24.03.2026 – 11.50 – L’affluenza al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo ha sorpreso molti osservatori: stando ai dati definitivi della piattaforma Eligendo del Viminale, il 58,93% degli aventi diritto si sono recati alle urne per esprimere la propria preferenza, registrando un record significativo per un referendum con voto su due giornate. A colpire particolarmente è stata la forte partecipazione giovanile: secondo le stime del Consorzio Opinio Italia per la Rai, il 67% degli elettori tra i 18 e i 28 anni è andato a votare. Una percentuale sorprendente, se confrontata con il recente passato e in particolare con le elezioni politiche del 2022, quando il 42,7% degli under 35 scelse l’astensione. Il salto è evidente, e segnala un’inversione di tendenza in un contesto tradizionalmente segnato da bassa partecipazione elettorale, specialmente in ambito referendario.
Alle urne, i giovani hanno espresso un orientamento politico preciso: il voto under 35 si è concentrato in larga maggioranza sul No alla riforma della giustizia promossa dal governo Meloni. I numeri sono coerenti e convergenti: secondo l’instant poll di Youtrend, il No raggiunge il 57% tra gli under 35, mentre la stima di Opinio per Rai lo colloca addirittura al 61,1%. Anche nella fascia immediatamente più giovane (18-28 anni), il 58,5% ha scelto il No. Il dato acquista ancora più rilievo se confrontato con quello delle fasce più anziane: tra gli over 55 prevale invece il Sì, al 50,7%, e nella fascia 50-64 anni arriva fino al 53%. Sotto i 50 anni, al contrario, il No domina in modo netto, toccando il 60% tra i 35 e i 49 anni. Si delinea così una spaccatura generazionale marcata, che restituisce l’immagine di un elettorato giovane omogeneo nelle scelte, oltre che più presente.
Determinante è stato anche il modo in cui questa partecipazione si è costruita: i giovani sono stati parte attiva della campagna referendaria, specialmente portando al centro il tema del voto fuorisede. In assenza di una normativa adeguata, migliaia di studenti e lavoratori hanno aggirato l’ostacolo assumendo il ruolo di rappresentanti di lista, pur di poter votare. Altri, invece, hanno affrontato il viaggio di ritorno nei loro Comuni d’origine, servendosi in alcuni casi delle agevolazioni previste dall’amministrazione. Questo impegno concreto ha avuto un ruolo determinante nell’orientare l’ago della bilancia del referendum: è qui che si incrina un luogo comune piuttosto diffuso, ovvero la narrazione consolidata di una generazione disinteressata. I dati raccontano altro: campagne social, assemblee studentesche e mobilitazioni hanno dimostrato una rinnovata attenzione da parte dei giovani verso la politica. Ed è proprio da qui che potrebbe nascere una nuova stagione di partecipazione giovanile alla vita pubblica.
[b.m.]


