Il fascino senza tempo di “Ballo al Savoy” torna a brillare al Teatro Rossetti

20 giugno 2026 – ore 09:00 – Ha debuttato ieri al Teatro Rossetti di Trieste Ballo al Savoy, uno tra i titoli più originali e moderni del repertorio operettistico. Un appuntamento particolarmente significativo se si considera che, nell’ambito della lunga tradizione del Festival dell’Operetta, questo lavoro è stato rappresentato in città soltanto due volte negli ultimi cinquant’anni. Una sorte curiosa, simile a quella del suo autore, Paul Abraham, compositore ungherese di straordinario talento, la cui esistenza fu segnata da eventi drammatici. Costretto a lasciare l’Europa dall’avanzata del nazismo, Abraham conobbe negli Stati Uniti anni difficili, segnati da problemi psichici e da lunghi ricoveri. La sua parabola umana contrasta profondamente con il carattere scintillante delle sue opere, nelle quali la leggerezza e il divertimento convivono con una sorprendente modernità musicale.

Proprio Ballo al Savoy, che debuttò nel 1932, rappresenta uno dei vertici della sua produzione. La partitura si distingue infatti dai canoni tradizionali dell’operetta viennese, grazie all’inserimento di ritmi allora modernissimi come foxtrot, tango, paso doble e sonorità jazzistiche, che stavano conquistando l’Europa e trasformando il teatro musicale. In Ballo al Savoy Abraham riuscì a fondere l’eleganza dell’operetta classica con le nuove tendenze della musica da ballo, creando un’opera brillante, raffinata e irresistibilmente dinamica.

La vicenda si sviluppa, come spesso accade nella piccola lirica, attraverso una girandola di equivoci sentimentali, sospetti tradimenti e colpi di scena. Al centro dell’intreccio troviamo il Marchese Aristide di Faublas e la moglie Maddalena, la cui luna di miele viene presto turbata da malintesi e tentazioni. Intorno a loro ruotano personaggi irresistibili come la compositrice jazz Daisy Parker e l’eccentrico Mustafà Bey, protagonisti di situazioni comiche che culminano nelle atmosfere eleganti e frenetiche del celebre Hotel Savoy.

La nuova produzione vede protagonista Mathia Neglia nel ruolo del Marchese Aristide di Faublas, affiancato da Veronika Foia nei panni di Maddalena, Marzia Postogna nel ruolo della brillante Daisy Parker, Ilaria Zanetti nei panni di Tangolita, Gualtiero Giorgini nel ruolo di Arcibaldo, il cameriere di Aristide, Julian Sgherla nei panni del giovane avvocato Celestino Formand e l’immancabile Andrea Binetti nel ruolo del travolgente Mustafà Bey, ruolo che, nell’edizione del 1976, fu dell’indimenticabile Sandro Massimini.

Dal punto di vista dell’allestimento, la produzione ha proposto una scelta sicuramente originale. Al posto di scenografie elaborate ha collocato l’orchestra al centro del palcoscenico. Soluzione che ha valorizzato il ruolo della musica, ma che ha inevitabilmente limitato lo spazio a disposizione dei balletti e dei movimenti d’insieme. La sovrapposizione di orchestra, cantanti e corpo di ballo talvolta ha finito per creare una sensazione di eccessivo affollamento. Nonostante questo, lo spettacolo ha saputo conquistare la platea, anche grazie alla trascinante partitura musicale di Abraham, le doti canore e la simpatia dei protagonisti, i balletti ed i costumi scintillanti, della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Il pubblico triestino ha dimostrato ancora una volta il suo profondo affetto per l’operetta, tributando calorosi e prolungati applausi a tutti i protagonisti ed in particolare ad Andrea Binetti, autentico beniamino degli appassionati del genere.

A quasi un secolo dalla sua creazione, Ballo al Savoy conserva intatto il suo fascino. In un’epoca spesso dominata da tensioni e preoccupazioni, questa operetta rappresenta un autentico invito alla spensieratezza, capace di conquistare gli spettatori con la sua ironia, eleganza ed il suo sorriso contagioso.

Articolo di Silvia Fatur

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