Liste d’attesa in Italia e in FVG: il Bollettino Agenas fa il punto su miglioramenti e criticità

22 luglio 2026 – ore 11:30 – Quanto bisogna aspettare, prima di ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico nel Servizio sanitario nazionale (SSN)? La risposta arriva dal nuovo Bollettino sulle liste d’attesa di Agenas, che fotografa un quadro nazionale segnato al contempo da segnali di cambiamento e sfide ancora aperte. Un miglioramento c’è stato: nei primi sei mesi del 2026, il Servizio sanitario nazionale ha erogato nei tempi previsti 1,6 milioni di prestazioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il trend si rivela positivo sia per le prime visite, erogate nei tempi previsti nel 78,5% dei casi (contro il 76,4% del 2025), sia per gli esami diagnostici svolti nel rispetto delle scadenze, che salgono dall’82,8% all’84,6%. Tuttavia, nella prima metà del 2026, due milioni e 811 mila italiani hanno dovuto attendere più del dovuto per una visita o un esame nel SSN: il dato evidenzia che, nonostante un miglioramento generale nella gestione delle liste d’attesa, permangono criticità soprattutto per alcune categorie di prestazioni.

Visite urgenti, brevi e differite: dove si concentrano i ritardi

Secondo il report Agenas, le prestazioni urgenti vengono generalmente erogate in tempi brevi, con oltre l’80% delle visite garantite entro i tre giorni previsti: il 5,1% viene invece effettuato entro il quarto giorno, mentre il 6,1% tra il quinto e il settimo giorno dalla chiamata al Cup. Il restante 7,9% scivola ai giorni successivi, con il 2,4% dei casi in cui la prima visita disponibile viene fissata a oltre un mese dalla chiamata. Come per le visite urgenti, anche le visite contrassegnate come “brevi” vengono garantite nei tempi previsti nell’80% dei casi: il restante 20% viene erogato oltre la soglia dei 10 giorni previsti. Più consistente invece la percentuale delle visite “differite” effettuate oltre il termine dei 30 giorni: in questo caso, oltre il 26,7% delle prestazioni vengono erogate in ritardo rispetto ai tempi previsti, con l’8,3% delle prime disponibilità fissate oltre i sei mesi. Per quanto riguarda le prestazioni “programmate”, la soglia dei 120 giorni viene rispettata in quasi l’85% dei casi, sebbene i tempi d’attesa superino i 300 giorni per il 3,6% dei pazienti.

Gli esami diagnostici con le attese più lunghe

Le maggiori criticità riguardano alcuni esami diagnostici urgenti, come colonscopie, effettuate oltre i tre giorni previsti nel 65% dei casi, elettromiografie e risonanze magnetiche dell’addome (50%): tuttavia, per altre prestazioni prioritarie come le mammografie urgenti (90%), le attese rientrano generalmente nei limiti previsti.

Il Friuli Venezia Giulia nel monitoraggio Agenas

A fronte di un miglioramento delle liste d’attesa registrato in buona parte delle regioni italiane, anche il Friuli Venezia Giulia mostra segnali positivi, pur non rientrando nella rosa delle realtà più virtuose. Secondo il monitoraggio Agenas, in regione il 67,9% delle prime visite specialistiche viene erogato entro i tempi di garanzia previsti, dato che colloca il Friuli Venezia Giulia nella seconda metà della graduatoria nazionale. Più incoraggiante il risultato relativo agli esami diagnostici, per i quali il rispetto dei termini raggiunge l’80,4%. Nel confronto tra territori emergono differenze significative: le regioni più virtuose sul fronte delle prime visite sono Basilicata, Marche, Lazio e Veneto, che registrano percentuali superiori al 90%, mentre per gli esami diagnostici sono Veneto, Campania, Basilicata e Marche a segnare i risultati migliori. Il quadro conferma un generale recupero del sistema sanitario nazionale, ma anche la presenza di divari ancora marcati tra le diverse aree del Paese.

Le dichiarazioni del ministro della Salute

«Credo che la strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge sia quella giusta e abbiamo instaurato una sana competizione tra le Regioni» ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci, commentando il report di Agenas sulle liste d’attesa. Il ministro ha dunque rilevato la necessità di intervenire per risolvere la «disuguaglianza nell’offerta e nella presa in carico dei pazienti tra Regione e Regione», sottolineando il valore di strumenti come il Bollettino sulle liste d’attesa «per misurare quello che avviene nella sanità pubblica» e orientare di conseguenza gli interventi futuri.

Articolo di Benedetta Marchetti 

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