20.11.2025 – 18:50 – In occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza di oggi, 20 novembre, è necessario fermarsi a riflettere sul modo in cui il digitale sta ridisegnando i primi anni di vita delle ultime generazioni: le nuove tecnologie, ormai parte integrante della nostra quotidianità, risultano facilmente accessibili anche ai più giovani, condizione che influisce significativamente sull’apprendimento e la salute di bambini e adolescenti. Di questo tema si è discusso ieri in Senato, sede in cui, su iniziativa del senatore Marco Meloni, si sono svolti gli Stati generali della Pediatria: organizzato dalla Società Italiana di Pediatria (SIP), l’evento è stato seguito non solo da pediatri, ma anche da esperti del digitale. «Abbiamo creato una commissione sulle dipendenze digitali per fissare le ultime evidenze scientifiche che correlano i rischi di un utilizzo improprio dei device e dei social media in età pediatrica», ha dichiarato Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione sulle Dipendenze digitali SIP.
In questo contesto, l’analisi di oltre 6.800 studi ha portato a una conclusione storica: per la prima volta è stata definita un’età digitale, al di sotto della quale è sconsigliato navigare in autonomia nell’oceano virtuale. È ufficiale: prima dei 13 anni, l’accesso non supervisionato a Internet andrebbe evitato. Come spiega Bozzola, “Nei bambini sotto i 13 anni l’eccesso di schermi è associato a ritardi del linguaggio, calo dell’attenzione e peggioramento del sonno. Negli adolescenti vediamo crescere ansia, isolamento, dipendenza dai social e perdita di autostima”. Non solo: secondo alcuni studi, trascorrere più di un’ora al giorno davanti agli schermi costituisce già un fattore di rischio per i minori di 13 anni. Inoltre, un’esposizione alla tecnologia che superi le due ore quotidiane aumenta del 67% il rischio di sovrappeso o obesità negli adolescenti, conseguenza diretta della sedentarietà e del marketing alimentare digitale.
Conseguenze dannose si verificano anche nella sfera dello sviluppo cognitivo: studi di neuroimaging dimostrano che un utilizzo precoce dei dispositivi digitali può interferire con i processi di apprendimento, linguaggio e regolazione emotiva, alterando le aree cerebrali legate all’attenzione e alla comprensione. Significative le ripercussioni sul sonno e sulla salute mentale: l’89% degli adolescenti dorme con il cellulare in camera, facilitando l’insorgenza di una deprivazione cronica di sonno. Come se non bastasse, l’uso sregolato dei digital devices è spesso correlato ad ansia, sintomi depressivi e bassa autostima: gli effetti del paragone con gli altri e della “Fear of Missing Out” (la paura di restare esclusi da esperienze gradevoli e condivise) colpiscono in particolare le adolescenti. Il dato è ancora più preoccupante se consideriamo che i più giovani faticano a chiedere supporto psicologico: come rivela un sondaggio di Save the Children, il 41,8% degli adolescenti tra 15 e 19 anni si è rivolto a strumenti di IA quando si sentiva triste, solo o ansioso, mentre oltre il 42% ha chiesto ai chatbot consigli su decisioni importanti. A questo uso problematico dell’intelligenza artificiale si aggiungono le dipendenze digitali, che interessano fino al 20% dei giovani e provocano alterazioni cerebrali simili a quelle riscontrate nelle dipendenze da nicotina. Un tema sensibile è anche quello della crescita di cyberbullismo e violenza online, in aumento anche tra i giovanissimi (+26% tra 10 e 13 anni): le vittime corrono infatti un rischio triplicato di ideazione suicidaria. Disagio emotivo e aggressività rientrano tra le conseguenze di un’esposizione precoce e incontrollata a contenuti violenti o sessualmente espliciti: in particolare, l’esposizione precoce alla pornografia online è una realtà in crescita, che si associa sempre più di frequente a comportamenti sessuali a rischio.
“Ogni anno in più senza smartphone è un investimento nella salute del bambino”, ha sottolineato Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di pediatria. Cosa fare, quindi, per ridurre l’impatto del digitale nella quotidianità di bambini e adolescenti? Non basta impedire l’accesso autonomo a Internet prima dei 13 anni. Lo smartphone personale non deve arrivare prima del compimento dell’età digitale, in modo da prevenire difficoltà nello sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale: andrebbe posticipato anche l’accesso ai social media, idealmente fino ai 18 anni. Importante anche rinunciare ai dispositivi durante i pasti e prima di andare a dormire. Niente cellulare anche a scuola, come già disposto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito: lo stesso ministro, Giuseppe Valditara, a margine del Salone dello studente a Roma ha invitato i presidi a non riconsegnare il cellulare agli studenti durante l’intervallo, poiché «serve una camera di decompressione, il telefono crea dipendenza». Come suggeriscono i pediatri e gli esperti del digitale, tuttavia, non sarà solo un divieto a fare la differenza: valorizzare attività all’aperto, sport, lettura e gioco creativo, ed essere presenti, attenti e partecipi nella vita dei più piccoli è il punto di svolta fondamentale. “Ogni ora passata davanti a uno schermo è un’ora sottratta al gioco, allo sport, alla creatività. Non serve demonizzare la tecnologia, ma insegnare a usarla con misura e consapevolezza. Più esperienze reali, meno digitale non supervisionato: è questa la vera sfida educativa di oggi.”
[b.m.]


