Professione Libraio Antiquario. Uno sguardo alla Drogheria 28 con ‘l’archeologo del libro’ Simone Volpato

26.03.2024 – 08.13 – A ogni malattia la sua medicina, a ogni dolore dell’anima il suo libro. Il paragone sorge spontaneo quando il visitatore entra negli spazi carichi di cassetti e cassettini propri della Drogheria 28, di via Ciamician n. 6 di Trieste. Una vecchia Drogheria, rinata come Libreria Antiquaria sotto l’egida del professore Simone Volpato.
La professione in questione, in una città ‘di carta’ quale Trieste, è sempre stata fortissimamente presente, contornata da un eterogeneo insieme di rigattieri, librai, rivenditori dell’usato e naturalmente tanti collezionisti. Trieste pertanto come città dove il libro passa più volte di mano, dove dalla prima edizione trasecola di possessore di possessore. Città dove il lettore è spesso scrittore; e dove i grandi della letteratura novecentesca godevano a propria volta di ampie collezioni librarie. Onde indagare questo patrimonio e cosa effettivamente voglia dire essere ‘Libraio Antiquario’, Trieste News ha intervistato il prof. Simone Volpato. 

Quale percorso porta a diventare Libraio Antiquario? 

Io non nasco Libraio, ma ho un cursus honorum universitario; dottorato di ricerca in bibliografia archivistica, legato alla storia dell’editoria, del libro e soprattutto delle biblioteche private, con una particolare attenzione all’importanza di far riemergere patrimoni librari dispersi e frantumati.

In precedenza, insegnando a Trieste, mi ero reso conto di come lo studio delle biblioteche private non era contemplato; incominciai con Scipio Slataper, con la biblioteca da me scoperta di Italo Svevo, la collezione personale di Virgilio Giotti, di Umberto Saba, l’archivio degli scrittori di Anita Pittoni… A un certo punto questo bagaglio di ricerche accademiche si è trasformato nello strumento di questa professione; considerando per altro come avevo già lavorato per una Libreria Antiquaria per sette anni a Gorizia, stilando i cataloghi. 

Non credo all’idea romantica della persona che sente la vocazione di diventare Librario; quello dell’Antiquario è un mestiere che richiede competenze sedimentate, acquisite nel tempo. Il Libraio è un archeologo del libro.
Occorre anche avere una buona rete di collaboratori, specie in ambito universitario. Non siamo dei ‘mercanti’; piuttosto noi vendiamo le storie dietro il libro, più che il libro in sé. 

Come si giunge a gestire una Libreria Antiquaria?  

A Trieste, complice Bobi Bazlen, c’è sempre stato un trionfo della bancarella dei libri antichi o di seconda mano. Ecco, la Libreria Antiquaria è qualcosa di completamente differente; non si lavora sulla quantità, non si vuole vendere subito, ma si preferisce la qualità dell’opera, prediligendo nuclei ben precisi e dando a determinati documenti un’evidenza contenutistica. 

Io sono partito dal fondo di Cesare Pagnini, un collezionista e studioso di Da Ponte e Casanova. I parenti erano ormai scomparsi e ho rilevato il fondo. In seguito, partendo dal diario di Anita Pittoni, ho ricostruito i passaggi attraverso cui l’archivio era stato smembrato. Un lavoro di grande pazienza, quasi da detective. In generale gran parte dei libri giungono a seguito di ricerche che ho intrapreso; i collezionisti nei quali mi imbatto consentono di giungere a nuovi fondi, nuovi ritrovamenti. Non è un mestiere passivo, non ‘attendo’ che arrivi il libro. Il Libraio Antiquario va a cercare i libri e soprattutto le storie che nascondono. 

Qual è il rapporto con i rigattieri o in generale con i librai di libri usati a Trieste? 

Naturalmente può succedere che i libri rari vengano ritrovati dai rigattieri; c’è un rapporto di sinergia coi rivenditori; a volte invece su 1000 libri acquistati sono interessato solo a 2, ma i restanti vengono rivenduti ai rigattieri che a propria volta diventano partner fidati. 

Come è avvenuto il ritrovamento della biblioteca di Italo Svevo? 

La scoperta avvenne prima che io divenni Libraio Antiquario; era conservata, ma non riconosciuta all’interno del fondo del genero di Svevo cioè Antonio Fonda Savio.
Lavorando su altri fondi, specie di Anita Pittoni, avevo poi ritrovato altre porzioni della biblioteca dello scrittore. Ciò non deve sorprendere; i libri viaggiano, la collezione era stata dispersa quando nel 1945 Villa Veneziani era stata bombardata. Onde prevenire una distruzione totale, molti libri erano stati collocati in diverse sedi. 

In tema di scoperte ancor più straordinarie, assieme all’aiuto e alla supervisione di Marco Menato, all’epoca direttore della biblioteca Isontina, si è arrivati a una ricostruzione e ritrovamento della biblioteca di Carlo e Alberto Michestaedter.

Come mai così tante biblioteche private, anche di lustro, passano nelle mani dei Librai Antiquari?

Spesso siamo il terminale di eredi o purtroppo spettatori di baruffe ereditarie; altre volte ancora veniamo convocati per apposite perizie. In quanto socio di ALAI (Associazione Librai Antiquari d’Italia) posso fornire una professionalità e delle garanzie assenti nel caso del rigattiere.
Ero stato ad esempio convocato, con la Soprintendenza archivistica, a proposito della biblioteca delle Orsoline di Gorizia. 

