4.12.2025 – 11.00 – Trieste ha accolto la 25ª edizione del Science Fiction Festival come solo lei sa fare: con quella combinazione inimitabile di eleganza ruvida e curiosità tranquilla. Dal 28 ottobre al 2 novembre 2025, la città si è trasformata in un crocevia di visioni, idee, anteprime e sperimentazioni, confermandosi uno dei palcoscenici europei più vitali per il cinema di genere. Oltre cinquanta proiezioni tra mondiali, internazionali e nazionali hanno animato sale e teatri, mentre incontri e talk hanno intrecciato letteratura, videogiochi e tecnologia. Tutto quanto seguendo quello spirito ampio che caratterizza da sempre i festival cittadini.
Ma il vero punto di osservazione privilegiato sul futuro, forse quello più concreto, più diretto, è stato Artificial Universe Shorts. Una sezione interamente dedicata ai cortometraggi realizzati con strumenti di intelligenza artificiale. Non un tema astratto, non una riflessione teorica: film veri, proiettati davanti a un pubblico reale. La programmazione, andata in scena domenica 2 novembre al Teatro Miela, ha presentato circa 67 minuti di opere internazionali provenienti da Canada, Giappone, Spagna, Turchia, Finlandia, Corea del Sud e Regno Unito. Titoli come Genesis Installed, Last Dream, Ratvertising, The Taming of Soft Machines o Robot Cats Never Cry… E’ impossibile definirle curiosità da salotto tecnologico. Sono, tuttalpiù, state esempi tangibili di come l’IA stia già partecipando alla creazione estetica, narrativa e visiva del cinema contemporaneo.
Il festival, quest’anno, non ha mai suggerito scenari apocalittici. Ha invece mostrato la complessità del presente: da un lato l’innovazione, dall’altro le forme classiche del fantastico. Accanto ai corti generati con IA, infatti, la programmazione includeva lungometraggi tradizionali,omaggi e retrospettive, a conferma che il cinema non è un territorio da conquistare, ma uno spazio fluido in cui vecchio e nuovo possono convivere senza necessariamente annullarsi a vicenda.
Eppure il cambiamento netto è impossibile da ignorare. Non si tratta più di chiedersi se l’intelligenza artificiale entrerà nella filiera cinematografica, perché lo sta già facendo. E ne abbiamo presa visione. Gli strumenti digitali citati nei panel, i corti proiettati, gli esperimenti visivi presentati nelle sezioni collaterali raccontano un cinema che sta iniziando a delegare parti del processo creativo a sistemi capaci di generare contenuti in modi impensabili fino a pochi anni, per non dire mesi fa.
Trieste osserva tutto questo a modo suo: senza paranoia, ma con un’attenzione vigile. Le discussioni post-proiezione hanno ruotato intorno a una domanda più pragmatica che romantica: che cosa significa ormai fare cinema oggi? Se un film nasce dall’interazione tra un autore e un algoritmo, chi è l’autore? E quanto, davvero, questo modifica la nostra percezione del gesto artistico?
Il festival non ha dato risposte definitive. Essendo soltanto l’inizio, non avrebbe neanche potuto. Ma ha mostrato il punto esatto in cui ci troviamo, cioé una soglia. Da una parte c’è la tradizione del genere fantastico, con i suoi miti e il suo immaginario; dall’altra la sperimentazione tecnica, con i suoi nuovi linguaggi e modalità. Nel mezzo, anche se imperfetto ed esterrefatto, un pubblico che osserva, si spaventa o si entusiasma. O come sicuramente è capitato, rimane scettico, ma che non può più far finta di nulla: l’AI da ipotesi che diventa schermo vivo.
La Trieste film festival 2025 ha messo in scena un passaggio più ampio. Silenzioso, evidente. A tratti inevitabile. E il festival ha fatto ciò che la fantascienza dovrebbe fare: non predire il futuro, ma mostrarci il presente da un’angolazione diversa. Una di quelle che, uscendo dalle sale, ti costringe a voltarti indietro un istante in più.
[e.c.]


