13.12.2025 – 10.30 – Guerre di dazi, inflazione a go go, due conflitti in corso da diversi anni (Gaza e Ucraina). Eppure l’export di Trieste e del Friuli Venezia Giulia manifesta numeri molto positivi, quasi doppi a confronto del normale. C’è naturalmente una nascosta ragione e sono i dati della cantieristica navale, le cui maxi commesse di Fincantieri e altri operatori ‘drogano’ o di volta in volta deprimono il mercato. E tuttavia, anche considerando questo fattore, l’export della Regione rimane col segno all’insù.
Scorrendo i dati in oggetto, risulta come nei primi nove mesi del 2025 l’export delle imprese triestine e friulane si sia assestato su 16 miliardi di euro, di contro ai 13 del 2024. Il valore di crescita è stato pari a 3 miliardi di euro (+22,5%) configurando il FVG come la regione più fortemente in crescita.
Nel Nord Est, di nuovo, questa è stata un’eccezione, con il Trentino Alto Adige (-1,5%) e il Veneto (-0,6%) in calo e solo l’Emilia-Romagna con una timida crescita (+0,5%). La variazione si è pertanto fermata a un +1,9% nel Nord Est, a fronte di una crescita del +3,6%. I dati provengono da una rielaborazione dei numeri dell’Istat eseguita dal ricercatore del’Ires FVG Alessandro Russo.
Guardando invece alla direzione dell’export, di nuovo alcune sorprese made in FVG: la Germania che sconta una parziale crisi economica (e industriale) ha comunque ricevuto gran parte dei flussi, con un aumento del +55%; e i dazi statunitensi non sembrano scoraggiare l’export verso il continente, anzi l’aumento è qui del +67,5%. Duplici in questo caso le spiegazioni: si tratta di beni di lusso per i quali l’effetto dazi è relativo; e si tratta di cantieristica navale, con commesse di anni precedenti. C’è invece un calo ed è in Europa orientale, con la Polonia scesa a un -6,8%.
La produzione di navi e imbarcazioni, specie di lusso, pertanto traina il settore: basti considerare che, un anno fa, la cantieristica segnava un miliardo in più sulla bilancia dell’export, mentre negli stessi nove mesi, nel 2025, registra 3,7 miliardi, praticamente un quarto dei 16 miliardi totali. In termini percentuali per la cantieristica si tratta di un incremento del +245,6% (!). Il merito stavolta non è di Monfalcone, ma della produzione triestina, con un aumento del +118,7% nella provincia giuliana e un arretramento invece del -1,3% nell’isontino.
I principali settori dell’economia del Friuli Venezia Giulia registrano comunque aumenti nelle vendite estere; la meccanica strumentale segna un +7,6%, il settore dei mobili un +6,9%, i prodotti alimentari e le bevande un +8,6%, gli apparecchi elettrici un +12,6%. La metallurgia presenta un andamento di -1,8%; il comparto di computer, apparecchi elettronici e ottici subisce invece una contrazione del -46,5%, collegata all’area giuliana, con le annunciate delocalizzazioni di diverse realtà produttive.
[z.s.]


