Emergenza Covid19. Ai giovani la testimonianza di un mondo che cambia

15.03.2020 – 08.01 – L’emergenza epidemiologica da Covid-19 che, fino a qualche settimana fa, sarebbe potuta sembrare ai più un problema lontano e non tangibile, una cosa lontana che mai avrebbe riguardato l’Italia, ha invece colpito l’intero paese coinvolgendolo in una escalation drammatica e, talvolta, confusionaria, di provvedimenti, misure e raccomandazioni. In pochissimo tempo, la situazione ha portato l’intera penisola a quella che alcuni definiscono, forse troppo ottimisticamente, una sorta di “pausa”. Realisticamente, la “pausa” si potrebbe protrarre ben più a lungo di quanto si è portati a sperare, con conseguenze economiche, occupazionali, sanitarie e soprattutto sociali che saranno con buone estremamente pesanti.

L’emergenza da Coronavirus va analizzata esattamente per quello che è: una crisi mondiale che per effetto domino investe ogni aspetto delle nostre vite: dopo questo, il mondo sarà diverso. Migliore o peggiore, non lo possiamo ancora sapere. Chi sta vivendo questo periodo storico, soprattutto i giovani, ha però un compito: la fortuna o sfortuna, (dipende dai punti di vista), di poterlo raccontare. Testimonianze che ora servono a noi, che questo momento lo stiamo vivendo in prima persona, ma che si riveleranno utili e preziose soprattutto a chi verrà dopo. La pubblicazione di questo articolo vuole essere anche un invito ai lettori, in particolare ragazzi e ragazze, ad inviarci le loro testimonianze ed esperienze (che saranno in seguito pubblicate), per raccontarsi e raccontarci come stanno affrontando e vivendo questo momento; con l’auspicio e la speranza di aiutarli a sentirsi un po’ meno isolati. Di seguito la testimonianza di Emiliana Macovez, della classe 5A del Liceo Linguistico Isis Manzini di San Daniele del Friuli, inviataci dalla sua docente di Filosofia, con l’autorizzazione dell’autrice.

“Una forza oscura si sta appropriando della nostra vita. Questa non è una novità, bensì una conferma di quanto avevano già sostenuto grandi autori del passato, fra i quali Leopardi e Schopenhauer. Cambiano i nomi, ma il concetto è simile: “Natura matrigna” o “Volontà cieca” o, se risaliamo a tempi più remoti, “Destino” sono termini che indicano un potere sinistro che incombe sulle nostre povere vite. La differenza è che, quando leggevo o ascoltavo queste parole, le reputavo, tutto sommato, delle esagerazioni, delle forme di pessimismo troppo generalizzato. Condividevo il pensiero degli autori sopra citati solo quando stavo attraversando delle fasi particolarmente critiche, quando percepivo l’approssimarsi di una delusione e ne avvertivo dei segnali crescenti. Ora, però, è diverso.

Il potere forte di un essere invisibile come un virus incombe su tutti noi e si avvicina sempre più. Quando il pericolo riguarda gli altri, lontani da noi nel tempo o nello spazio, possiamo dire di essere dispiaciuti ma, sarebbe ipocrita negarlo, siamo intimamente sollevati dal conforto di non esserne (o di non essere stati) direttamente coinvolti. In questi giorni ‘il nemico’ bussa alle porte di tutte le nostre case e la minaccia è vicina. Riusciremo a resistere? A volte la situazione sembra precipitare. Pochi giorni fa prevalevano messaggi discretamente rassicuranti, sollecitazioni ad essere molto attenti all’igiene delle mani e degli oggetti che tocchiamo, a non diffondere allarmismo e panico, ma ora tutta l’Italia è zona rossa ed il consiglio di rimanere a casa è una parola d’ordine martellante e categorica! È il “Tu devi” di Kant… che ti tormenterà la coscienza se non lo rispetterai.

Inutile negare che mi fa un certo effetto non andare a scuola da tanto tempo, trascorrere le giornate con tutta la mia famiglia intorno, non poter fare qualche guida per poter prendere la patente ed avvertire nei dintorni di casa un silenzio assordante. Come fa male questo silenzio! La mia scelta istintiva ed irrazionale è il rifiuto: mi rifiuto di pensare all’angoscia, rifiuto questo silenzio malsano e cerco il rumore, un rumore, per così dire, ‘operativo’. Alla calma apparente preferisco la voce di mio padre al telefono, le suonerie inascoltate delle sveglie di mio fratello, le stoviglie che tintinnano, le pentole cadute, il mocio ubriaco di candeggina che viaggia per la casa, ed il ticchettio della mia tastiera che scotta. È la vita che continua, trincerata entro le mura domestiche. Tutto questo non mi basta, ma cerco di resistere, come tutti. E a questo virus, così democratico e crudele, urlo con tutta la mia forza un agghiacciante ‘Vade retro!’, sperando che si dissolva all’istante come una bolla di sapone.

Emiliana Macovez

[Potete inviare la vostra testimonianza a [email protected]]

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