Out of Bounds, una mostra svela al Cavò i segreti delle case chiuse di Cavana

13.07.2024 – 07.01 – 30 bordelli e 200 lavoratrici nel 1868, 40 case chiuse e 257 lavoratrici nel 1914, 26 casini e oltre 200 lavoratrici nel 1920, 33 case e 200 lavoratrici nel 1925. Sono solo alcuni dei numeri della geografia delle case chiuse e dei bordelli di Trieste tra ottocento e novecento, raccontati da una mostra ‘a luci rosse’ nel Cavò di Via Rocco n. 1, intitolata ‘Out of Bounds‘. Se il nucleo dei bordelli triestini era infatti concentrata nell’ottocento nella zona dell’ex ghetto, dietro piazza Grande, a seguito dell’azione del ‘piccone risanatore’ questa geografia del piacere (e dell’abuso, da parte di protettori e ruffiani) si spostò nell’adiacente Cavana, dove rimase fino agli anni Sessanta del novecento.
La mostra, organizzata da Cizerouno per Varcare la frontiera_Margini & Cavana Stories, è ambientata negli anni del Governo Militare Alleato (GMA) quando l’amministrazione scelse di etichettare con un disco attraversato da una X tutte le aree malfamate che i soldati inglesi, americani e neozelandesi non dovevano frequentare. Vie, singoli civici, piazzette e così via: un invito al proibito che, dalle testimonianze, sortì l’opposto effetto.
Attraverso le fotografie del professionista Mario Magajna (1916-2007) che, durante la guerra fredda, lavorava per il ‘Primorski denvnik‘ è stato possibile ricostruire queste aree ‘Out of Bounds’, corrispondenti alle diverse case chiuse. L’esposizione si compone infatti di una riproduzione delle fotografie scattate tra il 1950 e il 1960, offerte dalla Fototeca della Sezione di storia ed etnografia presso la Biblioteca nazionale slovena e degli studi (Odsek za zgodovino in etnografijo pri Narodni in študijski knjižnici) Fondo Primorski dnevnik. Rivivono vie tutt’oggi esistenti, ma irriconoscibili per lo stato di allora di profondo degrado; tolta la patina turistica e trendy odierna riemergono strade luride e malfamate, dove dominava la criminalità e il disco-marchio di infamia: via dei Capitelli, via del Fico, via delle Mura, via del Fortino, via dei Fornelli e via del Sale.
A seguito della Legge Merlin (20 settembre 1958), le case chiuse divennero ‘out of bounds’ non solo per gli Alleati, ma per tutti. Trieste, dopo Roma e Milano, fu però una delle città dove la struttura delle case chiuse resistette più a lungo: le vecchie prostitute si finsero portinaie, i proprietari dei bordelli divennero amministratori di stabili, scambiando il taglieggiamento di un tempo con esosissimi affitti per le ospiti. Il capoluogo giuliano riemerse pertanto nella cronaca per le tante retate della polizia post Legge Merlin confermando un ‘rifiuto’ che aveva radici lontane.
Oltre alle foto, la mostra presenta anche le testimonianze audio di alcune delle ex prostitute che un tempo avevano lavorato in Italia e un video multimediale dove compare la geografia degli ‘Out of Bounds’ con alcune informazioni statistiche; si apprende ad esempio che nel 1910 a Trieste vivevano 267 prostitute registrate dall’impero austriaco, di cui 61 tedesche, 37 ungheresi, 8 ceche, 28 slovene, 85 genericamente ‘slave’, 43 italiane, 2 ucraine, 1 turca e 1 polacca. Un micro impero austroungarico riprodotto nei confini di una casa chiusa.

La mostra, ha spiegato l’associazione Cizerouno all’inaugurazione, rappresenta una delle ultime evoluzioni del progetto volto a recuperare le memorie di Cavana iniziato nel 2019 con l’installazione artistica ‘Doublin Trieste‘. Fin dall’inizio le case chiuse dimostrarono di essere una delle memorie popolari più diffuse; un’impressione confermata dai dati stessi che comunicavano “un’economia florida e consistente”. Attraverso la mostra – ma chi vuole approfondire deve frequentare i tour della Presidente delle Guide Turistiche FVG Francesca Pitacco, tra le ‘menti’ dietro l’esposizione – emergono tanti dettagli, come le facciate adorne con foglie di felce, simbolo dei neozelandesi; o in un ambito più oscuro, il dilagante uso degli stupefacenti per reggere i ritmi industriali dei bordelli di Cavana. Le prostitute, già a inizio novecento utilizzavano morfina ed eroina per sopportare il via vai di “20-40 clienti al giorno”.

Oltre alla mostra, ‘Out of Bounds’ propone due eventi collaterali: mercoledì 17 luglio alle ore 21, un tour speciale di Cavana Stories con Francesca Pitacco su un nuovo itinerario alla scoperta delle case chiuse in Cavana e apertura notturna della mostra al Cavò.
Giovedì 18 luglio, ore 21, si terrà invece al Teatro dei Fabbri, ‘Una delle tante‘, letture e regia di Nicole De Leo, musiche e coordinamento Mario Di Martino, visual Comunicarte.

La mostra è aperta il giovedì, venerdì e sabato, dalle ore 17-19.30 fino al 4 agosto.
Per info e prenotazioni, scrivere a [email protected]

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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