18 aprile 2026 – ore 07:00 – “De San Giacomo a Roian/ iera un vecio fiol de un can/ che sponzeva le culate drioman” si cantava un tempo a Trieste, ricordando le efferate gesta del cosiddetto ‘omo vespa‘. La figura è una delle tante leggende metropolitane che si diffusero nella Trieste del primo dopoguerra: spazio inquieto e instabile, ricco di ansie e incertezze legate al passaggio all’Italia e alla conseguente crisi economica. L’uomo vespa veniva descritto come un maschio, di età indefinita, avvolto in un mantello nero che aspettava, in agguato, le proprie vittime agli angoli delle vie o al calare della sera. Non era un serial killer, ma con un punteruolo o comunque uno strumento appuntito ‘punzecchiava’ le giovani donne, fuggendo prima che potessero reagire. In tal senso c’era l’analogia con la puntura di una vespa. Un maniaco sessuale, con ogni probabilità; certamente una figura profondamente disturbata.
“Le ultime notizie” descrisse per la prima volta l’uomo vespa il 7 marzo 1932, quando descrisse l’aggressione subita da una barista alle prime ore dell’alba, dopo una notte passata a servire i clienti: “l’individuo la raggiunse proprio all’angolo di via Carducci, la colpì al fianco sinistro con un oggetto appuntito, per fortuna non producendole che una leggerissima ferita superficiale ledente appena la prima cute”. La barista non venne né derubata, né colpita in altro modo; solo ‘punzecchiata’.
Nelle settimane seguenti gli episodi di questo tenore si susseguirono senza sosta, punteggiati dalle cronache del Piccolo: ‘L’uomo-vespa, altre quattro ragazze punzecchiate!’, ‘L’uomo-vespa acciuffato?’ ecc ecc. Il misterioso maniaco appariva dal nulla avvolto nel mantello di antieroe, colpiva e poi fuggiva nelle tenebre.
Il giornalista e poeta Flaminio Cavedali seguì a lungo il caso e fu lui ad adattare una precedente canzone triestina al caso dell’uomo vespa, poi rilanciata nel secondo dopoguerra dal fortunatissimo adattamento di Lorenzo Pilat.
Ma chi era questa figura? Nessuno lo seppe mai: nel primo periodo vi fu una generale isteria e poi diverse investigazioni, cacce all’uomo, ricerche di massa da parte della polizia, complice la grande attenzione mediatica verso il caso. Ma l’uomo vespa non fu mai arrestato. Ci sono triestini che giurano di averlo conosciuto; ed altri convinti, non a torto, che fosse tutta una invenzione del Piccolo e di Cavedali. E’ in effetti dubbio che l’uomo vespa avesse davvero, come invece fu pubblicato, scritto ai giornalisti, spiegando le sue ragioni: le punzecchiature, disse, erano una protesta contro le eccessive libertà delle ragazze, un modo per tornare ad una moralità più severa. Insomma, non un maniaco, ma un moralista con metodi discutibili.
Se un tempo l’uomo vespa era spesso oggetto di battute o momenti comici, oggigiorno la sua descrizione suona come quella di una persona mentalmente malata: divertente per un uomo, certo meno comica per le tante donne che si vedevano assalite nella notte da un tizio mascherato e armato di punteruolo.
Articolo di Zeno Saracino


