La pala del Carpaccio dopo 85 anni è tornata definitivamente a Pirano

28.12.2025 – 08.00 – Dopo un’assenza durata ottantacinque anni, la pala di Vittore Carpaccio è tornata definitivamente nella sua collocazione originaria, nella chiesa di San Francesco d’Assisi dei Frati Minori Conventuali di Pirano. Una restituzione carica di valore simbolico, artistico e storico, celebrata con una cerimonia solenne che ha sancito la fine di una lunga vicenda segnata dalla guerra e dai mutamenti politici del Novecento. L’opera, commissionata nel 1518 dai frati minori al maestro veneziano Vittore Carpaccio, raffigura la Madonna in trono con il Bambino ed è considerata uno dei capolavori del Rinascimento veneziano presenti sull’Adriatico orientale. Nel 1940, alle soglie del secondo conflitto mondiale, la pala venne trasferita a Padova per essere messa in salvo dai rischi legati alla guerra.

Una scelta di tutela che, con il passare dei decenni, si è intrecciata con la complessa storia del territorio. Nel periodo della dittatura jugoslava, infatti, il convento dei frati minori di Pirano fu nazionalizzato, rendendo impossibile qualsiasi ipotesi di rientro dell’opera nella sua sede originaria. Solo il mutato quadro politico e istituzionale europeo ha consentito, negli ultimi anni, di riaprire il dialogo tra le istituzioni coinvolte e arrivare alla restituzione definitiva. La pala è rientrata a Pirano lo scorso settembre, ma prima della ricollocazione è stata temporaneamente trasferita a Lubiana per un intervento di restauro. Ora, conclusi i lavori, l’opera è tornata a dialogare con lo spazio per il quale era stata concepita oltre cinque secoli fa.

La cerimonia ufficiale si è svolta ieri mattina all’interno della chiesa di San Francesco d’Assisi ed è stata pensata non solo come un momento religioso, ma anche come evento civile e culturale. Gli interventi si sono alternati in due lingue, con traduzione simultanea proiettata su un maxischermo collocato accanto all’altare, sul quale sono state trasmesse anche immagini del lungo viaggio compiuto dalla pala nel corso degli anni.

Le polemiche che avevano accompagnato il ritorno dell’opera nella sua sede originaria appartengono ormai al passato. A sottolinearlo è stata la storica dell’arte e presidente dell’Associazione Museo Antoniano, la professoressa Giovanna Baldissin Molli: «Per la comunità antoniana è sempre stato chiaro che la pala dovesse ritornare qui. Naturalmente era necessario un contesto di rapporti tra gli Stati che permettesse la restituzione. Fu portata a Padova in un momento storico preciso, con altri equilibri politici, per proteggerla dai rischi della guerra. Oggi, in una situazione di pace, era ovvio e naturale che tornasse nel luogo per il quale era stata dipinta. È davvero bello vederla qui: rafforza la convinzione che, per quanto possibile, le opere d’arte debbano stare nei luoghi per cui sono state create».

Un concetto ribadito anche dalla vicesindaca di Pirano, Manuela Rojac, che ha ringraziato «tutti coloro che hanno custodito la pala in questi decenni», sottolineando come l’opera «non sia un elemento estraneo, ma parte integrante dell’identità del convento, nonostante gli 85 anni di assenza». Con il ritorno della pala del Carpaccio, Pirano riannoda un filo interrotto dalla storia e restituisce alla comunità e ai visitatori un’opera che, più che un capolavoro artistico, è un frammento vivo della propria memoria.

[l.d.]

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