’ESA e dal Consorzio Euclid, rappresenta un rilevante punto di riferimento per gli scienziati, che potranno confermare l’esistenza di eventuali esopianeti nel Bulge galattico e misurarne la massa osservando le variazioni della luce stellare nel tempo.

L’Euclid Galactic Bulge Survey è particolarmente rilevante per lo studio degli esopianeti (o pianeti extrasolari) attraverso il fenomeno del microlensing gravitazionale: quando una stella passa davanti a un’altra più distante, la sua forza di gravità curva lo spazio-tempo e devia il percorso della luce proveniente dalla stella sullo sfondo. Questo fa sì che la stella più lontana appaia temporaneamente più luminosa. Se la stella in primo piano è accompagnata da uno o più pianeti, anche la loro gravità contribuisce a modificare il percorso della luce. Il fenomeno permette dunque di individuare la presenza di eventuali esopianeti, nonché di stimarne caratteristiche come la massa e la distanza dalla propria stella. In breve, questa tecnica permette di scoprire pianeti extrasolari altrimenti difficili da rilevare con altri metodi.

Grazie alla sua straordinaria capacità di distinguere le singole stelle anche nelle zone più affollate della Via Lattea, Euclid permetterà di analizzare questi eventi con una precisione mai raggiunta prima. “Queste nuove osservazioni sono spettacolari”, commenta Carlo Baccigalupi, professore di Astrofisica e Cosmologia alla SISSA e Builder Scientist per il consorzio Euclid. “Euclid sta funzionando estremamente bene: il telescopio combina immagini nitide, stabilità e velocità di osservazione in un modo che apre possibilità scientifiche ben oltre il suo programma cosmologico principale.”

Sebbene la campagna osservativa Euclid Galactic Bulge Survey sia stata concepita per sfruttare il fenomeno del microlensing gravitazionale nella ricerca degli esopianeti, i dati rilasciati nell’ambito della Quick Release 2 di Euclid sono preziosi anche in altri contesti di ricerca, tra cui quelli del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trieste. “Nel nostro Dipartimento ci occupiamo da anni di evoluzione chimica e astroarcheologia galattica” spiega Gabriele Cescutti, docente UniTS di Astrofisica Stellare. “Utilizziamo i dati spettroscopici e chimici delle stelle per ricostruire, tramite modelli teorici, la storia primordiale, i tempi di formazione e l’origine degli elementi nel bulge e nel nucleo della Via Lattea. Mosaici ad alta risoluzione, come quello di Euclid, sono fondamentali per comprendere la distribuzione precisa e la natura di queste popolazioni stellari.”

La stessa Università di Trieste è coinvolta attivamente in questa campagna osservativa. L’ateneo triestino ha infatti la responsabilità delle operazioni di due strumenti scientifici fondamentali per la missione Euclid: Vis (Visible Instrument) e Nisp (Near Infrared Spectrometer Photometer). In questo contesto, UniTS partecipa alla produzione di simulazioni numeriche cosmologiche basate su metodologie di High Performance Computing. Inoltre, i ricercatori dell’ateneo triestino ricoprono ruoli di responsabilità e coordinamento di diversi Key Projects dedicati allo sfruttamento della Data Release 1 (DR1), che avverrà verso la metà del 2027. La DR1, primo rilascio cosmologico dei dati di Euclid, sarà il frutto di un anno di osservazioni, e rappresenterà una mappa senza precedenti dell’Universo dallo spazio, in luce visibile e infrarossa.

Articolo di Benedetta Marchetti

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