Carceri, appello dei dirigenti penitenziari: “Basta uffici centrali, servono agenti nelle sezioni”

6 maggio 2026 – ore 14:30 – Il Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari lancia un appello “all’unità per la legalità e la sicurezza costituzionale” e chiede che “il carcere e l’esecuzione penale tornino al centro dell’attenzione del Ministero della Giustizia”. Nel mirino dell’organizzazione finiscono la gestione degli organici e i numerosi distacchi di personale verso uffici centrali e amministrativi, ritenuti una delle principali cause delle difficoltà operative negli istituti di pena. Secondo il Coordinamento, la Polizia Penitenziaria dovrebbe tornare a operare stabilmente “nel mondo reale del carcere”, in linea con quanto previsto dall’articolo 27 della Costituzione. “Non può esserci rieducazione senza sicurezza e non può esserci sicurezza senza la presenza costante e professionale della Polizia Penitenziaria nei reparti”, si legge nel comunicato.

I dirigenti penitenziari criticano inoltre una gestione che, a loro dire, “privilegia l’apparato centrale” a discapito delle carceri, alle prese con carenze di organico e sovraffollamento. Da qui l’invito rivolto a tutte le organizzazioni sindacali del Corpo a “unire gli intenti” per chiedere il rientro negli istituti di “centinaia di poliziotti penitenziari” attualmente impiegati al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nei Provveditorati e in altri uffici centrali. Nel documento viene contestata anche la “visione muscolare” della sicurezza, con riferimento ai reparti speciali e d’intervento, ritenuti responsabili di sottrarre personale alle attività ordinarie nelle sezioni detentive. “La sicurezza reale si costruisce attraverso la conoscenza del detenuto e la presenza fisica”, sostengono i firmatari.

Il Coordinamento richiama poi l’attenzione sulla situazione del comparto civile dell’amministrazione penitenziaria, evidenziando la carenza di funzionari contabili, educatori, mediatori, psicologi e personale amministrativo. Una situazione che, secondo i dirigenti, costringe spesso i direttori degli istituti a ricorrere al supporto della Polizia Penitenziaria anche per attività che richiederebbero competenze specifiche. Infine, l’organizzazione denuncia che i pareri contrari dei direttori ai distacchi di personale “vengono sistematicamente ignorati dai vertici amministrativi”, parlando di una progressiva formazione di “un ministero nel ministero”. L’appello conclusivo è rivolto a tutte le sigle sindacali affinché sostengano una battaglia comune per riportare personale e risorse all’interno delle carceri.

Articolo di Francesco Viviani

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