20.12.2025 – 8.15 – A Trieste la politica è sempre un affare di volti più che di programmi. Non bastano alleanze, proclami o manifesti; serve chi ha il coraggio di mettere la faccia, la capacità di tenere insieme anime diverse e la credibilità per farsi ascoltare. E in questo momento, mentre il centrosinistra naviga ancora senza un nome chiaro, il centrodestra cerca con attenzione il suo timoniere. Ma nessuno può dirsi sicuro di vincere: la città non perdona chi resta nell’indecisione. Nel centrosinistra i nomi sul tavolo sono pochi, ma significativi. Francesco Russo è docente universitario, con un profilo accademico solido che negli anni si è affiancato a un’esperienza da consigliere regionale rilevante. È pragmatico, conosce la macchina comunale e sa dialogare con Pd, liste civiche e forze progressiste. La sua forza è la concretezza, ma il suo limite è evidente: per molti triestini sarebbe l’ennesimo tentativo, il ritorno di chi già ha provato a conquistare la città senza riuscirci, e la pazienza degli elettori non è infinita. A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: l’attuale costruzione di un’alleanza di fronte comune, che tiene insieme tutte le anime dell’opposizione — dagli ex democristiani ai comunisti, fino a forze politiche che strizzano l’occhio ai pro-Pal — rischia di erodere una parte storica del suo consenso. In questo quadro, per Russo diventerebbe difficile intercettare il voto cattolico, che è sempre stato uno zoccolo duro del suo elettorato, in particolare tra le famiglie neocatecumenali e i cattolici tradizionalisti, storicamente sensibili alla coerenza delle alleanze politiche.
Il sindaco non si elegge, si negozia. E a Trieste il negoziato è già cominciato
Mitja Gialuz, accademico e presidente della Società Velica Barcola e Grignano, ha un profilo civico e tecnico costruito prevalentemente fuori dai partiti: docente universitario e giurista, è percepito come una figura di competenza e autorevolezza più che di apparato. Negli ultimi mesi sta però assumendo un ruolo pubblico sempre più marcato, diventando uno dei volti principali del No alla riforma della giustizia. Un’esposizione che lo colloca al centro del dibattito nazionale e che potrebbe garantirgli attenzione e consenso anche a Roma, chiamata a giocare un ruolo fondamentale nella definizione del candidato sindaco. Accanto a questi elementi di forza, restano tuttavia alcune fragilità: in particolare la vicinanza a Debora Serracchiani, figura politica poco amata da una parte significativa dell’elettorato triestino, e la percezione di un profilo fortemente accademico, che potrebbe apparire distante dalla gestione quotidiana e operativa di una città complessa come Trieste.
Stefano Patuanelli rappresenta un nome di peso nazionale: ex ministro, esperienza di governo, riconoscibilità politica e capacità di interlocuzione con Roma. Il suo punto di forza è l’autorevolezza istituzionale e la credibilità sui temi economici e industriali; il limite sta nel rischio di apparire distante dalla dimensione quotidiana della città e nel peso di una carriera prevalentemente nazionale, che potrebbe non tradursi automaticamente in consenso locale.
Giulia Massolino, classe 1987, è un profilo giovane ma già inserito in un percorso istituzionale rilevante. Sta maturando esperienza in Consiglio regionale, un passaggio che contribuisce a rafforzarne il curriculum politico e amministrativo. Ha una formazione accademica di livello molto elevato, che ne costituisce uno dei principali punti di forza, insieme alla preparazione sui dossier e alla chiarezza delle posizioni. Raccoglie consenso in settori ben definiti dell’elettorato progressista e politicamente strutturato. Il limite resta una collocazione percepita come fortemente spostata a sinistra, soprattutto sul piano ideologico, che rende complessa l’intercettazione del voto moderato. A questo si aggiunge un elemento di fragilità politica: negli ultimi mesi sono emerse tensioni con Riccardo Laterza, segnali di un equilibrio interno non del tutto stabile.
Marco Rossetti Cosulich, classe 1988, presidente della IV Circoscrizione ed eletto dal 2016, è indicato come uno dei profili emergenti del campo progressista e potrebbe essere considerato anche un outsider. Il lungo lavoro circoscrizionale è stato per lui una palestra politica continua, che gli ha consentito di costruire un radicamento territoriale costante. In questi anni si è impegnato in modo significativo nella promozione culturale, soprattutto verso i giovani, attraverso l’organizzazione di eventi e iniziative legate al mondo artistico e creativo, consolidando relazioni nell’ambiente culturale cittadino. È segretario generale di Trieste Summit e ne cura la comunicazione, contribuendo al posizionamento pubblico dell’associazione sui temi strategici legati al ruolo di Trieste e del porto. Nei salotti della cosiddetta “Trieste bene” viene spesso descritto come un possibile “delfino” della borghesia triestina, anche in virtù della storia della sua famiglia, il cui cognome è storicamente legato al porto di Trieste e alla tradizione armatoriale e marittima della città. Accanto a questi elementi, però, emergono limiti evidenti: l’età relativamente giovane, in una competizione complessa come quella per Palazzo Cheba, può rappresentare un fattore di debolezza sul piano della percezione pubblica; inoltre le scelte politiche che maturano a Roma potrebbero non ricadere su di lui, privilegiando profili più strutturati o più noti a livello nazionale. Resta inoltre poco conosciuto da ampie fasce di elettorato e, sul piano comunicativo, la sua presenza sui social è limitata: in politica, gli spazi lasciati scoperti tendono a essere rapidamente occupati da altri.
