24.02.2025 – 07.01 – “Ho ricevuto la cara tua e penso anch’io che la China Serravallo dovrebbe farti bene…” Così, in una lettera del 14 settembre 1904, Italo Svevo raccomandava alla moglie Livia il tonico Vino di China ferruginoso, prodotto dalla farmacia ‘Al Redentore‘ aperta dalla famiglia Serravallo nel 1854. Il ricostituente, divenuto tra fine ottocento e inizio novecento famosissimo negli Stati Uniti, tutt’oggi viene prodotto dalla storica farmacia, attiva allora come oltre cent’anni fa con il proprio laboratorio galenico. Sebbene il tonico non sia più il prodotto di punta della farmacia ‘Al Redentore‘, il locale esemplifica la classica farmacia triestina: aggiornata sulle ultime novità, ricca di arredi storici e con una storia letteraria alle proprie spalle. Sebbene, proprio nel suo essere ‘storica’, la farmacia ‘Al redentore’ abbia caratteristiche sue proprie, se non uniche.
Fondata nel 1805, passata alla proprietà del Cav. Jacopo Serravallo nel 1848, la farmacia attuale fu inaugurata in Piazza Cavana n. 1 appena nel 1890: tutt’oggi reca l’insegna floreale in ferro battuto e gli arredamenti in radica e mogano, progettati dall’architetto Carlo Maciachini, costruiti a fine ottocento e poi vincolati dalle Belle Arti.
Oggigiorno la proprietà è passata dai Serravallo ai Tinarelli che hanno però mantenuto l’identità di farmacia storica; in particolare molti ricorderanno la gestione delle sorelle Tinarelli, oggigiorno passata al figlio Davide Iadanza che prosegue l’attività di famiglia.
E proprio il giovane titolare, ricevuto il manto sette anni fa, ci ha raccontato passato e presente di una farmacia ora più che mai al centro della città.

Che cosa vuol dire essere proprietario di una farmacia storica a Trieste?
Essere storico non è necessariamente un pregio o un difetto; la farmacia infatti come istituzione nasce per essere a contatto con il pubblico. Le leggi attuali prevedono una pianta organica con una distribuzione territoriale precisa: si tratta di un servizio primario, pertanto devono essere ben distribuite onde fornire il massimo accesso.
In questo contesto Trieste è atipica come zona: è una città piccola, ma a confronto col resto del Friuli Venezia Giulia rimane una città di notevoli dimensioni; la farmacia poi a Trieste cambia a seconda del quartiere e dello scopo, è infatti diversa una farmacia a Cavana rispetto ad una di un Rione o ancora d’una comunale; infine il centro storico è ‘minato’ di farmacie. Vi sono cinque farmacie, nel cuore della città, nell’arco di soli 500 metri; in altre città la legge prevede che le farmacie siano distanti almeno 200 metri, mentre qui siamo a 50 metri, a volte meno. Si tratta di vecchie leggi e vecchie distribuzioni, eredità della storia della città.
Che cosa vuol dire lavorare in Cavana?
Negli anni Novanta avere qui la farmacia non era un privilegio, ma uno svantaggio; era una zona in degrado. Pensi che mia madre e mia zia chiesero, all’epoca, il trasferimento verso il centro commerciale Giulia; richiesta negata e fu una fortuna, perchè ora Cavana è una zona turistica.
Non siete solo una farmacia, ma avete anche un laboratorio…
Un laboratorio è sempre stato presente, ma quello odierno nasce dieci anni fa: avevamo iniziato a fare integratori salutistici, con estratti secchi vegetali, e col tempo abbiamo creato una linea di prodotti tra capsule, creme e tinture. Abbiamo voluto riprendere una vena creativa presente già cent’anni fa, con la famosa Ferro China Serravallo…
Immagino non sia più in produzione…
In realtà viene tutt’oggi venduta dalla nostra farmacia: è un ricostituente in forma liquida, con un tenore alcolico di 19 gradi, ricco di ferro citrato e con la radice di china, quest’ultima derivante dal Sud America, famosa per ‘aiutare i deboli’.
E’ ottima per chi è anemico, febbricitante, debole o per chi soffre di cachessie, ad esempio sindromi di forte stanchezza, debolezza e così via.
Veniva venduta all’epoca di Svevo come un farmaco; oggigiorno viene richiesto per ragioni nostalgiche, ‘perchè la nonna me lo dava’, e dai turisti che hanno piacere ad avere un ricordo del luogo. Ricordiamo però come il Ferro China sia tutt’oggi un ottimo digestivo e tonico.
Qual è il legame col turismo?
Non siamo un museo, ma svariate guide turistiche portano i propri gruppi a far vedere l’arredo e, all’esterno, lo stemma storico; spesso, dopo aver raccontato la storia della Ferro China, i turisti l’acquistano come ricordo.
Come affrontate, quale farmacia, la concorrenza online?
Io ripeto sempre ai miei collaboratori: nel 2025 non possiamo vedere ‘solo’ il prodotto. Il farmacista dovrebbe informare su come usarlo, consigliarlo correttamente, e così via. La farmacia deve vendere un servizio: essere una persona di cui il cittadino si fida, di cui si apprezza la professionalità. Se riduciamo invece tutto ad una ‘guerra di prezzo’ la farmacia perde sempre.
Il Rettore Di Lenarda ha dichiarato che vi sono sempre meno studenti di Farmacia, c’è una carenza a livello nazionale. Che cosa ne pensa?
Sicuramente il post Covid ha aggravato molto la situazione; dai bar, ai ristoranti, e in molte altre professioni c’è una generale carenza di figure giovani. La situazione per il mio settore è grave e in generale non sussiste l’impegno di mettersi in gioco.
Il lavoro del farmacista è naturalmente duro e personalmente dispongo un aggiustamento dei salari, vi dev’essere una gratificazione per il lavoratore. A confronto con quindici anni fa l’impegno richiesto è senz’altro maggiore: più ore, più giorni, più festivi e turni di notte. La situazione è cambiata in particolare con l’arrivo delle grandi catene come Hyppocrates.
[z.s.]


