Migliora il clima di fiducia, ma non migliorano ancora abbastanza i conti delle imprese

8 giugno 2026 – ore 10.00 – Cresce la fiducia nell’andamento dell’economia per le imprese del terziario del Friuli Venezia Giulia, ma il costo delle forniture resta un freno e un’impresa su tre ha bisogno del credito bancario per andare avanti.

Un paradosso che si osserva spesso nelle fasi di transizione economica: migliora il clima di fiducia, ma non migliorano ancora abbastanza i conti delle aziende.

Nel panorama attuale regionale delle imprese del terziario emergono almeno tre aspetti. Il primo riguarda il ritorno della fiducia. Il dato positivo è che le imprese del comparto percepiscono prospettive economiche migliori rispetto al passato. La fiducia rappresenta un indicatore importante perché influenza investimenti, assunzioni e consumi.

Il secondo elemento riguarda i costi che continuano a comprimere i margini. L’ottimismo si scontra infatti con la realtà delle spese sostenute dalle aziende. Energia, materie prime, servizi e logistica continuano a pesare sui bilanci. In molti settori del commercio e dei servizi i margini restano ridotti, rendendo difficile trasformare la fiducia in crescita concreta.

Il terzo aspetto è il ricorso al credito come strumento di sopravvivenza. Il dato più significativo è probabilmente quello secondo cui un’impresa su tre richiede finanziamenti per proseguire la propria attività. Questo suggerisce che, per molte aziende, il credito non serve tanto per investire quanto per sostenere la liquidità e l’operatività quotidiana. Si tratta di un segnale che evidenzia come la tensione finanziaria non sia ancora stata superata.

Una possibile lettura politica ed economica dei dati raccolti e commentati da Confcommercio Friuli Venezia Giulia è che l’emergenza non riguarda più soltanto l’inflazione in senso generale, ma la capacità delle imprese di assorbire i costi e mantenere la propria competitività. In altre parole, cresce la fiducia nel futuro, ma il presente continua a essere complesso da gestire.

La vera emergenza non sembra essere la domanda, bensì la redditività. Se i costi continuano ad aumentare più rapidamente dei ricavi, le imprese restano aperte ma si indeboliscono, rinviando investimenti, assunzioni e innovazione. È un fenomeno meno visibile di una crisi conclamata, ma potenzialmente altrettanto insidioso.

Il problema non è soltanto il livello dei costi, ma la progressiva riduzione dei margini. Un’impresa può lavorare molto, mantenere invariato il fatturato e trovarsi comunque con meno risorse disponibili. Quando la crescita dei ricavi non tiene il passo con quella delle spese, la fiducia da sola non basta a garantire sostenibilità e investimenti.

Da questo punto di vista le PMI, che rappresentano il cuore pulsante dell’economia regionale, sono le più esposte. Dispongono infatti di minore potere contrattuale nei confronti dei fornitori, hanno meno capacità di negoziare i prezzi e dispongono di risorse più limitate per assorbire eventuali shock temporanei.

Inoltre, per molte imprese del terziario non è semplice trasferire integralmente gli aumenti dei costi sui clienti. Incrementare eccessivamente i prezzi rischia infatti di ridurre la domanda o di compromettere la competitività sul mercato.

Articolo di Federico Barcherini
Consulente di management, temporary manager

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