Riceviamo e pubblichiamo dalla Tergeste Taxi Multiservizi Soc. Coop. una riflessione in risposta a un editoriale firmato dal direttore, nel quale si è affrontato il tema dello sciopero dei tassisti a Trieste e del rapporto tra servizio pubblico, mercato e dinamiche algoritmiche. Nel rispetto del pluralismo delle opinioni e della libertà di espressione, riteniamo doveroso offrire spazio alle diverse posizioni emerse dal dibattito pubblico, con l’obiettivo di favorire un confronto serio e costruttivo. Ringraziamo la Tergeste Taxi Multiservizi Soc. Coop. per l’attenzione dimostrata nei confronti del nostro lavoro editoriale, contributo che si inserisce nella volontà di promuovere un dialogo aperto e responsabile, a tutela di una comunicazione chiara e di una informazione corretta, equilibrata e trasparente.
26.01.2026 – 13.10 – I termini innovazione e progresso vengono fraintesi quando usati come significato assoluto, perché non tengono conto del contesto di servizio pubblico nel quale operano i taxi. Spesso, nel nostro settore, si confonde innovazione e progresso con risparmio economico per l’utenza. Il numero dei taxi è proporzionato, in tutte le città italiane, alla domanda media relativa ai picchi di richieste giornalieri e stagionali, per far sì che il lavoro sia sostenibile dall’attività svolta da ogni tassista, in modo che i costi non ricadano sulla collettività. Il tassista che opera in Italia non riceve alcuna sovvenzione: non riceve un singolo euro da nessuno per comprare o cambiare la macchina, né tantomeno per la gestione e il mantenimento delle radiotaxi, che offrono ai clienti un servizio di chiamata. L’innovazione e il progresso che i tassisti hanno costantemente portato avanti nelle loro strutture, sempre ed esclusivamente a proprie spese, sono a disposizione quotidianamente degli utenti: inizialmente sotto forma di chiamata a un unico numero, rispetto alle colonnine dislocate in passato nei parcheggi taxi, e oggi anche attraverso le applicazioni dei tassisti e altri strumenti come WhatsApp.
Sono state messe a disposizione dell’utenza varie tipologie di pagamento elettronico, con costi di commissione e canoni sempre a carico esclusivo dei tassisti. L’algoritmo, questo sconosciuto nel nostro settore, sia da parte degli utenti sia da parte dei tassisti. Questo strumento appartiene alle piattaforme di intermediazione gestite da potenti multinazionali. Tali multinazionali non operano in forma diretta, ma si affidano a vettori come taxi e NCC sul territorio italiano. Taxi e NCC convivono da sempre sotto un unico ordinamento giuridico, ma sono nettamente distinti. I taxi hanno obbligo di prestazione, stazionano su pubblica via e hanno tariffe amministrate dai singoli Comuni, imposte e regolate dall’apparecchio tassametrico, tipico del servizio pubblico. Gli NCC non hanno obbligo di prestazione, stazionano in rimessa e hanno tariffa libera entro un minimo e un massimo; possono quindi evitare di eseguire i servizi poco remunerativi, ma anche aumentare le tariffe quando crescono le richieste di servizio.
Nel caso di sciopero dei taxi, le richieste di servizio aumentano e l’algoritmo delle piattaforme di proprietà delle multinazionali diventa decisivo per l’aumento delle tariffe dei vettori NCC, mentre quelle relative ai taxi rimangono sempre legate al tassametro. Qui entra in gioco la questione del mercato aperto, invocato da una parte dell’opinione pubblica. L’utente che utilizza sistematicamente il servizio taxi ha la garanzia di una tariffa certa, trattandosi di un servizio pubblico che non rientra nel calcolo dell’algoritmo. È evidente che, se saltuariamente si rivolge a un altro vettore — magari nelle rare giornate di sciopero dei taxi o nei pochi picchi elevati di richiesta giornaliera — deve compiere una scelta consapevole. L’utente deve quindi tener conto delle nuove regole del mercato della mobilità non di linea, un po’ come avviene quotidianamente nei supermercati, quando c’è il 3×2 o quando si “inciampa” in un’offerta irripetibile, limitata solo a quel momento. Durante lo sciopero del 13 gennaio, i taxi della compagnia Tergeste Taxi hanno operato regolarmente, in quanto non in linea con le idee delle sigle sindacali che hanno proclamato lo sciopero. Il confronto con il Governo non è mai venuto meno ed era già stato programmato un ulteriore incontro per il giorno 14 gennaio 2026.
Inoltre, il Consorzio ItTaxi, del quale fa parte anche Tergeste Taxi, ha siglato uno storico accordo commerciale con Uber, la nota multinazionale che opera in tutto il mondo. L’accordo consente infatti a oltre 12 mila taxi, in più di 90 città italiane, di ricevere corse Uber direttamente tramite l’app itTaxi. Per questo servizio il tassista riconosce a Uber una commissione del 7 per cento, IVA compresa, la più bassa al mondo grazie all’accordo, che viene versata in Italia e non in paradisi fiscali, come “ventilato” da alcuni (Uber Italia). Uber, al momento, assicura ai tassisti che aderiscono all’app itTaxi più di 4 milioni di corse l’anno: i tassisti lavorano di più e risultano molto soddisfatti. Si tratta di un’opportunità di lavoro aggiuntiva, resa possibile dall’evoluzione e dall’interconnessione tecnologica, che non si può fermare ma che può e deve essere affrontata con cognizione di causa da parte dei tassisti. È però evidente che all’interno del settore taxi si sia creata una frattura tra chi rimane ancorato a un principio ideologico ed è contrario all’avvento delle multinazionali. L’accordo nasce tuttavia come opportunità lavorativa, nel rispetto reciproco delle regole tra tassisti, NCC e multinazionali con le loro piattaforme di intermediazione.
Davide Secoli
Presidente della Tergeste Taxi Multiservizi Soc. Coop.
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