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sabato, 2 Luglio 2022

Nereo Rocco, 110 anni fa nasceva a Trieste la leggenda del “Paron”

20.5.2020 – 19:00 – Il 20 Maggio del 1912, a Trieste, nel rione di San Giacomo, nasceva il calciatore e allenatore italiano Nereo Rocco. Il suo nome e le sue imprese saranno conosciute in tutto il mondo ed il suo ricordo, oggi, è un vero e proprio vanto per i cittadini del capoluogo giuliano. La sua famiglia era abbastanza agiata, grazie alla macelleria di loro proprietà, la quale riforniva le cucine di mezza città, ma anche, e soprattutto, delle navi ferme in porto. La sua passione per il calcio nacque fin dall’infanzia osservando sugli spalti le partite dell’U.S Triestina Calcio, neonata società calcistica che giocava sul Campo di Montebello, situato dove ora sorge l’ex quartiere fieristico della Città di Trieste. Da Montebello alla Serie A: Durante l’adolescenza, assieme ad alcuni amici, Nereo Rocco fu organizzatore di tornei amatoriali. Un giorno, fu notato da un dirigente della Società Ginnastica Triestina, tale Ovidio Paron, il quale invitò il giovane Nereo a militare tra le file della propria squadra. Nel 1927, su consiglio dell’amico Piero Pasinati, Rocco lasciò la SGT per entrare nelle schiere della U.S Triestina Calcio Primavera. Entrato in rossoalabardato come riserva, ben presto, grazie alle sue qualità, ad appena 18 anni, sarà chiamato a giocare con la prima squadra, esordendo in Serie A, in uno sfortunatissimo Torino-Triestina perso per una rete a zero. La sua avventura con l’alabarda bianca cucita sul petto perdurò dal 1930 al 1937, collezionando 232 presenze e 66 reti. La maglia azzurra: Tre anni più tardi, nel 1933, fu convocato dalla Nazionale U21, per prendere parte ad una memorabile partita contro l’Austria, vinta con il risultato di 2 a 1, sul terreno di gioco dello Stadio Littorio (l’attuale Stadio Comunale Giuseppe Grezar). Completamente sold-out, sugli spalti dell’impianto sportivo di Valmaura giaceva la popolazione triestina, accorsa a frotte per assistere all’incontro. Nereo, nei giorni precedenti, aveva dichiarato di voler segnare almeno un gol contro gli austriaci, pena, un tuffo dal Molo Audace. La rete del sangiacomino non arrivò mai e, in serata, davanti ad un pubblico di curiosi e giornalisti, Rocco si tuffò nello specchio d’acqua dinanzi alla Piazza Grande (l’attuale Piazza Unità d’Italia). Nel 1934, il calciatore triestino fu chiamato a passare dalla U21 alla Nazionale A, allenata da Vittorio Pozzo, il quale, nello stesso anno, portò gli azzurri per la prima volta in vetta al mondo (Mondiale Italia 1934), ripetendo l’impresa nel 1938 (Mondiale Francia 1938). Durante il periodo della seconda guerra mondiale, Rocco milito al Napoli dove lascerà un ottimo ricordo di se, per poi passare dal 1940 al 1942 al Padova che militava nella serie cadetta. Nel 1945, in un’Italia martoriata dalle brutture della guerra, Rocco, pur ritornando vicino agli ambienti rossoalabardati, sarà terzino, ma anche allenatore, presso alcune società calcistiche minori come, il ”Circolo Sportivo Cacciatore” e la ”Libertas”. In quell’annata, l’U.S Triestina Calcio sarà costretta a giocare sui campi del Friuli, in quanto impossibilitata a disputare partite casalinghe per volontà del Governo Militare Alleato che amministrava Trieste in quel periodo. Rocco, sarà uno dei più grandi sostenitori che si batterono per inserire la Triestina nella riformata ”Serie A” italiana. Il Miracolo Alabardato: Nel 1947, la società giuliana sarà ammessa di diritto nella massima serie e, ad allenare la squadra, sarà chiamato proprio Nereo Rocco. Quella del 1947/1948 passerà alla storia come ”La stagione del Miracolo Alabardato”, in quanto la formazione rossoalabardata a fine stagione si piazzerà in quarta posizione, a parimerito con Milan (49) e Juventus (49), appena alle spalle del “Grande Torino” di Grezar; quest’ultimo, Campione d’Italia con 66 punti. Ancora oggi, è il miglior piazzamento di sempre mai ottenuto dalla società. Gli anni del Padova e le origini del catenaccio: Qualche anno dopo, per divergenze con i dirigenti, ancora oggi poco chiare, Rocco abbandonerà l’incarico di allenatore per passare, nel 1951, sulla panchina del Treviso dove rimarrà per tre stagioni, fino a quando sarà richiamato sulla panchina della Triestina da dove sarà poi esonerato in seguito ad un clamoroso 6 a 0 subito in casa contro il Milan. Passerà quindi al Padova, in serie B, salvandolo da una retrocessione quasi certa, per poi portare la squadra in serie A nella stagione successiva, 1954-55. In serie A, il Padova si farà conoscere per il suo originale metodo di gioco “a catenaccio”, che diverrà il ”marchio di fabbrica” di Rocco, portando la formazione patavina ai massimi livelli nazionali. I maggiori specialisti criticheranno il suo gioco, fino a definirlo con l’aggettivo dispregiativo di “catenacciaro”; molto dopo, si renderanno conto che il suo stile era praticato da tutti e che Rocco, altro non fu, che il precursore del calcio moderno. Il Padova organizzato da Rocco si componeva di giocatori alti, robusti e determinati e, la stampa, soprannominò la squadra con il nome di “Panzer Football Club”. Rocco, invece, la ribattezzerà scherzosamente “Manzo Football Club”. Ma questa è un’altra storia. Rocco rimarrà al Padova fino al 1958, ottenendo un terzo posto nel campionato 57/58 (dietro a Juventus e Fiorentina), ottenendo così il miglior piazzamento di sempre nella storia del Padova Calcio. La panchina azzurra, il nuovo ”Toro” e il diavolo sul tetto d’Europa: Nel frattempo, il 4 luglio 1958, Nereo Rocco fu nominato “Cavaliere della Repubblica Italiana” per meriti sportivi. Nel 1960, il tecnico Gipo Viani, lo chiamerà ad allenare la Nazionale Olimpica tra i cui convocati militavano giovanissimi talenti come Giovanni Trapattoni e Gianni Rivera, future grandi stelle del calcio. La Nazionale saluterà le Olimpiadi con un quarto posto in quanto perse la partita, finita pari, contro la Jugoslavia, per un avverso lancio della monetina alla quale verrà affidata la sorte delle due squadre. Nel 1961, Rocco sarà chiamato ad allenare un Milan disastrato, divenuto la seconda squadra della città, surclassato dall’Inter. In quello stesso campionato (1961/62) Rocco porterà la squadra a vincere lo scudetto e l’anno successivo la Champions League, la prima Coppa Europea vinta nel dopoguerra da una squadra italiana, battendo per 2 a 1 il Benfica di Eusebio, il 22 Maggio del 1963, allo Stadio di Wembley, a Londra. L’anno successivo Rocco passerà al Torino che allenerà per quattro campionati ottenendo i migliori risultati del dopo Superga. Nel campionato 1967/68, Nereo, sarà di nuovo al Milan dove vincerà subito lo scudetto, beffando i rivali nerazzurri. Nella stessa stagione conquisterà anche la Coppa delle Coppe, battendo per 2 a 0 l’Amburgo. L’anno successivo porterà nuovamente il diavolo rossonero sul tetto d’Europa, grazie ad una finale di Coppa dei Campioni vinta giocando magistralmente contro l’Ajax, terminata con il risultato di 4 a 1. Lo stesso anno conquisterà anche la prestigiosa Coppa Intercontinentale ai danni dell’Estudiante di Rio de Janeiro. Nel 1971 metterà in bacheca la Coppa Italia e nel 1973 la Coppa delle Coppe. Gli ultimi anni da mister: Nel 1973, Nereo Rocco lascerà il Milan con il rammarico di non essere riuscito a vincere lo scudetto valevole per la prima stella. Passerà quindi alla Fiorentina per il campionato 1973/74, per poi ritirarsi a vita privata nella sua Trieste. Tuttavia, nel 1977, sarà chiamato di nuovo dal Milan in qualità di direttore tecnico e di consigliere dell’allenatore Niels Liedholm. La scomparsa e il nuovo Stadio di Trieste: Il 20 Febbraio 1979, morirà all’Ospedale Maggiore di Trieste a causa di una malattia. Al suo capezzale, narra la Gazzetta dello Sport, c’era il figlio minore Tito, il quale ha raccontato: Il giorno prima mi guardò con gli occhi confusi e mi disse: ”Tito, dame el tempo!”; frase che era solito dire a Cesare Maldini verso la fine delle partite, poco prima dell’esposizione dei minuti di recupero. “Pensava di essere in panchina” – ha dichiarato Tito Rocco. Il funerale del ”Paròn”, fu celebrato due giorni dopo e Trieste, il 22 Febbraio, si gelò. Un po’ metaforicamente, perchè la cittadinanza si fermò e il traffico andò in tilt, un pò realisticamente in quanto in quel triste giorno invernale la bora soffiava a 150 (chilometri orari). Alle esequie accorse tutta la città, accompagnando Nereo al Campo Terzo del Cimitero Monumentale di Sant’Anna. Lo portarono lassù, fino a Valmaura, dove c’è il vecchio stadio in cui ha giocato e allenato. Poi, nel 1992, ne faranno uno nuovo: il ”Nereo Rocco”; con la sua statua di bronzo e le targhe celebrative. Nello stadio moderno, grande, elegante, forse troppo svodo (vuoto), ci sono le sue gigantografie e, dal 2018, in occasione del centenario dell’U.S Triestina Calcio, anche un murales all’esterno della Tribuna Pasinati, con il suo faccione, quel mento severo, il cappello, gli occhi furbi e luminosi. Su di lui si è scritto tanto, ma mai abbastanza; chi ha avuto il piacere di conoscerlo lo ha definito un uomo buono, non un buon uomo, un ottimo giocatore, ma soprattutto un grande, grandissimo, leggendario allenatore.

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