Quale genere di libri commercia Drogheria 28? C’è un particolare ambito? 

Io tratto anche libri antichi; in generale non ho una specializzazione. Il mio nucleo principale è il novecento, soprattutto la letteratura triestina. Come dice Mughini, ‘Trieste è come una campana: dove la batti suona’. Però tratto anche la storia locale; ad esempio all’università avevo lavorato a lungo sulla biblioteca privata di Domenico Rossetti, il che a sua volta mi ha portato a studiare la biblioteca di Cesare Pagnini. 

In generale vado dagli incunaboli, alle pergamene, ai manoscritti, alle cartine geografiche del settecento, alla letteratura moderna. Sono inoltre interessato al mondo dell’Istria e della Dalmazia, ai contatti con Venezia, all’entroterra del Friuli. Io ragiono su scala regionale; sono anche interessato a Ippolito Nievo, a Pasolini…
Trieste ha una collocazione affatto periferica, è anzi alla convergenza di diverse culture editoriali e tipografiche. 

Può succedere che il rigattiere, coi decenni, divenga Libraio Antiquario? 

In generale si tratta di settori molto diversi; il rigattiere, ad esempio, vende anche oggettistica. Il Libraio Antiquario si limita ai soli libri; al più vende cartoline, pamphlet e diplomi. È vero che, accanto al libro, vi è l’effimero. Potrebbe sembrare strano, ad esempio, ma in una città di mare come Trieste ricchissima di brochure nautiche del Lloyd Triestino e della Cosulich (studiate da Maurizio Elisio e Sergio Vatta) nessuna libreria si interessava a venderle. Si tratta di un filone – i ‘Piroscafi di carta’ – che ho aperto io, indagando la produzione pubblicitaria di Trieste, grazie a Piero Delbello. Questo introduce un altro elemento fondamentale del Libraio: deve essere umile, essere disposto a relazionarsi, a collaborare con chi ne sa di più. 

Qual è il libro più ricercato dai collezionisti? So che, negli ultimi anni, c’è un forte interesse per il ‘pezzo unico’…

Il libro unico ha anche un prezzo unico, naturalmente. In generale si chiede letteratura triestina di alto livello; libri, dattiloscritti e quanto oggi definiremmo ‘scartafacci d’autore’.
Si tratta del materiale preparatorio che uno scrittore produce prima di arrivare alla stampa di un libro. Gli appunti di scrittura, insomma. 

Chi sono i clienti di Drogheria 28? Vengono venduti, ad esempio, anche libri in lingua? 

Vi sono anche clienti sloveni per materiale legato alle loro terre; e tedeschi per edizioni di pregio in ambito mitteleuropeo. Ho una relazione con una grande libreria londinese, ma in generale la lingua rimane un grande freno. In larga maggioranza ho pubblicazioni in lingua italiana; sebbene opere come la prima edizione de ‘Il porto sepolto’ di Ungaretti vengano ricercate anche all’estero. 

Che cos’è infine Drogheria 28? Parliamo un po’ del ‘luogo’ del Libraio…

Dal 1928 – da cui il nome – fino al 2000, questa era una drogheria; fino al 2012 era rimasta chiusa, a seguito della morte del proprietario. Sigillata per dieci anni, con l’intero contenuto conservato nei cassetti e negli armadi. 

Io, a mia volta, cercavo un magazzino per i miei libri di studio; io infatti non sono un collezionista, tengo solo i libri che mi servono per lavoro. Mi appaga il momento della ricerca e non ho interesse ad avere una personale collezione. Quando ho visto quest’ambiente, ho subito pensato a trasformarlo in una Libreria vera e propria.
La Drogheria è stata poi conservata nella sua interezza, attuando un restauro conservativo. 

Si può parlare, a Trieste, di un quartiere dei Librai o della letteratura? Penso, ad esempio, al vecchio ghetto ebraico… 

La posizione di Drogheria 28 è certo strategica; siamo a pochi passi dal Museo Sveviano, dalla Biblioteca Hortis, da Villa Sartorio… Qui vicino viveva Giorgio Pressburger, oggigiorno vive Diego Marani. La scala Ciamician, poco distante, è dove venne scattata la famosa foto di Umberto Saba.  

Trieste non è certo Parigi o Napoli, con Port’Alba, dove vi è il quartiere dei librai. Effettivamente però è interessante vedere la dislocazione delle Librerie, perchè sono luoghi capaci di innestarsi su location un tempo molto vivide di negozietti e che oggigiorno una certa idea di consumismo ha fatto chiudere, dando libero sfogo a bar e ristoranti.
Se vogliamo Drogheria 28 è un piccolo presidio contro tutto ciò.  

[Classe 1972, Simone Volpato è stato il primo dottore di ricerca in Scienze Bibliografiche. A lungo docente di Storia del libro e dell’editoria e di Bibliografia nelle Università di Trieste e di Udine, Volpato ha poi aperto nel 2012 una libreria antiquaria a Trieste.
Drogheria 28, in via Ciamician n. 6, è aperta dal martedì al venerdì, ore 10-13 e 16.30-19.30. È possibile contattare il gestore scrivendo a [email protected] o + 39 349 5872182]

 

 

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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