13 maggio 2026 – ore 07:00 – Mentre si moltiplicano le notizie, a volte contradditorie tra le diverse fonti, sull’Hantavirus e la sua reale diffusione, il Ministero della Salute ha tenuto lo scorso venerdì la prima riunione ministeriale sul tema. Erano presenti cinque regioni; e tra queste anche il Friuli Venezia Giulia. A seguito della riunione il Ministero ha stabilito, con un’apposita circolare, che le Regioni dovranno organizzare, entro lunedì prossimo, ciascuna un laboratorio di riferimento per i test diagnostici riservati all’Hantavirus di tipo Andes. Non è ancora noto dove sarà questo laboratorio, in Friuli Venezia Giulia; né come e quanto dovrà agire nei confronti dell’ipotetica diffusione del virus. Il ruolo scientifico di Trieste, il suo essere capoluogo e infine porto di mare lo sembrano candidare perfettamente al ruolo. Quale rappresentante del FVG c’era Cristina Zappetti, referente per le malattie infettive umane del FVG. Allo stato attuale, a seguito della gestione assai confusa dei casi sviluppatosi a bordo della nave da crociera Hondius, con tre morti e una ventina di contagiati, è stata predisposta una quarantena di 42 giorni con sorveglianza attiva delle aziende sanitarie. Il periodo di isolamento può sembrare straordinariamente lungo, ma lo stesso periodo di incubazione è molto prolungato e chi viene contagiato di solito sviluppa i sintomi dopo appena venti giorni, in alcuni casi anche trenta o quaranta. Un commento, rilasciato da TGR FVG, da parte di Carlo Tascini, direttore della Clinica di Malattie Infettive di Udine, evidenzia le tante incertezze sulla malattia: “Non sappiamo se i pazienti infetti asintomatici trasmettano il virus. Quindi questo è il primo messaggio, cioè bisogna dire che il rischio è bassissimo, per questo però bisogna avere una certa cautela se a uno viene a contatto con un malato di questa infezione”.
Ricordiamo che l’Hantavirus di tipo Andes non ha, allo stato attuale, né specifiche terapie per la cura, né vaccini già sperimentati.
Una curiosità: l’Hantavirus venne citato per la prima volta a Trieste l’11 novembre 1993 quando su Il Piccolo, nello speciale medicina, si parlò di “un misterioso organismo patogeno” che “negli scorsi mesi ha ucciso 26 pellerossa nel Sud Ovest degli Stati Uniti”. In quel caso si ipotizzava che il morbo fosse giunto negli USA tramite i “reduci della guerra di Corea (anni ’50) e con l’introduzione in America del “topo euroasiatico”.
Articolo di Zeno Saracino


