19.10.2022 – 11.22 – Il livello medio del mare è salito, dalle prime misurazioni nel 1880, di 21-24 centimetri, con importanti conseguenze. Ma si tratta di cambiamenti di poco rilievo a confronto con gli scenari immaginari per i decenni a venire: se il piano di contenere le emissioni di gas serra a bassi livelli riuscirà nei suoi obiettivi, il mare aumenterà di 28-55 cm; se invece mancherà il coordinamento internazionale e l’inquinamento continuerà a i livelli attuali, la crescita sarà di 63-100 cm, a causa della perdita dei ghiacciai e delle calotte polari.
“L’innalzamento del livello del mare è un rischio per la società, dal livello locale a quello globale” così Sylvie Joussaume del Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica ha sintetizzato la posta in gioco, nel corso della Sea Level Rise Conference 2022.
Il convegno si proponeva di delineare le conoscenze attuali sull’innalzamento del livello de mare conseguenza del cambiamento climatico; onde poi comprendere come procedere tanto nella ricerca, quanto nelle soluzioni a livello mondiale. La scelta della sede era quanto mai simbolica: la ‘più antica città del futuro’, cioè Venezia. Sea Level Rise ha coinvolto direttamente Trieste attraverso la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) partner del convegno.
Che cosa si è ottenuto? La Sea Level Rise è stato il primo passo verso la creazione di una piattaforma interattiva che ponga in connessione scienziati e portatori di interesse che lavorano sull’innalzamento del livello del mare in Europa.
La fase successiva consisterà nel raggruppare i risultati e i dati emersi dall’incontro e presentarli in un rapporto di valutazione sui diversi livelli di rischio legati all’innalzamento del livello del mare sulle coste europee: un documento unico nel suo genere che includerà linee guida ed esempi di impatti osservati e previsti.
La terza e ultima fase del progetto si concentrerà sul futuro del Knowledge Hub on Sea Level Rise: potrebbe divenire parte di un’agenzia europea già esistente, o costituirsi come nuova infrastruttura europea indipendente sull’adattamento all’innalzamento del livello del mare sulle coste europee.
“L’innalzamento del livello del mare sta accelerando”, ha affermato la Prof. Nadia Pinardi, co-presidente del Knowledge Hub on Sea Level Rise, membro del Comitato strategico del CMCC e professore ordinario di Oceanografia all’Università di Bologna, introducendo la conferenza. “Siamo di fronte a qualcosa che potevamo aspettarci, ma ora abbiamo forti prove che stia accadendo. Oggi riceviamo molti dati dai satelliti e da altre fonti, e vi sono molte meno incertezze. È una grande sfida. Una sfida globale”.
“L’entità del contributo dell’Antartide ai futuri cambiamenti climatici è fonte della maggior parte dell’incertezza nelle proiezioni dell’innalzamento del livello del mare, con implicazioni significative” ha spiegato Florence Colleoni, glaciologa dell’OGS che ha partecipato alla conferenza.
“Il riscaldamento degli oceani innesca processi di instabilità sulle piattaforme galleggianti sulla costa dell’Antartide che durano per diversi secoli e portano a un innalzamento del livello del mare di diversi metri. A causa dell’elevata capacità termica dei ghiacciai e delle calotte polari, l’innalzamento del livello degli oceani avrà un impatto su diverse generazioni, il che significa che i ghiacciai e le calotte continueranno a sciogliersi per diversi secoli o millenni, anche se riuscissimo a fermare oggi il riscaldamento” ha affermato Colleoni.
“Per creare percorsi adattivi, la conoscenza del sistema e la disponibilità di dati sono importanti, ma abbiamo anche bisogno di principi guida chiari per guidare le politiche e ridurre i costi di transizione, e di visioni di lungo termine”, ha concluso Giulia Galluccio del CMCC, co-leader del Task Group: Policy, Knowledge Hub on Sea Level Rise, e vicepresidente di JPI Climate. “Dobbiamo invitare i nostri responsabili politici a lavorare su questi temi con l’aiuto degli scienziati, sulla base dei dati disponibili e affrontando le incertezze. Ma soprattutto, abbiamo bisogno delle persone: prospettive diverse, conoscenze locali e del passato e un approccio inclusivo sono ciò che fa davvero la differenza.”
“Abbiamo l’ambizione di costruire un progetto lungimirante”, ha spiegato Pinardi. “Il lavoro comune delle due Joint Programme Initiatives – JPI Climate e JPI Oceans – rappresenta un passo molto importante per favorire l’incontro tra scienza e politica”.
[z.s.]


