05.08.2020 – 18.45 – Sono stati quasi 1000 gli ingressi di immigrati irregolari in Friuli Venezia Giulia nel mese di maggio, oltre 700 nel mese di giugno e oltre 600 nel mese di luglio, (per il quale mancano però i dati dell’ultima settimana). A fornire il quadro della situazione è il presidente Massimiliano Fedriga, nel corso dell’audizione al Comitato parlamentare Schengen, nella sede di Palazzo San Macuto, nell’ambito di un giro di audizioni con i governatori delle regioni maggiormente esposte al fenomeno migratorio.
Nell’illustrare la situazione relativa alla gestione e agli ingressi irregolari sul territorio, il presidente ha evidenziato come alle difficoltà connesse al fenomeno, vadano a sommarsi quelle riguardanti il contrasto della pandemia, in particolare anche alla luce delle differenti modalità previste in termini di accoglienza, per la quale viene richiesta la quarantena obbligatoria.
Un miglioramento, ha proseguito Fedriga, vi è stato “con il cambio del governo sloveno” dopo il quale vi è stato un avanzamento nei “rapporti per la gestione degli immigrati irregolari” con l’aumento “considerevole, anche se non sufficiente, delle possibilità di riammissione in Slovenia“. Tuttavia, ha continuato, tale procedura ha al contempo comportato “un diverso approccio” nelle modalità d’ingresso irregolare: “se prima venivano attraversati a piedi i sentieri carsici, e quindi con una maggiore facilità nei rintracci, oggi, essendoci questa nuova procedura abbiamo invece casi” in cui “gli irregolari” anche in maniera organizzata “superano il confine attraverso i valichi” a bordo di mezzi di trasporto “e vengono individuati in centri abitati e non in area di confine” e quindi senza la possibilità di riammissione in Slovenia.
Per questo motivo, ha spiegato, era stata avanzata la proposta, partita da un tavolo tecnico che ha visto riunite le questure, le prefetture e le procure del Friuli Venezia Giulia “di chiudere perlomeno i valichi minori al fine di evitare che mezzi con dentro immigrati irregolari potessero entrare senza controllo”. Una soluzione, ha continuato, valutata più agevole, anche alla luce dell’ingente numero di uomini che si renderebbero necessari per un effettivo controllo di tutti i valichi del territorio (all’incirca 600-700). La chiusura è attuabile anche attraverso “un rapporto costruttivo con la Repubblica di Slovenia, concordando magari i valichi da chiudere” e arrivando “ad una situazione di assoluta sostenibilità. Io penso che la collaborazione tra gli stati sia fondamentale e misure concordate possano andare in quella direzione”.
“Allo stato attuale” ha aggiunto “noi ci troviamo in una condizione di non poter più gestire” gli arrivi di immigrati irregolari; “non ci sono strutture per effettuare la quarantena” e “non abbiamo in questo momento capacità per accoglierne altri”.
“La situazione è ingestibile e crea una mancata sicurezza e anche un rischio sanitario non irrilevante” ha proseguito, evidenziando la preoccupazione relativa in particolare al rischio di contagi legati ai paesi del centro-est Europa, specificatamente Serbia, Albania, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro ed evidenziando come gli ingressi irregolari riguardanti la Rotta Balcanica siano di “persone che provengono principalmente da paesi con sistemi sanitari particolarmente fragili come Pakistan e Afghanistan” le quali passano attraverso “territori con contagi molto più alti dei nostri. La richiesta dell’amministrazione regionale al Governo” ha concluso “è di mettere in atto tutte le soluzioni possibili. Soluzioni” praticabili per un’area come quella del Friuli Venezia Giulia in cui “il nostro confine è un paese europeo democratico” dove non vi sono problematicità legate a situazioni di violazione dei diritti umani “e dunque non vedo perché non sia possibile con fermezza andare a bloccare gli ingressi irregolari”.
e.b


