29 aprile 2026 – ore 16:20 – “Insensata e pericolosa”. Così il Garante comunale dei detenuti di Trieste, Elisabetta Burla, definisce la circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del 23 aprile 2026 che dispone lo spostamento dei frigoriferi fuori dalle celle, in spazi comuni con accesso regolamentato. Secondo il Garante, il provvedimento rischia di aggravare condizioni già critiche negli istituti penitenziari, a partire dal sovraffollamento: a fronte di 125 posti disponibili, si registrano 243 presenze. “Invece di prevedere climatizzatori o ventilatori per affrontare l’emergenza caldo – sottolinea – si introducono misure che possono generare ulteriori tensioni”. La scorsa estate, ricorda Burla, diverse organizzazioni cittadine avevano promosso una raccolta per dotare i detenuti di ventilatori, in risposta a temperature che nelle celle superavano i 30 gradi già nelle prime ore del mattino. Una situazione definita “insostenibile”, condivisa non solo dai detenuti ma anche dal personale di polizia penitenziaria e dagli operatori.
Nel merito, la circolare viene giudicata “insensata” per l’assenza, nella realtà locale, di spazi adeguati a ospitare i frigoriferi comuni, considerando che da anni ogni cella è già dotata di piccoli elettrodomestici spesso utilizzati da un numero di persone superiore alla capienza prevista. “I pozzetti frigo – evidenzia – risultano poco funzionali per la conservazione collettiva di cibo e bevande di intere sezioni”. Ma è soprattutto il profilo della sicurezza a preoccupare. L’uso condiviso, osserva il Garante, “può causare ritardi ed errori nella distribuzione, limitare l’accesso individuale agli alimenti e aumentare il carico di lavoro di un organico già in sofferenza”. Nel documento si richiama inoltre quanto emerso dopo le rivolte del marzo 2020 in 22 istituti italiani, quando una Commissione ispettiva evidenziò il legame tra le proteste e le condizioni di vita nelle carceri, segnate da sovraffollamento, carenze strutturali e mancanza di servizi essenziali. “Si tratta di esseri umani – conclude Burla – ai quali devono essere garantiti dignità e rispetto. Migliorare la qualità della vita in carcere significa anche rendere più sicura la società”.
Articolo di Francesco Viviani


