Covid-19 e Università di Trieste, ASUGI analizza impatto di vaccini & mascherine

06.04.2023 – 12.55 – Protocolli da compilare, mascherine da indossare, mani da igienizzare. E poi chiusure a distanza di settimane o mesi, Green Pass da esibire, Green Pass d’aggiornare… L’Università degli studi di Trieste (Units) scelse, durante il periodo pandemico, di riaprire i propri spazi, inaugurando un rigoroso sistema di controllo, a suo tempo al centro d’infuocate polemiche. Qual è stato il reale impatto di queste misure sul contenimento del contagio da Coronavirus? Lo rivela ASUGI che ha appena pubblicato sulla rivista internazionale Vaccines uno studio sulla sorveglianza Covid-19 fra gli oltre duemila (2.323) lavoratori dell’ateneo giuliano, che valuta anche l’efficacia protettiva dei vaccini.
Il personale universitario è stato infatti soggetto ad interazioni interpersonali a rischio dovuti al contatto stretto e frequente con studenti e colleghi, soprattutto durante lezioni in ambienti sovraffollati. Lo studio, condotto dall’ Unità Clinico Operativa di Medicina del Lavoro di ASUGI, ha esaminato l’incidenza del Covid-19 nella coorte dall’inizio della pandemia (1 marzo 2020) fino al 2 aprile 2022.
Al fine di riprendere le lezioni in presenza dopo il lockdown della prima ondata Covid-19, l’Università di Trieste ha introdotto una serie di misure preventive per contenere la diffusione del virus, fra cui tempestivo contact-tracing, ventilazione sistematica di tutti i locali, disinfezione delle superficie ed obbligo di indossare la mascherina al chiuso. In ottemperanza al protocollo di sorveglianza del dipartimento di prevenzione ASUGI, il personale dell’Università di Trieste è stato sottoposto a screening per SARS-CoV-2 mediante PCR su tampone a richiesta del lavoratore, in caso di sintomi compatibili con Covid-19 o per contact-tracing, a seguito di contatto stretto.

I dati hanno dimostrato che l’incidenza del Covid-19 tra il personale universitario era inferiore a quella degli operatori sanitari di ASUGI. Rispetto ai colleghi non vaccinati, l’incidenza cruda era inferiore in quelli immunizzati con la dose booster, mentre il rischio di infezione aumentava solo negli specializzandi di medicina, sebbene limitatamente al periodo Omicron. Dopo l’inizio della campagna vaccinale nazionale contro il Covid-19 (27 dicembre 2020), i lavoratori immunizzati con la dose booster avevano un rischio minore di infettarsi con SARS-CoV-2 sia prima che durante l’ondata Omicron. L’efficacia vaccinale della dose booster era pari al 90% prima rispetto al 63% con la diffusione della variante Omicron, senza differenza significativa tra vaccinazione omologa (tre dosi di vaccini a m-RNA) ed eterologa (prime due dosi di Astrazeneca seguite da una terza dose di vaccino a m-RNA).

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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