‘Quel treno che non passa mai’, il peso di essere i giovani oggi

22.11.2025 – 18.00 – Il tempo passa senza dirlo. Non avvisa, non chiede permesso. Un giorno ci si sveglia e si hanno diciotto anni. Il giorno dopo, venti. Si inizia l’università senza avere davvero chiaro cosa fare della propria vita. Si ha paura di sbagliare, di essere costantemente in ritardo, si hanno sogni, emozioni, ambizioni, e mentre tutti intorno sembrano stare al passo, ci si domanda continuamente dove stia andando la propria strada. Molto semplicemente, mentre il mondo corre, si prova a reggere il ritmo senza il tempo di trovare risposte alle mille domande che attraversano la mente. Forse è proprio questo il ritratto che un pittore restituirebbe alla società  se dovesse rappresentare un giovane di oggi: un volto sospeso tra l’apatia di chi osserva e la paura che immobilizza.

E non è un caso che i giovani di oggi, in un tempo in cui l’aspettativa di vita si è allungata all’infinito, si sentano sempre in ritardo. Scadenze e tappe continue da rispettare, perché se le superi, rischi di essere etichettato come lo “sfigato” di turno. Poi arriva il passo di laurearsi, trovare un posto fisso, cercando di soddisfare delle aspettative che spesso appartengono più agli altri che a se stessi. Così si cerca conforto in una generazione che ha vissuto un’altra epoca: un mondo più lento, in cui i momenti si assaporavano, in cui studiare per realizzare i propri sogni diventava quasi sempre una possibilità concreta. Oggi, invece, sembra solo l’inizio di una lunga fila di esami, concorsi, bandi, graduatorie che consumano tempo, energie e perfino la voglia stessa di provarci.

Per non parlare poi di cosa significhi entrare nel mondo del lavoro. A venticinque anni dovresti essere già inserito, perché altrimenti a trenta è considerato già troppo tardi. Ma a venticinque anni devi anche avere l’esperienza. Così un giovane ragazzo uscito dall’università a ventidue si candida, ma risulta troppo giovane. Al massimo va bene un apprendistato: gli stipendi sono bassi, gli orari di lavoro troppo lunghi e le prospettive di vita ancora troppo incerte. I costi di un appartamento per essere indipendenti restano un sogno, e mentre quel tempo che prima citavamo continua a scorrere sempre più veloce, molti giovani sono costretti a vivere ancora con i genitori. Gli stessi che li spronano ad “andare fuori casa”, a cercare un nuovo lavoro, senza chiedersi che forse le possibilità che avevano loro trent’anni fa  erano molto diverse da quelle di oggi.

Ed è tra mille paranoie, mille pensieri, che i giovani restano fermi, intimoriti, bloccati ad aspettare il momento giusto per salire su quel famoso treno che non passa mai. Perché non esistono momenti giusti, ma momenti e basta. Ed è così che la paura cresce, assieme al costante timore di non essere all’altezza dei propri sogni e delle proprie capacità, e soprattutto, a vent’anni, di non avere il tempo per rimediare ai propri sbagli. Il risultato? Fuori, un mondo che corre, cambia, accelera. Dentro, giovani tristi, impauriti della vita, quando non dovrebbero fare altro che viverla a pieno.

Basta muoversi, anche solo un passo, provando ad osservare il mondo con occhi curiosi. Leggere un libro, andare al teatro, chiedere, informarsi…qualcosa nel piccolo, sì, ma di vero, che possa dare senso ad ogni giorno della vita. Ma soprattutto, cercare qualcosa vero in cui credere, in cui impegnarsi quando lo si trova. Senza accontentarsi, senza arrendersi alla prima difficoltà. Giovani, quel passo va fatto, insieme, senza paura. Innamoratevi della vita, dei vostri sogni. Lavorate con dedizione, passione. Non abbassate la testa. La vita non è solo il tempo che corre, non è solo un insieme di sfide. È un quadro da colorare, con tutto ciò che siamo a disposti a provare e con ogni emozione che scegliamo di vivere. 

[n.m]

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