22.01.2026 – 9.00 – Prima di noi, il nuovo film ambientato nella Friuli del dopoguerra in onda sui canali Rai, è un’opera che assume un significato particolare oggi, soprattutto per chi le terre friulane le vive o riconosce in esse una parte della propria identità. Ambientare una storia così ampia e stratificata proprio lì significa riportare al centro dello sguardo nazionale una regione spesso raccontata solo marginalmente, evocata per la sua laboriosità silenziosa o per le ferite del passato, ma raramente esplorata nella sua profondità umana e storica.
Il Friuli che emerge in Prima di noi è un luogo concreto, fatto di campagne, paesi, famiglie, di una vita dura ma dignitosa, segnata dalla guerra, dalla povertà e dall’emigrazione. Non è uno sfondo folkloristico né un semplice punto di partenza geografico. Vuole essere radice narrativa portante, un territorio che modella i personaggi, il loro modo di parlare, di amarsi e di essere umani. La scelta di partire dal Friuli della Prima guerra mondiale, con Caporetto come ferita collettiva, restituisce il senso di una comunità che ha conosciuto lo sradicamento e la perdita, ma che ha saputo ricostruirsi nel tempo.
Raccontare oggi una storia che nasce in Friuli vuol dire riconoscere il valore di una memoria spesso trascurata. Il film dà voce a una regione che ha vissuto eventi cruciali della storia italiana senza mai diventare davvero protagonista del racconto nazionale. In questo senso, Prima di noi compie un’operazione culturale importante: smantella l’immagine di una regione periferica, rivelandola per ciò che rappresenta davvero. Ossia, uno snodo di passaggi storici, sociali ed emotivi che hanno contribuito a costruire l’Italia contemporanea.
Per il Friuli di oggi, segnato da spopolamento, invecchiamento della popolazione e da un’identità che rischia talvolta di sfilacciarsi, un’opera del genere ha un valore e un impatto superiori al solo concetto di cinema intrattenente. È un modo per riconoscersi, per vedere rappresentata una continuità tra passato e presente, per ricordare che dietro la modernità e l’efficienza di oggi ci sono storie di sacrificio, silenzio e resilienza. Il film, pur non cadendo in idealizzazioni, restituisce una giusta complessità: il Friuli come terra vissuta, con le sue contraddizioni e la sua forza discreta.
Dal punto di vista artistico, la scelta di raccontare una saga che parta dal Friuli rafforza l’autenticità del racconto. I paesaggi, i ritmi lenti, il peso della comunità e della famiglia diventano elementi narrativi essenziali, atti a distinguere “Prima di noi” da molte altre produzioni storiche italiane. È proprio questa radicazione territoriale a rendere la storia universale: più è precisa, più riesce a parlare a tutti.
Per questo Prima di noi è un film che vale la pena di vedere e consigliare, soprattutto oggi. Non solo perché è ben costruito e interpretato, ma per come restituisce centralità a una regione e a una memoria collettiva che meritano spazio e ascolto. È un racconto che porta il Friuli a guardarsi allo specchio, senza patemi nostalgici, bensì con la consapevolezza che capire da dove si viene è ancora il modo migliore per immaginare dove si vuole andare.
[e.c.]


