Premio giornalistico “Almerigo Grilz”, la discordia del nulla

07.05.2024 – 09.44 – Brandelli di memoria storica e brama di polemica, ad ogni costo. Le cose a volte vanno a braccetto e a confermarlo sono gli strali lanciati dal comitato sorto a Trieste per osteggiare il premio giornalistico intitolato alla memoria del giornalista triestino Almerigo Grilz, prima edizione di un progetto votato alla valorizzazione dei giovani reporter (under 40 per la precisione) che puntano al giornalismo di guerra, quello fatto di inchieste e riflessi da dipingere esclusivamente sul campo.
Il comitato in questione si professa nel nome di una “Trieste democratica e antifascista”, si arroga intanto di una egida globalizzata per la provincia e (ri)apre i capitoli dell’attivismo politico a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quando Almerigo Grilz di certo rappresentava cardine e riferimento per la destra giovanile, quella militante, presente, anche “guerriera” all’occorrenza nelle strade o nelle scuole.

La storia di Grilz è nota ma spesso confusa. Una parte della Trieste schierata a sinistra rammenta soprattutto le sue trame politiche e di azione militante, ignora o sottovaluta invece (qui consapevolmente) il percorso giornalistico, l’abito pioniere nei reportage di guerra, l’idea di un racconto da respirare a contatto con le frontiere dei conflitti dimenticati e lontani.
Grilz morirà in un tale contesto, a soli 34 anni, primo reporter italiano caduto nel dopoguerra in uno scenario bellico, ucciso da un proiettile vagante in Mozambico, all’atto della sua vera idea, quella che parlava di un giornalismo elitario, è vero, ma libero e slegato da logiche di costume e da ideologie. A portare avanti tale traccia ci penseranno Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, allievi, eredi e ora testimoni di quel giornalismo che abiura il virtuale e che prova a narrare “solo” verità; a costo della vita se necessario.

Il premio sottende questo, niente altro. Eppure per le rappresentanze della “Trieste antifascista e democratica” il progetto tratteggia ben altro e come affermato dal portavoce Pier Paolo Brovedani durante la conferenza ospitata al Circolo della Stampa: “E’ una forma di riabilitazione del Ventennio e del neo fascismo. Il premio non è una evocazione del giornalista ma del militante. Se ricevessi un premio simile lo nasconderei di certo..”.
Non è tutto. A corredo della protesta ecco improbabili “dossier” sulle attività nefaste di Grilz e inoltre le richieste a Regione FVG, Comune e Ordine dei Giornalisti di prendere debitamente le distanze dal premio, revocando patrocinio e supporti finanziari.

Quante domande. Chissà se i naufraghi della sinistra se le fanno anche a sostegno di questioni molto più attuali e probanti, come quelle ispirate ad una sedicente insegnante che nel tempo libero dispensa mazzate (letterali) non certo a manca ma esclusivamente a destra, collezionando una trentina di denunce e una manciata di condanne (da sola probabilmente più di tutti gli attivisti del Fronte della Gioventù dell’epoca a Trieste).
Ah, già, qui una candidatura alle Europee è cosa buona e giusta e offende meno di un premio giornalistico, senza contare l’apporto fondamentale del padre sui palchi delle manifestazioni del 1° Maggio; il patriarcato all’occorrenza in fondo serve a qualcosa.

A proposito di richieste. Nella griglia degli “accusati” figurano anche alcuni giurati eccellenti del Premio “Grilz”, soprattutto Tony Capuozzo e Giovanna Botteri. Il primo, in tempi insospettabili, ha sempre sostenuto il retaggio di Grilz in veste di giornalista di guerra, la seconda, triestina e volto notissimo che certo non necessita di visibilità, gettoni di presenza e cause perse, non ha mai nascosto l’appartenenza a posizioni di sinistra.
Entrambi hanno aderito al Premio “Almerigo Grilz” nel nome dell’altra appartenenza: al giornalismo che respira impegno, idee, presenza, coraggio. Qui l’ideologia è come il Paradiso, può attendere. Non la pensano invece così gli aderenti di quel comitato targato “Trieste democratica e antifascista”, una comparsata che ripensa al passato confondendo esclusivamente il presente.

[f.c]

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