La storia di Nicholas Conte d’Hamilton, lo scozzese che rese grande Trieste

10.05.2025 – 07.01 – La storia non è stata gentile coi primi pionieri di Trieste, con quei personaggi peculiari – un po’ avventurieri, un po’ cialtroni – che nondimeno resero grande la città. Oggigiorno infatti quando il pensiero corre alla Trieste settecentesca, solo i nomi degli Asburgo risuonano dalle pagine della storia: Carlo VI, Maria Teresa, Giuseppe II… Eppure furono gli intendenti e gli ufficiali di nomina reale ad applicare, nel concreto, editti e dettami dei sovrani. Se persiste la memoria di Karl von Zinzendorf, la figura di Nicholas Conte d’Hamilton è stata invece dimenticata.
La casata degli Hamilton, oggetto di un solitario studio di Kenneth Baker, proveniva dalla Scozia: James (Jacob) Hamilton, a metà seicento, fu il primo a scegliere di emigrare da Abercorn, tra le Highlands, nell’Europa continentale per sfuggire alle persecuzioni religiose. Nobile e pertanto militare, James Hamilton entrò al servizio di Leopoldo I d’Austria, acquisendo il titolo di Conte del Sacro Romano Impero. Il figlio Giovanni Andrea Hamilton intraprese a propria volta la carriera militare, combattendo per il Principe Eugenio di Savoia contro i turchi; e fu colui che riportò a Vienna la notizia trionfale della liberazione di Belgrado dagli Ottomani nel 1717.
Nicholas Hamilton fu il primo della famiglia a staccarsi da questa tradizione guerresca, preferendo invece intraprendere la carriera pubblica nell’Amministrazione statale austriaca. Hamilton, quando giunse a Trieste nel 1750, rivestiva già la carica di Consigliere Aulico della Rappresentanza e della Camera dell’Austria Inferiore, oltre ad una lunga serie di titoli nobiliari legati alla gestione dei possedimenti austriaci. Hamilton doveva essersi distinto con onore nel proprio ruolo di funzionario, perché l’imperatrice Maria Teresa, così attenta alle necessità della città, lo nominò a metà settecento “Capitano Civile e Comandante Militare della Città e Fortezza di Trieste” oltre che “Supremo Intendente Commerciale del Litorale Austriaco“. Pertanto si verificò, nel caso di Hamilton, un accentramento di poteri inusuale nella gestione degli affari austriaca: la sua nomina a Trieste gli conferiva mano libera nell’amministrazione cittadina, da lui condotta per quattordici anni consecutivi. Il volto dell’odierna Trieste deve pertanto molto a questo ‘oriundo scozzese’ che trasformò in realtà i sogni teresiani.

Quando Hamilton giunse a Trieste, nel 1750, fu il primo Capitano ad abbandonare la residenza fortificata di San Giusto: l’animo illuminista del conte aborriva quegli ambienti bassi e cupi di secoli prima e preferì, a sue spese, soggiornare a Palazzo Marenzi, in piazza Grande. Una città quale Trieste, stretta tra un patriziato in larga parte morente e un nuovo ceto di mercanti, bottegai e avventurieri di ogni genere, vide nel Conte la prima figura non solo nobile, quanto ‘ricca’ della città: Hamilton era forse povero per gli standard di Vienna, ma era straordinariamente abbiente per una città ‘ancora tutta da fare’ quale Trieste. Hamilton portò a Trieste una ventata di modernità rococò: sua l’idea del ‘Casino’ per l’élite cittadina, su modello dei club londinesi; sua la trasformazione del Palazzo Civico nel Teatro di San Pietro; sue le feste e i banchetti di gusto europeo a palazzo Marenzi; sua infine la prima ghiacciaia della città. Tutt’oggi Hamilton viene ricordato proprio per questo genere di sfoggi, in particolare perchè fu il primo cittadino ad avere una propria carrozza privata.

Eppure Nicholas conte d’Hamilton ebbe un ruolo molto più serio nella vita cittadina: a lui si deve, ad esempio, le pratiche per le fontane di Mazzoleni, a partire da quella dei Quattro Continenti; per la costruzione dell’acquedotto teresiano; per l’acquisto dei terreni del Borgo dei SS. Martiri, al di fuori di Cavana, ovvero quanto diverrà il borgo Giuseppino; per la costruzione del molo teresiano, presso l’odierna Lanterna.
A livello di economia cittadina Hamilton promosse le coltivazioni di gelsi a Montebello e Roiano, onde aver a Trieste fabbriche per bachi da seta; e resuscitò l’industria tipografica giuliana, convocando dai territori tedeschi appositi tipografi. A un livello più aneddotico Hamilton fu il primo a imporre che i vini avessero il ‘certificato d’origine’; e fu anche il primo a promuovere a Trieste un corpo di pompieri.
Il lascito maggiore di Hamilton rimane l’Editto Politico di Navigazione Mercantile, del 1774: uno straordinario corpus di leggi elaborato dall’Intendenza Commerciale  dove veniva regolato il traffico marittimo a Trieste. Corretto e modificato, nondimeno l’Editto rimase in vigore fino al crollo dell’impero, nel 1918.

Uomo meticoloso e attento ai dettagli (Kennet Baker scrive che si preoccupava anche di minime cose come la pulizia delle strade e il pane per i poveri), Hamilton personificava quel ‘servitore dello stato’ caratteristico del settecento: razionale, educato e come ricorda Karl von Zinzendorf ricco di humor (“la gayete du Comte Hamilton“).

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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