Slider tra emozioni adolescenziali, tra crescite e tumulti

31.05.2023 – 13.46 – Uno di quei periodi della vita che accomuna tutti e da cui non si può scappare è l’adolescenza. Spazio liminale tra la fanciullezza e l’essere adulti, questa fase si caratterizza per tratti tumultuosi e aria di cambiamento, sia a livello fisico che psicologico. È da questo momento che si iniziano a porre le prima basi per la costruzione di un’identità personale; soggettività uniche iniziano ad emergere. Fondamentali sono le relazioni e i contesti in cui l’adolescenza prende piede: i genitori, i pari e la scuola sono una triade da cui dipendono lo sviluppo di competenze interpersonali e l’acquisizione di conoscenze ed abilità. L’adolescente, infatti, nell’incontro con l’altro acquisisce, mano a mano, maggiore consapevolezza di sé – in un periodo di profondo mutamento anche a livello cognitivo.

Durante una prima fase, tra i 12 e i 14 anni, il pensiero dei più giovani è incoerente e tende a strutturarsi in compartimenti stagni; si riconosce una fatica a livello cognitivo nel legare in maniera logica concetti diversi. “Il dualismo tutto o niente è parte integrante di questo stadio” – apostrofa Lisa Di Blas al primo incontro della conferenza “L’adolescenza tra rischi e opportunità” organizzato dall’associazione “In Prospettiva” a Trieste. Solo più tardi, tra i 14 e i 16 anni, il giovane adulto riconoscerà alcuni suoi contraddittori all’interno di un iniziale processo di auto-conoscenza, all’insegna di domande esistenziali sulla propria identità, come “chi sono io?” o “cos’è per me importante?”. “In questo preciso momento temporale si parla, infatti, di stato confusionale. L’adolescente sta appena iniziando a coordinare le varie incongruenze presenti nel suo pensiero” – continua la professoressa associata di psicometria presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Trieste. In un terzo periodo, dopo i 16 anni, riuscirà a cogliere le diverse sfumature che caratterizzano il suo ragionamento e a farle proprie, senza rifiutare la complessità che fa parte dell’umano e di ciò che lo circonda. Nei giovani, una crescita cognitiva esponenziale così importante, a cui corrisponde la maturazione dei lobi frontali del cervello, si affianca un periodo comprensibile di instabilità. “È qui che il supporto genitoriale è fondamentale. Gli studi, infatti, dimostrano che modalità critiche del genitore verso l’adolescente sono associati a problemi comportamentali nel ragazzo. Più i genitori sono poco accoglienti e più i ragazzi avranno difficoltà comportamentali” – afferma Lisa Di Bias.

Un’attenzione particolare dovrebbe, quindi, distinguere il contesto familiare. E come se non bastasse, nell’ambiente casalingo, è presente un altro fattore di precarietà per il ragazzo, ossia nel passaggio poco graduale da una relazione asimmetrica ad una simmetrica con le proprie figure di riferimento, in cui le differenze tra i ruoli sociali si affievoliscono fino al raggiungimento di rapporti alla pari. È proprio in questa terra di mezzo vissuta dall’adolescente, in cui spazi fisici e psicologici trovano pian piano una loro ridefinizione, che un accompagnamento della società verso la vita adulta del giovane, appare fondamentale. Lasciare un adolescente a se stesso è una mancanza di cura che non può passare inosservata. Farsi delle domande può essere complicato, ma forse partire proprio dal disagio che permea i giovani del presente è doveroso. “Uno dei dati più preoccupanti – conclude Lisa Di Blas – è il calo di autostima tra gli adolescenti, una percezione legata al volersi bene più che a un discorso legato alle proprie capacità. Un crollo generale di autostima permea questa fascia d’età, con numeri importanti fra le ragazze – fin dalla prima adolescenza”. Ripartire da quel rumore di fondo disturbante che caratterizza periodi di vita altri è una prima strada per empatizzare con i più giovani: ascoltare, farsi delle domande, agire sullo status quo.

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