Gabrovec (Pd – Ssk): «Comune Trieste de facto già metropolitano»

18.09.2015 | 14.45 – «Il Comune di Trieste è de facto già metropolitano», ad affermarlo il consigliere regionale Igor Gabrovec (Pd-Ssk) che ha deciso di intervenire nuovamente in merito alla questione della città metropolitana.

Secondo Gabrovec «è curiosa la spinta d’accelerazione che ha avuto la questione della città metropolitana di Trieste sulla scia di una semplice polemica, certamente amplificata dai media, tra un parlamentare triestino e il Consiglio regionale. In questo senso sbaglia chi minimizza la questione del “metodo”, considerato che soltanto di metodo si è effettivamente parlato.

E non ci si è posti, in Consiglio regionale, – prosegue il consigliere regionale – la domanda circa la facoltà, questa si indiscutibile, del senatore di presentare un qualsivoglia emendamento, che fosse condiviso o meno, quanto dell’opportunità di ledere il principio di autonomia dell’Assemblea regionale a Statuto speciale di riscrivere-modificare il proprio documento fondante, in un certo senso Carta Costituzionale del Friuli Venezia Giulia».

Si dice pronto a limitarsi a considerare le conseguenze nel sempre più “aspro” dibattito tra friulani e triestini, Gabrovec: «Una polemica giornaliera che ha riportato a galla vecchi e nuovi rancori, aspettative tradite, mai sopite ambizioni. Proseguiamo da settimane a suon di sciabolate quando invece dovremmo fare trade union, tutti assieme, possibilmente con chi, sui confini alpini, condivide le nostre stesse preoccupazioni e ambisce agli stessi obiettivi”.

E passando al ‘merito’ della questione, vale a dire se istituire o meno una o più città metropolitane nel FVG Gabrovec afferma: «Anche qui non posso che spezzare un lancia a favore del Consiglio regionale che, con una discussione ricca, articolata e neanche troppo lunga, ha preso atto, seppur con rammarico, delle modifiche non richieste e tuttavia approvate dalla Camera Alta romana».

Poi prosegue: «Al contempo abbiamo riaffermato due cose importantissime. Primo: le città metropolitane da noi si possono istituire fin dalla legge regionale n°1 del 2006, che fissava già allora con lungimiranza precisi paletti e condizioni anche a misura di Trieste. Secondo: stando alle prerogative statutarie decidiamo noi e solo noi – Consiglio regionale, triestini compresi. Se ne deduce quindi che abbiamo assistito (e stiamo ancora assistendo) a un dibattito sul nulla, su un qualcosa che si poteva fare prima, si sarebbe potuto fare nei confini della proposta originaria di modifica statutaria e si potrà fare, non di meno e non di più, dopo la modifica voluta a Roma».

Andando al nocciolo della questione il consigliere ha affermato: «Stando al dispositivo delle legge regionale 1/2006 la città metropolitana nasce da uno o più comuni, purché tocchino i 200.000 abitanti. Trieste quindi ci sta anche da sola. Diciamolo più chiaramente: Trieste, se vuole, è già città metropolitana. Con pregi e difetti compresi, con opportunità e funzioni aggiuntive che possono venir trasferite dalla Regione e dallo Stato: portualità, sviluppo industriale, collaborazione transfrontaliera, etc.».

Che ne rimane degli altri, i Comuni che la circondano? Perché questo è uno dei nodi principali, vale a dire come garantire i necessari gradi di autonomia politica ed amministrativa ai comuni per lo più perfettamente bilingui, nei quali la minoranza slovena gode di precisi diritti e ruolo sanciti fin dai trattati internazionali.

La domanda sorge così spontanea: come salvaguardare i piccoli comuni, di per sé “speciali”, dal venir ingoiati da una città dieci volte più grande?

«La risposta sta in parte nella stessa legge 1/2006 – afferma Gabrovec – e in parte negli statuti delle città metropolitane già istituite, quindi tutto già scritto: i cinque Comuni, contraddistinti da continuità territoriale o adagiati sullo stesso confine di stato possono rimanerne fuori formando una UTI a sè stante che può sottoscrivere convenzioni con il comune metropolitano, anticipando le già più che preannunciate difficoltà operative che si prospettano nell’UTI Giuliana così come disegnata. È altresì vero che la legge non consente l’imposizione dell’adesione alla città metropolitana per quei comuni che ritenessero non conveniente o opportuno farne parte. E siamo a quelle che era sostanzialmente una delle mie proposte iniziali: lasciamo le città principali fuori dalle UTI. Soluzioni simili sono quindi possibili in altre aree regionali con piccoli accorgimenti da adottare alla recente legge di riforma, la 26/2014».

Un’ultima considerazione: «Tutto si può fare, anche a Trieste, purché si parta dal riconoscere, considerare, condividere e rispettare le peculiarità dei territori che andiamo a toccare, le diverse sensibilità ed esigenze. A Trieste sono soprattutto legate alla presenza storica e tutelata della minoranza slovena, che va considerata per quel che è: non una “rogna”, bensì ricchezza e valore aggiunto».

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