7 maggio 2026 – ore 17:30 – Lorena Venier ha scelto di sottoporsi spontaneamente a interrogatorio davanti al pubblico ministero dopo la notifica della chiusura delle indagini sull’omicidio del figlio Alessandro, ucciso e fatto a pezzi nella casa di famiglia di Gemona del Friuli. Lo riferisce, in una nota, l’avvocata Alice Bevilacqua, che assiste la donna. Secondo la legale, Venier avrebbe affrontato “con lucidità e sofferenza ogni passaggio della vicenda”, chiarendo durante l’interrogatorio aspetti ritenuti rilevanti sia sulla dinamica del delitto sia sul contesto personale e familiare che avrebbe preceduto l’omicidio. La scelta di rendere dichiarazioni, sottolinea la difesa, non sarebbe stata “un atto formale o meramente difensivo”, ma il tentativo di “ricostruire integralmente una tragedia umana e familiare dalle proporzioni devastanti”. Venier è rea confessa dell’uccisione del figlio Alessandro, avvenuta in concorso con la nuora Mailyn Castro Consalvo. La donna ha ammesso anche di aver fatto a pezzi il corpo e di averlo nascosto per circa una settimana in un bidone collocato nell’autorimessa dell’abitazione. Attualmente è detenuta nel carcere di Trieste.
Madre e nuora sono accusate di omicidio volontario premeditato e pluriaggravato, oltre che di vilipendio e occultamento di cadavere. Nel comunicato diffuso dalla difesa, Venier viene descritta come “profondamente provata” e segnata da “un contesto di enorme sofferenza personale e familiare”, maturato nella convinzione di dover proteggere la nuora e la nipote. “Nulla potrà attenuare la gravità di quanto accaduto né restituire la vita spezzata dalla tragedia”, evidenzia ancora la nota, secondo cui comprendere le motivazioni profonde del gesto significherebbe “restituire complessità umana a una vicenda che non può essere ridotta a una semplificazione mediatica”.
Articolo di Francesco Viviani


