17.04.2025 – 20.39 – E rieccoci: di fronte alle scadenze fiscali e al pagamento degli stipendi da onorare entro il 16 aprile (una cifra di circa 2 milioni di euro), la dirigenza della Triestina ha scucito in extremis appena il necessario per pagare gli stipendi alla squadra. Purtroppo, sembra invece che i versamenti per saldare Irpef e Inps risulterebbero inevasi, a quanto è dato sapere dalle poche notizie che circolano sulla questione. E questi mancati adempimenti provocheranno nuove penalizzazioni che andranno in conto alla stagione agonistica. Almeno 5 o 6 punti sul groppone per la Triestina edizione 2025 – 26, a patto che riesca a salvarsi.
Un disastro annunciato dal pesantissimo silenzio che il presidente Ben Rosenzweig e i suoi diretti collaboratori continuano a mantenere da giorni. Perché ancora una volta non è dato sapere chi comanda e quali sono le reali intenzioni di quel fondo statunitense Lbk che quasi due anni orsono rilevò l’Unione salvandola da fallimento certo. Cosa si nasconde dietro le quinte? Si sta lavorando per trovare nuovi quattrini, oppure si cercano nuovi acquirenti per la vendita della società?
Di fronte a questi inquietanti interrogativi, nulla è dato a sapere. E possiamo solo immaginare i contraccolpi subiti dai giocatori alabardati che nemmeno un giorno fa avevano chiesto chiarimenti alla dirigenza sul pagamento degli stipendi. Con quale spirito, dunque, Attilio Tesser e i suoi ragazzi si apprestano domani sera a affrontare un Lanerossi Vicenza con la bava alla bocca e il kriss tra i denti, alla ricerca di quella vittoria necessaria a mantenere intatte le speranze di mantenimento della categoria?
È davvero difficile capire cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni. Se da una parte Tesser, il d.s Delli Carri e la squadra vanno elogiati per la folle rincorsa a una salvezza a cui nessuno più credeva, dall’altra c’è lo sconcertante comportamento di una dirigenza che, pur spendendo una botta di soldi, non ne ha azzeccata una. E di fronte ai continui errori commessi in questa e nella precedente stagione, nulla ci vieta di pensare che alcuni finanziatori del fondo proprietario dell’alabarda abbiano chiusa a chiave la cassaforte e stiano centellinando i contributi necessari. In attesa, se possibile, di trovare nuovi acquirenti e andarsene il più velocemente possibile. Chi ci rimetterà, ancora una volta, è la povera Unione, con i suoi tifosi, i più sfigati dell’intero stivale.
Qualche mese fa, esattamente l’8 di novembre, dopo la sconfitta casalinga subita contro la Giana Erminio, riflettevamo sulla Triestina in questi termini: – < I miracoli, crediamo, non siano alla portata di una dirigenza al momento silente. “In caso di retrocessione non molleremo la squadra” – aveva avuto modo di dire un mesetto orsono il presidente Ben Rosenzweig. Con tutto il rispetto possibile e dovuto, non ne siamo proprio sicuri. Anzi, pensiamo che sarà certo una gran cosa se, a retrocessione avvenuta, il Fondo statunitense che oggi detiene la maggioranza della società riuscirà a mantenere in pareggio i conti alabardati, sperando infine in un nuovo acquirente per una Triestina appena retrocessa. Con i tempi che corrono in un calcio italiano strapieno di debiti e situazioni oscure, la Triestina rischia infine di fallire e scomparire dal mondo del calcio professionistico. Sarà in buona compagnia non appena certi personaggi non avranno più l’appoggio di certi amministratori. Speriamo di sbagliarci e di aver ipotizzato un sacco di fesserie. Il tempo dirà da che parte sta la ragione…>
E così ribadiamo di nuovo, sperando tuttavia che almeno Tesser e i suoi riescano a conquistare la salvezza sul campo. Sul futuro, che dire? Ancora una volta, “speriamo che me la cavo”
[m.l]


