05.04.2025 – 07.01 – Scorrendo i giornali si avverte a volte l’impressione che l’intelligenza artificiale venga citata a sproposito; un po’ tutti ne parlano, ma è difficile giudicare se davvero conoscono l’argomento. Una nuova ricerca condotta su 1200 tra programmatori e in generale colletti bianchi attivi nel settore hi-tech tra Stati Uniti e Gran Bretagna ha confermato quest’iniziale impressione: Pluralsight, la compagnia autrice della ricerca, ha infatti scoperto che il 79% dei lavoratori in questione finge di conoscere l’IA molto più approfonditamente di quanto effettivamente sappia. E i dirigenti? Sono spesso ancora più bugiardi; la ricerca ha infatti scoperto come il 91% dei dirigenti finga di avere conoscenze sull’IA. È anche vero – la ricerca di Pluralsight non manca di humor – come gli stessi dirigenti stiano offrendo corsi dove imparare a utilizzare gli strumenti dell’intelligenza artificiale. Nonostante tanto i lavoratori quanto i quadri sappiano di mentire sulle proprie conoscenze dell’IA, entrambe le categorie sono convinte di avere le necessarie competenze onde utilizzare questi strumenti nel lavoro di ufficio di ogni giorno. Si tratta di una percezione potenzialmente pericolosa, perchè rientra nell’effetto Dunning-Kruger; meno si conosce un argomento, più ci si sente competenti su di esso.
“Se è questo il caso, allora c’è probabilmente una larga percentuale della forza lavoro convinta di avere maggiori competenze nell’utilizzo dell’IA di quanto effettivamente possieda; questo perchè non hanno studiato l’argomento a sufficienza da “sapere di non sapere” ha commentato Pluralsight, nella propria ricerca.
L’eccezionale confusione che tutt’oggi regna, specie sui media, a proposito dell’intelligenza artificiale è bene sintetizzata da un altro punto della ricerca: i dirigenti chiedono infatti che i propri dipendenti conoscano gli strumenti dell’IA, ma nel contempo reputano “pigri” coloro che li utilizzano. L’indagine statistica ha infatti dimostrato come il 95% dei quadri nel campo delle tecnologie ritenga le competenze IA cruciali per la sicurezza sul lavoro, ma oltre la metà di costoro (73%) e il 61% della stessa forza lavoro ritiene che utilizzare intelligenza artificiale generativa in supporto del proprio lavoro possa essere considerata “pigrizia” dall’azienda. Questo genere di ragionamenti contradditori sembra aver portato negli Stati Uniti e nel Regno Unito all’utilizzo di un’intelligenza artificiale ‘ombra’; molti la utilizzano, ma si preferisce evitare di comunicarlo direttamente. Spesso non c’è urgenza nell’adottare strumenti di IA… Perchè sono già in uso. Questo atteggiamento si sta rivelando problematico nel caso dei programmatori, perchè spesso sono applicazioni che hanno evidenti rischi per la sicurezza, i cui bug e difetti vengono poi incorporati all’interno di delicate architetture di sistema.
La situazione – unica nel suo genere, perché tanto l’adozione del personal computer, quanto la rete Internet non aveva generato simili problemi – si affianca alla generalizzata percezione che l’IA rimpiazzerà il proprio lavoro. Ne era convinto il 90% dei rispondenti all’indagine di Pluralsight, nonostante la maggior parte di loro utilizzi già strumenti di IA nel proprio lavoro di ogni giorno. Sotto il profilo invece di utilizzare l’IA in via ufficiale, in appositi progetti, attraverso ad esempio chatbot o assistenti virtuali, si scopre all’improvviso come reali esperti di IA siano straordinariamente rari. Due aziende su tre in media abbandonano i propri progetti IA, proprio perchè non trovavano specialisti in grado di realizzarli. Sebbene la ricerca sia stata condotta nei paesi anglofoni, tra i primi ad adottare l’IA, alcuni ragionamenti valgono anche per l’Italia; viene in mente l’omertà sull’effettivo utilizzo dell’IA e il suo utilizzo ‘modaiolo’, lontano da un’effettiva competenza sulla materia.
[z.s.]


