12.09.2025 – 07:01 – Nonostante le molteplici crisi in corso – geopolitiche, logistiche e ambientali – le esportazioni del Friuli Venezia Giulia sono aumentate del 6,6% a confronto col 2024. Si tratta di un totale di 10,5 miliardi di euro, comparati coi 9,9 miliardi del 2024. Trieste nel primo semestre è schizzata a un +65,8% (tuttavia, considerando i problemi insorti tra maggio e giugno occorrerebbe considerare il lungo periodo), Udine è salita del 3,1%, Pordenone del 5,5% e Gorizia è stata l’unica in calo (-64%).
La Germania è tornata ad essere bacino di mercato con un massiccio +92,2%, seguito dagli Stati Uniti (+12,8%). Se i numeri sembrano alti, ciò non deve sorprendere, perché si tratta di commesse della cantieristica navale. Allo stesso modo risulta in calo la Gran Bretagna (-60,4%).
I numeri rimangono comunque molto alti nel panorama nazionale: il FVG viene superato solo da Lazio (+17,4%), Toscana (+11,8%) e Abruzzo (+10,1%).
L’export secondo Ires Friuli Venezia Giulia
L’analisi Ires FVG, basata su dati Istat, svela pertanto un panorama in apparenza bizzarro: in un quadro di generale difficoltà, l’export sale. Se è vero che nella prima metà dell’anno l’alleanza 2M ancora teneva, in realtà la ragione è un’altra. La causa risiede infatti nelle commesse legate alla costruzione delle grandi navi a Monfalcone. La cantieristica, come è noto, per il gigantesco volume di traffici capace di generare può alterare significativamente i dati, gonfiando l’export. Non se ne può negare l’importanza, ma nel contempo occorre ricordare come siano commesse passate e tali dunque da non riflettere l’economia attuale. La cantieristica navale pertanto è salita da 1,7 a 2,3 miliardi, con un +35,8%. Crescono meccanica strumentale (+8,8%), mobili (+7,4%), alimentari e bevande (+12%) e apparecchi elettrici (+12,7%). Stabile la metallurgia (-2,2%). Diminuiscono computer e apparecchi elettronici e ottici (-62%).
Le importazioni invece restano stabili (-0,4%), con un avanzo commerciale in crescita a 5,1 miliardi (+15%).
[z.s.]