Il tempo, l’arma segreta della politica. A Trieste l’attesa pesa più delle alleanze
Sul fronte del centrodestra la partita è altrettanto complessa. Massimiliano Fedriga vede sfumare il terzo mandato alla Regione e potrebbe restare a Trieste per ragioni familiari, rinunciando a un eventuale incarico ministeriale; la sua esperienza politica e il peso istituzionale lo rendono un candidato potente, ma resta il rischio di essere percepito come “governatore” più che come sindaco, distante dai problemi quotidiani della città. Claudio Giacomelli rappresenta la continuità e il radicamento della destra triestina: avvocato, lungo percorso politico, anni da capogruppo regionale, socio di maggioranza dell’attuale giunta e segretario cittadino di Fratelli d’Italia; conosce a fondo la macchina amministrativa e il funzionamento delle istituzioni locali. La sua eventuale candidatura sarebbe anche la grande rivincita della destra triestina. Nel corso degli anni in Consiglio regionale ha maturato grande capacità tecniche e ha costruito un profilo attento alle politiche in favore delle donne, alle fragilità sociali e alle periferie urbane, attraverso misure economiche mirate e interventi concreti, ma il profilo storico può non attrarre l’elettorato civico.
Accanto ai profili più strettamente politici, c’è anche quello di Enrico Samer, espressione del mondo imprenditoriale e portuale. Figura conosciuta negli ambienti economici cittadini, ha lavorato a stretto contatto con il Comune su progetti legati allo sviluppo urbano, alla logistica e al porto, maturando competenze pratiche e una visione concreta delle dinamiche cittadine. La sua forza è la capacità di mediazione tra istituzioni, mondi economici e realtà civiche, oltre a un approccio manageriale orientato ai risultati. Il limite sta nell’assenza di una vera esperienza politica diretta e nella difficoltà di trasformare un profilo tecnico-imprenditoriale in una leadership politica capace di reggere la complessità e l’esposizione di Palazzo Cheba.
Fabio Scoccimarro porta con sé un’esperienza amministrativa regionale consolidata e una forte identificazione con i temi ambientali ed energetici, maturata attraverso le deleghe esercitate negli anni su sostenibilità, transizione ecologica e politiche energetiche. La sua forza è la competenza settoriale e la visibilità istituzionale; il limite resta la difficoltà di ampliare il consenso oltre il perimetro politico di riferimento.
Sandra Savino rappresenta il primo nome spendibile di Forza Italia per una candidatura di peso ed è il massimo esponente locale dell’anziano regime del partito. Una figura di lungo corso, con esperienza parlamentare e solide relazioni romane. Il punto di forza è l’autorevolezza e la rete politica; il limite è il rischio di incarnare una stagione politica percepita come superata, in una competizione in cui la città potrebbe chiedere anche segnali di rinnovamento.
C’è però un nome che resta sullo sfondo, come un jolly potenzialmente spendibile da entrambi gli schieramenti e, soprattutto, dal mondo civico. La dottoressa Andreina Contessa, oggi a Firenze per incarichi professionali di rilievo, mantiene un profilo alto, istituzionale e trasversale. Proprio ieri è stata vista passeggiare in Piazza Unità poco prima dell’inizio della conferenza stampa di fine anno in Regione. Non c’è, ovviamente, alcuna correlazione diretta: è legittimo pensare che abbia semplicemente scelto di trascorrere le festività natalizie a Trieste. Eppure, in politica, anche le coincidenze hanno un peso. Un ritorno in città, magari con le chiavi di Palazzo Cheba in mano, non dispiacerebbe ai tanti triestini che la amano per il lavoro di riqualificazione, rinascita e riscoperta di Miramare. Il suo profilo potrebbe raccogliere un consenso ampio, trasversale e civico, capace di parlare a mondi diversi e di rompere gli schemi tradizionali della competizione.
La verità è che Trieste osserva e giudica. La città non perdona chi resta nell’indecisione, chi costruisce programmi senza indicare un volto. Russo e Gialuz incarnano opzioni civiche e progressiste con un marcato tratto accademico, ma con limiti legati alle alleanze e alla percezione pubblica; Patuanelli porta peso nazionale e autorevolezza; Massolino competenza accademica e percorso istituzionale in crescita, ma con difficoltà sul fronte moderato; Rossetti Cosulich rappresenta un possibile outsider generazionale, con un profilo interessante ma ancora fragile. Sul versante opposto, Fedriga, Giacomelli, Scoccimarro e Savino offrono diverse declinazioni di esperienza e radicamento, mentre Samer resta una figura di cerniera, significativa sul piano economico e progettuale ma ancora tutta da verificare sul terreno politico. E poi c’è il jolly Contessa, che potrebbe rimettere in discussione tutti gli equilibri. Il nome giusto, a Trieste, vale metà della battaglia. Chi saprà conquistare la fiducia dei cittadini non solo guiderà la città, ma segnerà il ritmo di una politica locale che, come sempre, non perdona esitazioni né debolezze.
[f.v.] [immagine da IA generativa]


