Incendio al campeggio. Tra bombole esplose, residenze stabili e sicurezza carente, un disastro annunciato?

02.05.2025 – 17.20 – L’incendio divampato nel campeggio davanti all’obelisco di Opicina nel tardo pomeriggio di ieri 1 maggio non ha causato, fortunatamente, vittime, ma ha lasciato dietro di sé una lunga scia di interrogativi. Le fiamme, che hanno generato una colonna di fumo visibile da buona parte della città di Trieste e del Carso, sono partite da un mezzo abitativo e si sono propagate rapidamente, coinvolgendo almeno tre roulotte, due automobili, uno scooter e numerosi elettrodomestici. Due le persone coinvolte: un uomo con ustioni lievi e una donna ricoverata in stato di shock. Grazie all’assenza di raffiche di vento e al pronto intervento, l’incendio è stato contenuto, ma le operazioni di spegnimento sono comunque durate oltre un’ora, impiegando numerosi mezzi. Si sono concluse definitivamente nella mattinata di oggi, 2 maggio. Sul posto sono intervenute squadre dei Vigili del Fuoco di Trieste, con rinforzi da Monfalcone, supportati da Polizia, Carabinieri e Corpo Forestale. Ma dietro il fatto di cronaca si cela un contesto di potenziali criticità strutturali e gestionali che richiedono un’attenzione immediata da parte delle autorità competenti.

Una scintilla evitabile. Secondo diverse testimonianze raccolte sul posto e confermate da fonti giornalistiche, l’origine del rogo sarebbe da attribuire a una friggitrice a olio, sulla quale l’uomo ferito avrebbe versato dell’acqua, provocando un’immediata fiammata. Altre versioni parlano invece di una griglia accesa e di un piccolo fuoco sfuggito al controllo. In entrambi i casi, il denominatore comune è l’imprudenza: assenza di presidi di sicurezza, nessun intervento tempestivo da parte degli altri presenti. Neanche un estintore? A peggiorare il quadro, alcune fonti parlano della possibile alterazione alcolica del soggetto coinvolto, fatto che — se confermato — aggraverebbe ulteriormente la sua posizione e potrebbe configurare una responsabilità colposa nella dinamica dell’incendio. Esplosioni in serie, quindi, con troppe bombole, scarsezza di controlli?
Il dato più inquietante emerso riguarda la presenza di numerose bombole di gas GPL, alcune delle quali sarebbero esplose durante l’incendio. Questo elemento riporta sotto i riflettori la questione della sicurezza nei campeggi, soprattutto in presenza di strutture fisse o semimobili abitate tutto l’anno, che tendono ad accumulare gas, materiali combustibili e impianti di fortuna.

La normativa italiana impone regole severe per l’installazione e l’uso delle bombole in aree pubbliche o ricettive: quantità e distanze minime, obblighi di manutenzione e controlli periodici. Ma a Opicina qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. Resta da chiarire quante bombole fossero presenti nel campeggio e in quali condizioni; se vi fosse un piano antincendio aggiornato; quali controlli di prevenzione fossero stati effettuati e con quale frequenza. Un campeggio per turisti… o per residenti dimenticati?
Il campeggio non ospita solo visitatori di passaggio. Diverse fonti confermano che molti dei presenti erano residenti permanenti: persone che vivono lì stabilmente per necessità economiche, scelta personale o mancanza di alternative abitative. Tra le strutture distrutte vi sono roulotte di residenti stanziali, che hanno perso tutto. Questo solleva un problema che va oltre la cronaca e diventa sociale: è sostenibile la residenza stabile in una struttura ricettiva pensata per la villeggiatura? E se sì, quali obblighi di sicurezza e tutela devono essere garantiti?
Le persone che vivono nei campeggi hanno accesso alle stesse tutele dei residenti urbani? Sono previsti piani di evacuazione, manutenzioni certificate degli impianti, controlli sanitari o verifiche sulla stabilità delle strutture? Si tratta, quindi, di più di un incidente isolato.
L’incendio del campeggio è il sintomo di un sistema che tollera l’ambiguità tra ricettività turistica e residenza povera, tra norme antincendio sulla carta e realtà vissute ai margini del controllo. In una città che ambisce a essere capitale scientifica ed europea, e ad attrarre turismo di alto livello, è inaccettabile che decine di persone vivano accanto a bombole di gas esplosive, senza garanzie di sicurezza e senza voce. Quel che dovrebbe far riflettere maggiormente l’opinione pubblica è il fatto che, molto probabilmente, alcune delle persone coinvolte — in primis quelle che hanno perso tutto — ora non sapranno come affrontare la loro situazione personale e, davanti alla Legge, dovranno difendersi più di quanto farebbero i “residenti del Silos” che potenzialmente hanno le stesse problematiche.

Oggi la tragedia è stata evitata. Ma domani, potrebbe non bastare un’ora per spegnere le fiamme, e i danni potrebbero essere ben più gravi. Nel frattempo, il campeggio è rimasto operativo, nonostante l’area interessata sia stata transennata. Alcuni presenti riferiscono un’atmosfera di forte tensione e una sensazione di disorganizzazione, soprattutto nelle ore immediatamente successive all’incendio. Se la chiusura della struttura non è stata disposta, significa che le condizioni attuali sono considerate sicure. Resta ora da vedere se, con l’imminente apertura della stagione turistica, le autorità competenti attueranno un piano di comunicazione e controllo per evitare situazioni potenzialmente fuori legge.

[f.f.][foto: Vigili del Fuoco]

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